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Recensione Mac Mini 2020 con M1: “C’è una tigre nel motore”.

Eccolo qua finalmente. Dopo avere assistito alla presentazione della nuova generazione di MacBook Air, MacBook Pro 13″ e Mac Mini, non vedevano l’ora di poter mettere le mani su uno dei nuovi modelli di Mac e sul Mini in particolare. Chi scrive ha avuto tutte le generazioni di Mac Mini, dalle vecchissime versioni PowerPC, passando poi per le varie generazioni con CPU Intel, incluso il modello presentato nel 2018 (qui la nostra recensione), quest’ultimo un compagno “fedele” e solo apparentemente “mini”, configurabile in vari modi e in grado di assolvere perfettamente i compiti più disparati. Avendo avuto tutti i modelli di Mini finora disponibili, non vedevamo l’ora di poter provare anche l’ultimo arrivato. Di seguito caratteristiche, peculiarità, impressioni e curiosità.

Confezione

Il Mac Mini 2020 arriva all’interno di una confezione di cartone non diversa dalla precedente. All’interno si trova solo il computer vero e proprio e il cavo di alimentazione (spina italiana/euro). Il Mini, come probabilmente sapete, è perfetto per chi ha già monitor, tastiera e mouse: basta attaccare questi accessori ed il computer è pronto. Si può sfruttare un qualsiasi monitor USB-C, Thunderbolt, HDMI o altri ancora usando adattatori (che è necessario acquistare a parte). Tastiera e mouse non sono inclusi; si possono acquistare gli accessori o qualsiasi mouse e tastiera Bluetooth o USB.

Recensione Mac Mini 2020 con SoC M1: “C’è una tigre nel motore”.
Il Mac Mini 2020 arriva in una scatola del tutto simile a quella del modello precedente. Mouse e tastiera NON sono inclusi: si può usare qualunque mouse USB/Bluetooth e tastiera USB/Bluetooth. Nella foto il nuovo Mini insieme al Magic Mouse, alla Magic Keyboard estesa e alla Magic Trackpad.

Dimensioni, porte, connessioni

Tolto dalla scatola il Mini misura 3,6 cm (altezza) x 19,7 cm (larghezza) x 19,7cm (profondità). Il peso è di 1,2kg. Sulla parte posteriore troviamo il connettore per l’alimentazione, la porta Gigabit Ethernet, due porte Thunderbolt / USB 4, la porta HDMI 2.0, due porte USB‑A (fino a 5 Gbps), il jack da 3,5 mm per cuffie.

Oltre alla Gigabit Ethernet 10/100/1000BASE‑T è supportata la connettività Wi‑Fi 6 802.11ax (compatibile con IEEE 802.11a/b/g/n/ac) e la tecnologia wireless Bluetooth 5.0. L’altoparlante è integrato (un minuscolo speaker che offre il minimo sindacale) e per fortuna è possibile collegare cuffie o casse esterne usando il jack da 3,5mm.

Recensione Mac Mini 2020 con SoC M1: “C’è una tigre nel motore”.
Mac mini 2018 (sotto) e Mac Mini 2020 (sopra) a confronto.

Le due porte Thunderbolt / USB 4 permettono di collegare monitor Displayport, supportano periferiche Thunderbolt 3 (fino a 40 Gbps), USB 3.1 Gen 2 (fino a 10 Gbps), periferiche Thunderbolt 2, HDMI, DVI e VGA tramite adattatori (in vendita separatamente).

Il Mini supporta simul­taneamente fino a due monitor: un monitor con risoluzione fino a 6K a 60Hz collegato via Thunderbolt e un monitor con risoluzione fino a 4K a 60Hz collegato via HDMI 2.0. L’uscita DisplayPort nativa via USB‑C funziona come uscita Thunderbolt 2, DVI e VGA (servono gli adattatori). L’uscita monitor HDMI supporta un monitor con risoluzione fino a 4K a 60Hz; è possibile sfruttare eventuali uscite DVI con un adattatore da HDMI a DVI.

Il vecchio Mini 2018 era in grado di supportare fino a tre display (due con risoluzione fino a 4096×2304 a 60Hz connessi via Thunderbolt e il terzo via HDMI 2), mentre il nuovo si ferma a due display però con risoluzione fino a 6K (a 60Hz).

