Luca Maestri al Corriere della Sera: «UE fa male all’Europa: genera incertezza nelle leggi fiscali»

Luca Maestri ribadisce al Corriere della Sera in una intervista l'aspra contrarietà di Apple alle posizioni dell'UE in materia fiscale e aggiunge: «Caso globale che genera incertezza nelle imprese»

Luca Maestri

Il caso che oppone l’Unione Europea ed Apple continua ad essere di attualità e ora in merito interviene anche il CFO di Apple, Luca Maestri. Il “tesoriere” della Mela, l’uomo che tiene, se non fisicamente certo figurativamente, in mano le chiavi della cassaforte di Cupertino da dove dovrebbero uscire i 13 miliardi in tasse arretrate non pagate, dice la UE, con un complesso meccanismo di società di cui alcune apolidi fiscalmente, usa le pagine del Corriere della Sera per presentre la sua opinione.

Dalla intervista a domanda e risposta non esce nulla di particolarmente nuovo rispetto a quanto già abbiamo appreso della posizione in materia da parte di Apple. Di fatto Maestri ripete quanto già detto da Cook nella ben nota (ed aspra) lettera con cui respingeva le conclusioni della Commissione. In particolare non sarebbe vero che Apple paga solo lo 0,005% di imposta sui profitti generati in Europa, piuttosto Apple sarebbe il maggior contribuente in tasse al mondo e negli USA, non solo in Irlanda e che in definitiva esiste un problema di sistema che si deve risolvere in merito alla opinione dell’UE su come Apple e l’Irlanda hanno gestito il loro rapporto in materia fiscale.

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Maestri, come Cook, pensa che «il caso della Commissione non è su quante tasse paga Apple, ma su dove dovrebbero essere pagate. C’è chi dice che dovremmo pagare di più, chi dice di meno, chi dice tutto negli Stati Uniti e chi dice altrove».

Secondo Maestri «Sono problemi, credo, che vanno discussi come parte di un processo legislativo. L’aliquota va decisa all’interno di ciascun Paese europeo, fra i cittadini e il governo. Quanto a dove vanno pagate le imposte, ci sono già organismi internazionali che se ne occupano, l’Ocse e molte altre ottime iniziative. C’è modo di gestire queste cose nel processo legislativo. Noi aziende ci adatteremo.  Non possiamo accettare questo tentativo di cambiare retroattivamente le leggi esistenti – dice Maestri – semplicemente perché a qualcuno una certa legge in Irlanda non piace e l’avrebbe voluta diversa. Ciò elimina la certezza della legge ed è un enorme problema in Europa»

All’intervistatore che gli porge nella parte finale dell ‘intervista la domanda che molti cittadini, anche Italiani, si saranno certamente fatti, non è strano che un normale contribuente paghi aliquote più alte di Apple o Google, Maestri risponde sempre con la necessità di guardare il problema dal punto di vista del sistema globale: «C’è una questione sulla tassazione delle imprese nel mondo. I sistemi non sono allineati a questo crea tensioni. Il nostro caso in Europa ne è l’esempio. Ma è anche vero che Apple è il più grande contribuente al mondo. Nel 2014 abbiamo riportato il 26,1% di tasse sui nostri ricavi e nel 2015 il 26,5%. Nel mondo delle imprese, queste aliquote sono piuttosto fra le più alte»