HomeMacityHardware AppleRecensione MacBook 12, prova su strada del portatile del futuro

Recensione MacBook 12, prova su strada del portatile del futuro

La presentazione del nuovo MacBook 12 è stata una sorpresa, anche se anticipato dai rumors, è stato forse messo un po’ in ombra dal contestuale lancio di Apple Watch. In realtà. il “futuro dei MacBook”, come è stato chiamato, avrebbe meritato, se possibile, ancor più attenzione. È un computer unico anche per gli standard di Apple, che riesce a innovare in maniera decisa il percorso introdotto con i MacBook Air nel 2008 e poi con tutta la strategia dei MacBook unibody. Le dimensioni sono sostanzialmente più ridotte di un MacBook Air 11 e porta con sé uno schermo retina dalle caratteristiche interessanti. In più, ci sono una nuova tastiera, un nuovo trackpad (il più grande per dimensioni tra quelli montati finora su un MacBook) e la riduzione radicale di tutte le porte di connessione, sino a lasciare un’unica porta Usb-C (più un’entrata per il mini-jack audio) per tutto: dagli accessori all’uscita video sino all’alimentazione.

Criticato, fino a un certo punto anche stigmatizzato, il nuovo MacBook arriva in tre colorazioni diverse, senza più la mela luminosa sul coperchio della scocca e con una dotazione di potenza e memoria che ha generato varie perplessità: a fronte di una dotazione di ram di 8 GB e 256 GB di SSD nel modello base, il processore è un Intel Core M con frequenza da 1,1 GHz oppure 1.2 GHz (esiste anche l’opzione “built-to-order” che porta a 1.3 GHz il clock del processore e a 512 GB la capienza dell’SSD). La scheda grafica è integrata e si tratta del modello Intel HD Graphics 5300. Macity ha provato il modello da 1.1 GHz, con 8 GB di ram e 250 GB di SSD proposto a 1.499 euro.

Approccio iniziale
Aprire la scatola del nuovo MacBook 12 è un’emozione simile a quella di tutti i prodotti Apple ma a cui si unisce la consapevolezza che, fin dall’imballaggio, si capisce che si tratta del MacBook più piccolo e leggero di sempre. Le dimensioni sono 0,35-1,31 cm per l’altezza, 28,05 cm per la larghezza frontale e 19,65 cm per la profondità. Il peso è di 0,92 Kg. Per fare un paragone, il MacBook Air 11 pollici del 2015 pesa 1,08 Kg, è alto 0,3-1,7 cm, largo frontalmente 29,95 cm e profondo 19,2 cm.

Colpiscono subito, appena estratto dalla scatola, la leggerezza, la mancanza di una mela bianca illuminata (invece è di metallo lucido anziché satinato come il resto della scocca) e la presenza di altri colori oltre all’argento a cui ci hanno abituato i portatili di Apple. Durante il briefing con i manager di Apple prima dell’inizio della prova è stato possibile vedere tutti e tre i modelli, per poi prenderne uno color space gray (grigio scuro-canna di fucile) e la sensazione iniziale è che questi computer spicchino anche per la scelta tonale. Anche il modello gold non è troppo “forte” e non genera un effetto “ghetto”. Buon lavoro da questo punto di vista.

recensione macbook 12 1

A colpire però, appena aperto il coperchio del portatile, è lo schermo. Si tratta di uno schermo Retina con il consueto profilo nero, ed è uno schermo dalle proporzioni generose, dato che permette di avere accesso a 12 pollici anziché 11 in una dimensione sostanzialmente immutata. A differenza del MacBook Air 11, che ha una risoluzione nativa di 1.366 per 768 pixel, lo schermo retina del MB12 la porta a 2.304 per 1.440 pixel, anche se viene presentata una risoluzione retina minore di quella naturalmente ottenibile negli altri Mac portatili.

Questo è interessante perché consente di cambiare tramite l’apposito pannello e “giocare” fra una risoluzione retina di default (1280 per 800 pixel virtuali), una con più spazio da 1440 per 900 pixel virtuali e due con testo più grande, rispettivamente con 1152 per 720 e 1024 per 640 pixel virtuali. Sono risoluzioni ottimizzate, senza effetti di distorisione, com’è tipico per tutte quelle presentate dai pannelli retina. I pixel infatti sono virtuali nel senso che vengono progettati e utilizzati più pixel fisici dello schermo retina per creare dei “grossi” pixel virtuali: la risoluzione cioè cambia e si possono vedere immagini o testo più grandi ma con maggior definizione e senza gli spiacevoli effetti di sfumato o di distorto che si hanno quando si utilizza una risoluzione alternativa a quella nativa di un Mac portatile con schermo convenzionale.