In fase di ordine è possibile configurare il Mini in vari modi ma il “cuore”-chip M1 rimane sempre lo stesso. Si parte da 819,00 euro di listino per la configurazione base con 8GB di memoria unificata (un singolo pool di memoria a banda larga e bassa latenza che permette alle app di condividere i dati fra la CPU, la GPU e il Neural Engine con la massima efficienza) e l’unica possibile variazione per la memoria RAM è la scelta di 16GB. La memoria di Mac mini 2020 non è accessibile dall’utente: se pensate che in futuro potrebbe servirne di più, bisogna chiedere l’espansione al momento dell’acquisto.

L’archiviazione offerta come base è una unità SSD da 256GB ma si possono scegliere fino a 2TB di archiviazione (unità SSD da 256GB, oppure 512GB, oppure 1TB o 2TB).

Recensione Mac Mini 2020 con SoC M1: “C’è una tigre nel motore”.
Mac mini vecchio e nuovo e, sullo sfondo, il MacBook Air.

Prima accensione

Alla prima accensione abbiamo abbinato una tastiera e un mouse, scelto la lingua di sistema e le altre impostazioni di rito (iCloud, Filevault, password WiFI, ecc). Il Mini arriva ovviamente con il nuovo macOS Big Sur di serie, sistema operativo indistinguibile da quello per macchine con CPU Intel. Quello che colpisce immediatamente è l’impressionante velocità con cui è possiible avviare qualsiasi applicazione di serie, merito della nuova architettura e anche delle nuove unità SSD di serie.

Prova con applicazioni non ottimizzate

Le applicazioni compilate per funzionare nativamente con il chip M1 sono fulminee e si avviano istantaneamente. Varie software house hanno già rilasciato o stanno per rilasciare applicazioni ottimizzate o “universali”, in grado di girare sia sui Mac con CPU M1, sia sui Mac con CPU Intel. Le applicazioni per i Mac con CPU Intel non ancora ottimizzate o rese universali possono essere eseguite ugualmente grazie ad una tecnologia integrata nel sistema operativo denominata “Rosetta 2“. Sono supportate tutte le applicazioni, ad eccezione di software particolare che sfruttano tecnologie di viertualizzazione intrinseche dei processori Intel.

Il primo avvio di app non ottimizzate è più lento ma dal secondo avvio in poi non si nota più alcuna lentezza (è normale giacché Rosetta 2 deve “tradurre” le istruzioni Intel. Il primo software non ottimizzato che abbiamo installato è stato Office 2019 per Mac. All’installazione del pacchetto Microsoft il sistema operativo ha chiesto se desideravamo installare Rosetta; dopo pochi secondi Rosetta è stato attivato (non è niente di visibile: è una tecnologia “trasparente” che gira in background, richiamata all’occorrenza) consentendo l’installazione del pacchetto in modo trasparente, impiegando un po’ più del tempo normalmente impiegato per portare a termine questo tipo di installazione (per la necessità di tradurre con Rosetta varie utility eseguite dall’installer).

Recensione Mac Mini 2020 con SoC M1: “C’è una tigre nel motore”.
Esempio di messaggio che appare al primo avvio di software creato per Mac con CPU Intel

Il primo software non ottimizzato che abbiamo provato ad avviare dopo l’installazione di Office 2019 è stato Word. La prima esecuzione ha richiesto circa 20 secondi; al secondo avvio è partito in circa 4 secondi. Avviata l’applicazione non si notano differenze di velocità rispetto a quanto eravamo abituati sulla macchina con CPU Intel, anche caricando documenti con centinaia di pagine, documenti complessi con immagini e collegamenti vari. Stesso discorso con PowerPoint ed Excel: primo avvio più lento; dal secondo avvio in poi, partenza più veloce e utilizzo senza alcun problema. Stesso discorso con applicazioni di vario tipo: abbiamo provato ad eseguire Illustrator, Photoshop, InDesign e decine e decine di altri software non ancora ottimizzati ma tutti perfettamente funzionanti sul nuovo Mac con CPU M1. I software funzionano egregiamente, senza battere ciglio, in alcuni casi dando persino l’impressione di rispondere più velocemente.

Le applicazioni ottimizzate

La velocità si nota (e come!) con le applicazioni ottimizzate. Apple ha già pronte le sue: quelle della suite iWork, iMovie, Garageband ma anche Final Cut Pro X e Logic Pro. Lavorare con Final Cut Pro è un piacere e il Mini non batte ciglio a gestire filmati anche in 4K 60 fps HDR Dolby Vision, permettendo di editare e renderizzare con velocità alle quali forse è abituato solo chi usa un Mac Pro di ultima generazione. La fluidità è impressionante e fa impallidire anche un iMac 5K con Intel i5 con scheda video esterna da 2GB e 32GB di memoria RAM. Con l’editing video si riesce a lavorare con una fluidità estrema: il Mini sembra “digerire” i file 4K 60fps, come se nulla fosse.

