“Space Race” è un vecchio cabinato arcade di Atari, presentato nel luglio del 1973, successore di Pong. Lo scopo del gioco (in bianco e nero e grafica molto spartana come era possibile all’epoca) era quello di attraversare lo schermo (dal basso verso l’alto) con una nave spaziale, evitando ostacoli che scorrono in orizzontale.
Il gioco riscosse poco successo ed esiste un numero limitato di alcuni di questi cabinati che avevano la peculiarità di essere realizzati con un futuristico design in vetroresina.
Un team noto come “Retro Collective” ha ricreato la variante limitata di questo cabinato partendo da un modello 3D. È stato individuato il proprietario di uno di questi cabinati (un collezionista di giochi arcade vintage ed ex dipendente di Microsoft), e quest’ultimo ha fornito una grezza scansione 3D, eseguita con un iPhone sfruttando un’app per lo scanner LiDAR denominata “3D Scanner”. App come questa catturano informazioni sulla profondità attraverso processi guidati, permettendo di creare modelli 3D in tempo reale monitorando la profondità dell’ambiente.
È possibile effettuare una scansione 3D con l’iPhone aprendo un’app dedicata (es. Lidar Scanner 3D o Polycam), puntando il telefono verso l’oggetto o l’area da scansionare e muovendosi lentamente mentre l’app cattura i dettagli. Per risultati migliori bisognerebbe trovarsi in un ambiente ben illuminato, mantenere la mano ferma. Dopo la scansione è possibile modificare, esportare e condividere il modello 3D in vari formati.
Dopo avere ottenuto il modello 3D, è stato possibile affinare quest’ultimo e ricostruire il cabinato, tenendo conto delle misure, dimensioni, proporzioni, spessore e aspetti vari dell’originale. Gli elementi da stampare in 3D sono stati divisi in oggetti più piccoli (un totale di 120 parti) ottenuti con l’acido polilattico, comunemente noto come PLA, economico e utilizzabile per un’ampia varietà di applicazioni.
I vari pezzi stampati sono stati poi assemblati incastrando e incollando sezioni man mano più grandi fino ad ottenere l’involucro completo, tenuto fermo all’interno con nastro per legatura in fibra di vetro. L’esterno è stato completo con materiali e resine che hanno consentito di ottenere l’effetto sabbiato e un colore glitterato molto simile al materiale originale.
Per i componenti elettronici è stato usato un monitor CRT in bianco e nero di Sony usato per videosorveglianza e con ingresso composito, non molto diverso da quello usato all’epoca da Atari. Anche i joystick sono stati ricreati in 3D ottenendo periferiche di input molto simile alle originali. Sono state inserite le gettoniere, applicato un vetro sul pannello frontale con tanto di vetrofanie ricreate come quelle originali, fissato il monitor all’interno, ecc. Per l’emulazione (molto semplice poiché si tratta di uno dei primissimi sistemi arcade) è stato sfruttata la piattaforma MiSTer Multisystem che utilizza una FPGA ed offre diversi vantaggi (latenza) rispetto a un emulatore come il MAME (con l’FPGA tutti i circuiti lavorano in parallelo, audio, video, controller sono interconnessi a livello hardware).
I video che alleghiamo saranno graditi da chi ha vissuto negli anni ’70 e ’80 e ha giocato almeno una volta con un cabinato arcade di quelli che si trovavano nelle sale giochi, titoli che hanno fatto la storia del genere, semplici rispetto a quelli incredibilmente complessi di ora ma non per questo meno coinvolgenti, e senza i quali gli attuali non sarebbero mai nati.
A questo indirizzo trovate un nostro articoli con suggerimenti su come usare lo scanner LiDAR di iPhone.