la FIMI vuol portare in tribunale in Italia PirateBay

PirateBay potrebbe affrontare un processo anche in Italia. La FIMI vuole portare in tribunale il sito Torrent svedese per infrazione ai diritti di produttori di musica. L’avvocato di PirateBay: «Nessun reato compiuto sul suolo italiano»

Per PirateBay si profila un caso giudiziario in Italia? Secondo quanto riferisce all’€™agenzia IDG Enzo Mazza, il presidente della FIMI (Federazione dell’€™Industria Musicale Italiana), la prospettiva di un’€™azione legale nel nostro paese per Peter Sunde Kolmisoppi, Fredrick Neij, Carl Lundstrom e Gottfrid Svartholm Warg, è concreta.

La vicenda parte dal ben noto ‘€œsequestro dell’€™IP’€ ordinato dal procuratore della Repubblica di Bergamo Giancarlo Mancusi. Il magistrato, nel contesto della vicenda che aveva toccato un altro sito indice Torrent italiano, aveva disposto che i fornitori di accesso italiani impedissero agli utenti di raggiungere PirateBay, cancellando dalla tabella di risoluzione degli IP quello del sito svedese, questo per il fatto che PirateBay fornisce accesso a materiale pirata. La vicenda era stata risolta temporaneamente a favore di PirateBay che aveva ottenuto la sospensione del provvedimento, questo mentre Mancusi ricorreva in Cassazione che dovrebbe pronunciarsi a settembre.

«Le accuse erano le stesse che hanno portato a processo PirateBay in Svezia – dice Mazza – e se ci fosse un processo è probabile che la sentenza sarebbe la stessa». In Svezia PirateBay è stata condannata, lo ricordiamo, in prima istanza al pagamento di una salatissima multa; i responsabili dovranno scontare un anno di reclusione. L’€™obbiettivo della FIMI è quello di vedere confermata la validità  del provvedimento di sospensione perché, come spiega l’€™avvocato dalla Federazione Simona Lavagnini: «il provvedimento di sospensione di accesso ad un IP è stato già  usato per combattere la pornografia infantile e il phishing. Se non fosse possibile usarlo in connessione ad un sito straniero ci sarebbe un buco legislativo». La FIMI vorrebbe non una estradizione dei colpevoli ma una multa e un sequestro a titolo di risarcimento dei diritti di copyright violati.

«Non ci sono reati commessi in Italia da PirateBay – dice Giovanni Battista Gallus, avvocato italiano del sito svedese – siamo di fronte ad una criminalizzazione di uno strumento perfettamente legale che può essere usato anche per violare i diritti di copyright come accaduto ai tempi della videoregistrazione».

Il quartetto Svedese non ha mai ricevuto alcuna notifica da parte delle autorità  italiane in merito all’€™attività  di PirateBay