Prima accensione
Una delle due principali critiche rivolte a questa macchina, in considerazione anche dei prezzi consistenti a cui è venduta, sta nella presenza di un processore non troppo potente. Anzi, decisamente poco potente. L’Intel Core M fa per la prima volta la sua comparsa su questo Mac nel mondo Apple e porta con sé una serie di eredità pesanti. La prima è di avere una serie di connessioni sul silicio del SOC che limita fortemente il numero di porte utilizzabili.

Apple in buona sostanza quando ha scelto il processore Core M di Intel sapeva che non avrebbe potuto implementare una Thunderbolt perché Intel non produce schede Core M con i canali e i controller necessari (attenzione: questo non vuol dire che non avvenga in futuro, se Apple deciderà di implementare Usb-C  su computer con processori e schede madri in grado di supportare Thunderbolt). Invece, per quanto riguarda la presenza di una o due porte Usb “tradizionali” sul MB12, lo spessore in altezza del computer è inferiore alla dimensione di una porta Usb standard e quindi, anche volendo, non sarebbe stato possibile montarla.

La scelta di passare allo standard Usb-C, uno standard creato in parte da Apple stessa, ha generato molta perplessità nel pubblico degli osservsatori anche perché Apple ha operato una scelta draconiana, mettendo una sola porta. Il risultato è che tutto, compresa l’alimentazione, passa attraverso questo canale. Il quale se non altro è molto veloce e permette di usare differenti tipi di connettività: si possono far passare dati tradizionali, ma anche video o energia elettrica. Si può quindi alimentare il MB12 con le batterie portatili o i caricabatterie di altri apparecchi, basta che abbiano una presa Usb e che noi siamo dotati dell’adattatore adeguato.
recensione macbook 12 2Questo dell’adattatore è stato un altro problema: Apple fornisce per la prova un adattatore verso la USB tradizionale (che si è rivelato vitale) ma ha fatto anche vedere i due per la connessione video. Uno con porta Hdmi, Usb e Usb-C (un mostro di discrete dimensioni) e uno con porta VGA (più contenuto). È importante che ci sia anche la presa per collegare il cavo di alimentazione perché, lo ripetiamo, la porta Usb-C è l’unica a disposizione del computer, se si esclude la parte di audio.

Un piccolo mistero è se Apple stia producendo o no un adattatore per la porta Mini-DisplayPort, che nel tempo è stata utilizzata su vecchi monitor dell’azienda e che poi è evoluta nella Thunderbolt. Forse, proprio per evitare confusione (visto che la compatibilità con la Mini-DisplayPort c’è ma non quella con la Thunderbolt) questo potrebbe non succedere e probabilmente per collegare i monitor pilotati da quel tipo di collegamento sarà necessario creare catene di adattatori partendo dalla Hdmi oppure rivolgersi a fornitori terze parti che pare stiano realizzando questo tipo di adattatore. Gli uomini di Apple fanno infatti sapere a livello informale che l’azienda non ha intenzione di fornire l’adattatore.

L’accensione e la configurazione del MB12 in prova sono filate lisce e senza impuntamenti di sorta. La mancanza di una ventola porta a sopravvalutare la capacità di calcolo della macchina (non se ne avverte il limite) ma nel tempo necessario a sincronizzare iCloud e Dropbox, oltre che a scaricare le app e i relativi aggiornamenti, le cose sono fondamentalmente andate come con i computer provati in passato, cioè bene.
recensione macbook 12 3Come viaggia il MacBook 12
La macchina tende a scaldare un po’ ma non in maniera preoccupante. Nel caso, il processore rallenta automaticamente e questo rende difficile poter valutare correttamente le prestazioni del computer. I benchmark che spingano artificialmente il processore al massimo della potenza daranno risultati superiori a quelli reali, mentre un benchmark fatto partire nel “momento sbagliato” (ad esempio con una temperatura dell’ambiente in cui si usa il computer più elevata della media) ha un impatto immediato e negativo causato dal rallentamento del processore.