Benchmark single-core, multi-core e con applicazioni

Cinebench

Abbiamo provato vari tool di benchmarking sul nuovo Mini. Il primo che abbiamo avviato è Cinebench R23, strumento di riferimento che consente di tenere conto di utilizzi reali nell’ambito dei software per la modellazione 3D, l’animazione, ed il rendering. Il punteggio ottenuto nei test multi-core è di 7786, superiore a quanto è possibile ottenere su un computer con Intel Xeon X5650 e di poco inferiori a quelli che è possibile ottenere con un Intel Xexon E5-2697 v2; nei test single-core il punteggio è di 1520, superiore all’Intel Core i7-1165G7 #15W e simile all’Intel Core i7-1165G7 @ 28W.

Le performance rispetto al Mac Mini i3 3.6Ghz quad-core sono praticamente pari al doppio, facendo impallidire il precedente processore usato sul modello base di mini. Usando la vecchia versione di Cinebench, non ottimizzata per CPU M1 (compilata solo per i processori Intel) abbiamo ottenuto un punteggio di 2108 nei test multi-core e 408 nei test single-core, prestazioni ancora una volta superiori al Mac Mini con CPU Intel a 3.6Ghz con un 44% di velocità in più nei test multi-core e dell’8% nei test single-core.

Geekbench

Il secondo test lo abbiamo eseguito con Geekbench, il benchmark multipiattaforma di Primate Labs che permette di valutare le prestazioni delle CPU fornendo due risultati: uno per i carichi di lavoro eseguiti su un singolo core e l’altro per quelli eseguiti sfruttando tutti i core di calcolo a disposizione. Il punteggio con Geekbench è stato di 1723 nei test single-core, e di 7561 nei test multi-score. Come termine di paragone con il Mac mini 2018 – nella variante i3 quad-core 3,6Ghz abbiamo ottenuto un punteggio di 960 nei test single-core e di 3353 in quelli multi-core. In pratica il Mac Mini con il SOC M1 offre performance, ancora una volta pari al doppio.

Aja System Test per SSD

La velocità dell’unità SSD è di ottimo livello.  La prima conferma l’abbiamo avuta con Aja System Test, utility che consente di verificare i valori di trasferimento dati dell’unità SSD interna in modalità sequenziale.  I risultati sono più che ottimi: 2121 MB/sec in scrittura e 2870 in lettura. Come termine di paragone, con il Mac Mini del 2018 avevamo ottenuto: 2.866 MB/sec in scrittura e 3.043 MB/sec in lettura. Il Mac Mini 2020 è veloce nell’apertura delle app e nei vari task richiesti: apertura e chiusura finestre, ritorno dallo sleep (istantaneo) e anche in software come Safari e Chrome si nota la differenza nello scrolling delle pagine.

Esportazione iMovie

L’esportazione da iMovie di un filmato di circa 30 minuti con transizioni e titoli vari ha impiegato 2 minuti e 9 secondi sul Mac con M1 contro i quasi 5 minuti impiegati sul vecchio Mini con Intel. Anche in Garageband si nota la differenza: l’esportazione di un file audio di 42 minuti in formato MP3 256k ha richiesto il 10% di tempo in meno rispetto allo stesso test eseguito sul Mini base 2018 con CPU Intel.

Performance grafiche

Una delle cose che finora ha fatto sempre storcere il naso agli utenti Mac Mini era l’assenza di una scheda video discreta. Con l’M1 Apple promette “la grafica integrata più scattante mai vista in un personal computer”; il SoC, infatti include una GPU evoluta. Apple spiega che trae vantaggio da anni di analisi delle applicazioni Mac, tra cui le app di uso comune e i workload professionali più impegnativi.

La GPU del chip M1 è un salto generazionale in termini di grafica integrata. Grazie ad otto core in grado di eseguire quasi 25.000 thread simultaneamente, la GPU può gestire attività estremamente impegnative con facilità, dalla riproduzione fluida di stream video 4K multipli al rendering di complesse scene 3D. Vanta un throughput di 2,6 teraflop permettendo di gestire senza problemi anche attività piuttosto complesse.

Test con Rise of the Tomb Raider e Civilization VI, due giochi NON ottimizzati per M1 (al momento disponibili solo in versione nativa per Mac con CPU Intel) evidenziando performance ancora una volta superiori a quelle che è possibile ottenere sul precedente Mac mini base: fino a 73 fps (a 1280×720 pixel) contro gli imbarazzanti 11 fps del vecchio mini, nonostante – ripetiamo – il mini con M1 emuli il codice Intel. Eseguendo test che riguardano i framework grafici OpenCL o Metal, il Mini con l’M1 è in grado di far impallidire il predecessore e anche computer Intel con processori – sulla carta – più potenti.

