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Per CLUSIT la sicurezza nel mondo IT non esiste, ma c’è una speranza

Quando eravamo piccoli ci hanno insegnato a guardare a destra e a sinistra prima di attraversare: oggi invece per CLUSIT l’utente medio naviga in internet come fosse sul bordo di una strada, bendato e su un pattino a rotelle.

Sostanzialmente è questo il succo dell’anteprima del rapporto sulla sicurezza informatica odierna: non una visione pessimistica, ma un mero riscontro dei dati che hanno visto il 2016 come il peggior anno in assoluto e una tendenza che non farà che salire, se non facciamo qualche cosa di concreto.

Una visione triste e preoccupante, che (troppo) spesso gli utenti ignorano, ma che sta diventando un business molto redditizio e una industria organizzata, stabile e in crescita.

Ma vediamo nel dettaglio che cosa intendiamo.

CLUSIT, chi è chi

CLUSIT è l’Associazione Italiana senza fini di lucro per la Sicurezza Informatica, che annovera tra le proprie file alcuni dei migliori esperti di sicurezza informatica italiani, ognuno specializzato nel proprio settore. E proprio oggi, a Milano, c’è stata la presentazione del rapporto sulla sicurezza del 2016, con una anteprima dei temi più scottanti.

Temi che saranno dettagliati nel Security Summit, una manifestazione dedicata alla sicurezza delle informazioni, delle reti e dei sistemi informatici che, da anni, appassiona i partecipanti con contenuti e approfondimenti sull’evoluzione tecnologica del mercato, che si terrà a Milano (14 – 15 – 16 Marzo) a  Roma (7 – 8 Giugno) e a Verona il 4 Ottobre con interventi dal vivo, seminari tecnici e incontri a tema sempre sulla sicurezza.

Andrea Zapparoli Manzoni (Senior Manager della divisione Information Risk Management di KPMG Advisory), Alessio Pennasilico (Obiectivo Technology), Davide Del Vecchio (responsabile Cyber Security di una delle più grandi aziende IT Italiane) e Stefano Buttiglione (Security Service Line Manager di Akamai Technologies) hanno elencato dati e statistiche avvenuti nel 2016 in merito alla cybersicurezza, diversificando i dati per regioni, per tipologia di utenze o business, e anche tipo di attacchi.

CLUSIT

Un argomento piuttosto scioccante da ascoltare, che diventa raccapricciante di fronte a numeri, onestamente, allarmanti: oggi il cyber crimine non è solo una piega della società, ma un vero e proprio business che sfocia in molti ambienti, non ultimo quello che ha coinvolto le ultime elezioni americane.

Un business che, giusto per fare un esempio, è pari in Germania all’1,8% del PIL dello stato, un valore allarmante quando di solito incrementi dello 0,2 o 0,5% possono far promuovere o far cadere teste nelle alte sfere di potere.

In pratica centinaia di migliaia di Dollari, Euro o Bitcoin che circolano al di fuori delle sfere di competenza del governo, delle tasse, della legalità e che spesso diventano irrintracciabili nel giro di pochi minuti o ore, arricchendo persone e distruggendone altre.

E le statistiche sono impietose perché sono in aumento, con valori diversi in base alla tipologia di attacco, al modus operandi e al settore a cui sono mirati (solo geograficamente sostanzialmente possiamo vedere una uniformità, se si escludono i paesi più poveri come quelli africani laddove non avrebbe senso fare operazioni, dato che non ci sarebbero i fondi, a meno che tali operazioni non siano a sfondo politico).

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