Recensione Apple iMac 21.5″ 2017: potenza video come non mai

Pochissime novità estetiche ma una riprogettazione totale sotto il cofano per il più piccolo dei grandi Mac: un comparto grafico tutto nuovo e connessioni veloci come non mai

Il nuovo iMac 21.5 ha al suo interno diverse novità, tra l’altro comuni al modello da 27” (che abbiamo recensito qui) come ad esempio la nuova architettura di calcolo basata su Kaby Lake, le nuove porte Thunderbolt 3/USB-C e anche la nuova Magic Keyboard con tastierino numerico, che però resta un accessorio opzionale e non incluso di serie.

Ma a fronte di queste abbiamo voluto testare il nuovo iMac 21.5 soprattutto per una novità che è passata un po’ in secondo piano ma che secondo noi è molto importante: parliamo della nuova scheda video, la Radeon Pro 560 con 4GB di memoria video che va a sostituire il chip video integrato Intel Iris che faceva capolino negli stessi modelli della scorsa generazione.

iMac 21.5

Il ritorno di una scheda discreta e dedicata in questo modello segna un indirizzo preciso da parte di Apple, che propone finalmente ad una fascia di prezzo più abbordabile per studenti e piccoli professionisti una macchina in grado eseguire App con importanti compiti grafici.

Pensiamo al mondo della realtà virtuale e dei visori 3D, dei giochi, del montaggio video in 4K, ma anche il mondo degli streamer, che tra YouTube e Twitch stanno, letteralmente, creando un nuovo tipo di lavoro e per i quali un iMac 27” è sostanzialmente troppo grande mentre questo, con una scheda video adeguata, può rappresentare una soluzione interessante.

iMac 21.5

iMac 21.5, Transizione morbida

Le considerazioni sul design non sono molte: il disegno è quello tipico degli iMac da oramai quattro anni, e se da un lato si tratta di un modello consolidato e che ancora non ha eguali nel mondo PC per raffinatezza, cura ed estetica in generale, è anche vero che una qualche novità non ci sarebbe dispiaciuta.

Tutte le connessioni sono nella parte posteriore, incluse le quattro porte USB-A 3.0 e le nuove due porte Thunderbolt 3/USB-C, capaci di trasportare segnali video, dati e audio.

La nuova connessione Thunderbolt 3 ma, soprattutto, USB-C apre ad una prospettiva di soluzioni nuove con adattatori, hub e altri device che permettono di ampliare molto sia le porte che le forme di comunicazione (qui la nostra recensione di un HUB Thunderbolt 3).

D’altro canto la presenza delle porte USB-A permette una transizione più facile tra i due standard, che inevitabilmente ci sarà (e non è di certo la prima per la connessione USB).

Ci sarebbe piaciuto avere almeno una presa USB frontale di qualsiasi tipo, che sicuramente avrebbe reso il Design meno performante ma allo stesso tempo avrebbe aiutato chi, come noi, utilizza moltissimi device USB al giorno.

 iMac 21.5

Potenza e colore

Il nuovo display dell’iMac 21.5 è forse la parte che più colpisce esteticamente: come per il modello da 27”, offre una luminosità eccezionale (500 nit), ottimale per esaltare giochi, fotografie, ma anche la navigazione in internet o una presentazione in PowerPoint o Keynote.

Anche i colori, grazie alla gamma cromatica P3 (sino a un miliardo di colori), sono decisamente più presenti e, rispetto al vecchio display si percepiscono guadagni soprattutto sui verdi e sui gialli.

Chi prenderà questo Mac per giocare non avrà che da lustrarsi gli occhi, tra la risoluzione 4K (4096×2304 pixel, anche se questa è abilitata solo in alcune App mentre il Finder limita a solo 2560×1440 pixel).

I set di Starcraft II con cui abbiamo giocato, posti al massimo

La nuova scheda video appare molto performante: abbiamo giocato a Starcraft II e Diablo III (qui la recensione del Negromante, l’ultima implementazione) e altri titoli più vecchi spingendo al massimo tutti i parametri, ottenendo una esperienza di gioco buona, seppure con framerate adattato alla situazione (ma nessun rallentamento visibile) e un risultato di 55.837 su Geekbench per la parte video in OpenCL, che è quasi il doppio del modello precedente (qui la nostra recensione).