 

Altre caratteristiche di rilievo

Il chip M1 racchiude funzionalità come un processore ISP per la gestione di funzionalità legate al video, Il più recente Secure Enclave per la sicurezza, un controller dell’archiviazione a elevate prestazioni con hardware di crittografia AES, motori di codifica e decodifica a basso consumo ed efficienza elevata per prestazioni eccellenti, un controller Thunderbolt progettato da Apple con supporto per USB 4, velocità di trasferimento fino a 40Gbps e compatibilità con più periferiche che mai.

Come avviare app per iOS sui Mac con CPU M1 di Apple
Alcune app per iPhone avviate su un Mac con CPU M1 di Apple.

Conclusioni

La macchina può essere aperta ma in pratica non ha alcun senso: non c’è nessun componente che può essere aggiornato o cambiato. Il Mac Mini è ad ogni modo il Mac più abbordabile di Apple. È sempre stata una macchina tuttofare e con l’ultimo aggiornamento lo è ancora di più. In precedenza non avremmo mai consigliato un Mini a chi lavora con applicazioni video o altri software “impegnativi” ma ora M1 rende anche il Mini adatto a questi compiti. Il precedente modello è spazzato via su tutti i fronti.

Gli unici aspetti negativi sono: la presenza di sole due porte Thunderbolt/USB-4 (potrebbe essere necessario acquistare un hub), “limitazioni” nel numero massimo di display collegabili (2 anziché 3) e poco altro (lo speaker che offre il minimo sindacale). Per tutto il resto è una macchina velocissima, silenziosa, versatile con “muscoli” che consentono di collocarla in posti dove prima non aveva senso e non avremmo mai immaginato.

Per parafrasare una vecchia pubblicità della Esso potremmo affermare “c’è una tigre nel motore”, una macchina pronta ad offrire una velocità e una potenza che prima d’ora non avreste mai immaginato. I 16GB di memoria RAM (LPDDR4) sono il massimo che è possibile avere ma non sembrano un limite con app ottimizzate come Final Cut Pro, Logic e altre ancora. Tutti i big sono al lavoro e siamo sicuri che ne vedremo di belle. Aggiorneremo questa pagina con test specifici relativi a Photoshop e altri software ancora, man mano che avremmo modo di provarli.

La macchina parte con un prezzo di listino di 819,00 euro. Ci sarebbe piaciuto un prezzo di ingresso inferiore, anche a costo di rinunciare a qualcosa, un elemento “psicologico” che probabilmente avrebbe spinto ancora di più le vendite della piccola “tigre”.

Pro

  • Performance di altissimo livello
  • Applicazioni Intel compatibili senza problemi e in alcuni casi persino più veloci rispetto a prima
  • Ottimo rapporto prezzo/prestazioni
  • WiFI 6
  • Silenzioso
  • Possibile usare app per iPhone e iPad alla stregua di qualsiasi altra app.

Contro

  • Poche porte USB/Thunderbolt 4 rispetto al precedente modello
  • Speaker sostanzialmente inutile
  • Non sono supportate schede video esterne
  • Impossibilità di espansione oltre i 16GB
  • Nessuna possibile modifica/aggiornamento

Prezzo al pubblico

Le due configurazioni standard sono disponibili in tutti i retail e su Amazon. Per le configurazioni personalizzate occorre rivolgersi o ad Apple Store online e sul territorio o agli Apple Premium Reseller come Juice e punti vendita autorizzati con negozi in tutta Italia.

In questo momento è possibile acquistare il Mac mini su Amazon con questa offerta: Mac mini chip Apple M1 con CPU 8‑core e GPU 8‑core Archiviazione 512GB – 996 euro (-51 euro)

Ecco le configurazioni possibili:

Due modelli base.

E’ possibile personalizzare il proprio Mac mini da 256 GB aggiungendo all’ordine:

  • 230,00 euro per 16 GB di RAM
  • 230,00 per SSD da 512 GB
  • 460,00 euro per SSD da 1 TB
  • 920,00 euro per SSD da 2 TB

E’ possibile personalizzare il proprio Mac mini da 512 GB aggiungendo all’ordine:

  • 230,00 euro per 16 GB di RAM
  • 230,00 per SSD da 1 TB
  • 690,00 euro per SSD da 2 TB

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