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10 anni di cinguettii: buon compleanno Twitter!

In queste ore l’hashtag #LoveTwitter fa tendenza. E non potrebbe essere diversamente, perché Twitter compie dieci anni e fa di tutto per sottolinearlo, compreso mettere un avviso nella linea del tempo di tutti gli utenti delle sue app:

“Grazie. È il decimo compleanno di Twitter ma vogliamo festeggiare voi Tutti i giorni, in tutto il mondo, le persone si collegano in diretta su Twitter – l’impatto è stato incredibile. Grazie” da qui ai prossimi 10 anni”.

Twitter è nato per gioco, come sottoprodotto di Oreo, azienda di podcast californiana. Il consiglio di amministrazione, fatto da ragazzi come è ovvio per una startup, si mise a fare brainstorming “forzato” per un giorno intero fino ad arrivare ad avere una idea. Jack Dorsey, Evan Williams, Biz Stone e Noah Glass, ciascuno con contributi e meriti diversi, crearono il sistema di messaggistica da 140 caratteri, venti più degli sms tradizionali.

Se si fa un po’ di storia sopra lo “short message system”, quegli sms di messaggistica privata che stanno per morire a causa soprattutto delle chat e messaggerie online stile Whatsapp, iMessage e Telegram, bisogna ricordare un particolare. Quando qui in Europa venne disegnato lo standard dei GSM gli Sms dovevano essere un sistema di servizio per fare brodcast di informazioni utili ad esempio per il meteo o informazioni simili. Furono alcuni utenti a reingegnerizzarlo come meccanismo di comunicazione diretta, creando la più grande fonte di guadagno per gli operatori di telefonia mobile.

Stesso vettore, ma con il verso opposto: Twitter nasce come sms però rivolto a tutti, in broadcast. L’azienda, che ha vita un po’ travagliata e definisce l’eccezione alla regola quasi invincibile del fallimento delle startup (perché statisticamente è più facile che la startup fallisca che non che vada da qualche parte: pensateci prima di ipotecare la casa dei nonni), aveva voglia di comunicare. Fare “tweet” all’inizio era un modo per continuare in altre vie il podcasting. Tra l’altro, Twitter (che si doveva chiamare come Flickr “twttr”) non ha mai chiarito fino in fondo la sua direzione. Sta spuntando solo adesso la pubblicità, la riorganizzazione della linea cronologica dei tweet, altre minuzie tra cui l’ipotizzata rottura del limite dei 140 caratteri (o almeno l’ottimizzazione della parte dei link).

Dove vuole andare però Twitter? Non lo sa probabilmente neanche Jack Dorsey, il più carismatico tra i suoi fondatori (quello che ha avuto buona parte dell’idea originale e che ha fatto fuori un paio di soci, a parire da Noah Glass) e se lo stanno cominciando a chiedere molti investitori che vedono in Twitter un unicorno entrato in Borsa che adesso dovrebbe cominciare in qualche modo a produrre ricchezza.

twitter 10 anni

Per adesso produce “cinguettii di uccelli”, tweet che in inglese però vuol dire anche “serie incomprensibile di lettere e numeri”. E ne produce talmente tanti che sta continuando a rompere qualsiasi record. Da quel marzo del 2006 in cui è nato per esperimento sino al 2010 quando è veramente diventato visibile a livello mondiale, oggi Twitter macina milioni di messaggi “concorrenti”, in parallelo, che devono essere presi, registrati, inviati a tutti gli utenti che seguono quel particolare utente. Sotto l’apparente semplicità di servizi come Twitter (ma anche buona parte di Facebook) c’è una complessità e un continuo lavoro di ottimizzazione dietro le quinte che molti non cominciano neanche a realizzare.

A prescindere da chi abbia dato vera popolarità a Twitter, dal numero di star che lo frequentano, dagli iscritti, dalla pubblicità, dal record di tweet nello stesso secondo (la messa in onda da parte della tv giapponese di Laputa – Castello nel cielo di Hayao Miyazaki), bisogna riconoscere al terzo social network del pianeta di essere profondamente originale e uguale a se stesso (cosa che non è necessariamente un male. Anzi!

Twitter ha ridefinito la nostra idea di social media, ha ibridato la forma di flusso con la portabilità estrema, ha lavorato molto sul tema della condivisione di contenuti generati da altri soggetti e condivisi da altri utenti ancora, e ha avvicinato il concetto di flusso di notizie alla vita quotidiana delle persone. Per alcuni Twitter è sostanzialmente un’agenzia stampa che “batte” i titoli delle notizie, da approfondire poi in rete. Per altri è fonte di gossip, per altri ancora di foto magari di torte e di gattini. Per altri ancora non si sa: questo è il bello di avere mezzo miliardo di clienti: non sai mai cosa vogliono veramente. Dei spiegarglielo tu. Cosa che Twitter fa in maniera eccellente da dieci anni a questa parte.

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