Idem per la parte di calcolo puro, dove la nuova architettura Intel di settima generazione mostra i muscoli, un po’ nel calcolo da singolo core (con un guadagno di circa il 25% rispetto al modello precedente) ma soprattutto nel multicore, dove il guadagno è addirittura del 50%.

La potenza espressa emerge nei calcoli più complessi, come abbiamo fatto noi esportando diverse immagini in RAW con Lightroom o con una conversione da MKV a MP4 con HandBrake (in questo caso, ad esempio, per un film di circa due ore l’iMac ha impegato la metà del tempo di un Mac mini attuale).

Archiviazione, lasciatevi consigliare

Questo iMac, come tutta la serie nella fascia dei 21.5, presenta di default un disco interno di tipo Fusion da 1 TB, che tradotto si tratta di un disco meccanico da 5.400 rpm unito ad una unità SSD da 32 GB che macOS “vede” come un volume unico da 1 TB e decide di volta in volta, sia alle necessità che alle abitudini dell’utente, che cosa depositare sul disco meccanico e che cosa sull’unità Flash.

Nella pratica la cosa funziona, il volume è più veloce di un disco meccanico di classe pari e sostanzialmente l’utente opera in modo corretto: tuttavia la nostra opinione è che un computer come questo, con tali caratteristiche di potenza di calcolo, necessiti di un aiutino più forte, come ad esempio la scelta di una unità Flash e non di un disco fisso.

I principali rallentamenti si percepiscono nelle fasi di aggiornamento, copia e manutenzione di cartelle con elevati numeri di elementi all’interno, tutti momenti in cui il sistema di archiviazione opera con maggiore intensità.

Per questo, esortiamo i lettori a valutarne l’investimento all’atto d’acquisto (non ci risulta, ad oggi, che sia possibile eseguire una sostituzione certificata se non al momento dell’acquisto): il passaggio ad una unità Flash garantisce un incremento deciso nelle procedure più piccole, dall’avvio del sistema a quello delle App, dalla gestione dei documenti alle routine più semplici, dove il processore lavora poco e il sistema di archiviazione molto.

Ricordiamo però che le unità Flash costano di più di quelle meccaniche e che una scelta del genere propende per un sistema di archiviazione esterna (magari sfruttando appieno le porte Thunderbolt 3 o USB-C).

Un disco esterno LaCie, qui connessio via USB-C al Mac

Considerazioni

Se lo scorso modello di iMac 21.5, il primo a risoluzione 4K, ci aveva colpito per la bellezza dello schermo e per la prontezza del processore, qui tutto è stato rivisto al meglio.

Il disco fisso, adesso Fusion, è stato migliorato e con una scheda video reale (e non integrata) questo computer è in grado di rivaleggiare con il fratello maggiore da 27” per alcuni compiti, o di rappresentare una scelta molto interessante per alcune categorie di utenti che non vogliono o non possono prendere in considerazione il modello più grande.

La scheda video è di sicuro la novità più interessante, sia per l’uso interno che per il supporto a ulteriori display esterni (un monitor esterno con risoluzione 5120×2880 a 60Hz e un miliardo di colori, oppure due monitor esterni con risoluzione 3840×2160 a 60Hz e un miliardo di colori o due monitor esterni con risoluzione 4096×2304 a 60Hz e milioni di colori) ma va premiata anche l’architettura Intel di nuova generazione e le nuove e poliedriche porte Thunderbolt 3/USB-C.

Prezzo e disponibilità

I nuovi iMac 21.5” sono disponibili da questa pagina di Apple Store online: il prezzo di listino del modello provato è di 1.749,00 euro.

 

Design:
4 Stars (4 / 5)
Facilità-d'uso:
4.5 Stars (4,5 / 5)
Prestazioni:
4.5 Stars (4,5 / 5)
Qualità/Prezzo:
4 Stars (4 / 5)
Media:
4.3 Stars (4,3 / 5)

 

Pro:

  • Nuova scheda grafica discreta
  • Connessioni Thunderbolt 3 e USB-C
  • Colori più vivi

 

Contro:

  • Nessuna presa USB frontale
  • Il design risente un po’ dell’età

 

Prezzo: 1.749,00 Euro