Per questo motivo abbiamo scelto di provare “sul campo” il MB12, trasferendo tutti i dati usati nel computer personale e di lavoro, e trattando il nuovo arrivato come se fosse la macchina principale. Si tratta di un MB12 che per qualche settimana è andato a sostituire un MacBook Air 11 del 2011 con processore Core i7 1,8 GHz Sandy Bridge. Da questo punto di vista, due macchine sulla carta paragonabili per prestazioni pure. La prima sorpresa “negativa” deriva dalla mancanza di un adattatore Usb-C a Mini-DisplayPort, perché il MBA11 viene usato in dock con un monitor Apple Cinema Display da 24 pollici del 2010 proprio con quel tipo di connessione. Quindi, nonostante sulla carta l’incompatibilità non ci sia, la mancanza di un adattatore ha reso impossibile utilizzarlo in modalità clamshell con tastiera e trackpad bluetooth esterni.

Il monitor estermo oltretutto fa anche da hub Usb e avrebbe risolto il problema dell’accesso in contemporanea a più periferiche Usb come il disco esterno di backup, rendendolo più “stanziale”. Poco male, abbiamo quindi deciso di assecondare al massimo la natura “nomade” del MB12, utilizzando al massimo le connessioni wireless e riducendo al minimo il bisogno di connettere fisicamente delle periferiche. Si può fare? Dipende dai casi, ma probabilmente sì. Quello che cambia è la relazione con il portatile: si trasforma in una specie di iPad con tastiera, oppure è pensabile che sia la macchina principale se non unica a cui fare riferimento? Questo apre un nuovo problema che vedremo tra un attimo, cioè la potenza del processore.
recensione macbook 12 4La velocità non è tutto
Apple ha visto bene di mettere il quantitativo più consistente di memoria di lavoro e di archiviazione (Ram e SSD) dato che non sono possibili altri aggiornamenti della macchina. La minuscola scheda madre funziona quando si danno certi parametri di funzionamento. E la presenza di tanta memoria fa ancora una volta buon gioco agli utenti del portatile ultraleggero di Apple. Infatti, buona parte dei bisogni del processore sono legati alle attività di carico/scarico dei dati dalla memoria di lavoro più veloce e quella di archiviazione più lenta.

Per queste attività di i/o è necessario avere tanta banda passante verso le memorie e delle memorie stesse che siano il più veloci possibili. Tanta Ram evita di dover swappare su SSD troppo spesso il contenuto della memoria che non è utilizzabile (come fanno per design i sistemi Unix) e comunque un SSD di buone dimensioni è più veloce e performante. Al di là dei test che dicono ancora una volta numeri validi in laboratorio e non nell’impiego reale, quello che abbiamo visto è come “rende” questa scelta intelligente ma forzata di Apple.

La scelta rende bene ma c’è un problema lo stesso di potenza di base. Per quanto favorito rispetto a una serie di colli di bottiglia possibili (relativi come detto alle attività di i/o), e anche con l’aiuto delle tecnologie introdotte due generazioni fa dal sistema operativo per “rallentare” o mettere in pausa i processi che consumano inutilmente batteria e risorse di calcolo, tuttavia il processore Core M fa capire chiaramente che non vuole giocare in serie A. Piuttosto, che serve molto bene a fare una serie piuttosto ampia e flessibile di compiti “ordinari”.

La professione del giornalista di tecnologia porta sempre meno a dover sfruttare la potenza di calcolo per il proprio lavoro a meno che uno non si occupi di fare montaggio video o gestione di immagini di grandi dimensioni. Non è il caso di chi scrive e ha provato questo computer. È tuttavia evidente che Final Cut è fuori discussione così come l’utilizzo intensivo di Photoshop su TIFF da 200 MB. Non è la macchina pensata per questo scopo. Probabilmente prova a funzionare ma non riesce a fare le cose che deve in tempi accettabili. Un discorso simile si applica ai videogiochi. Si può caricare molto sia da App Store che da Steam, ma la maggior parte dei giochi degli ultimi anni viaggiano a velocità e risoluzioni sub-standard. È la forza e la debolezza di OS X: il sistema operativo non si arrende, non ha incompatibilità o propedeuticità (usare solo un certo tipo di processore per fare certe cose) ma si vede che fa troppa fatica. Chi pensasse di usare un MB12 per fare il lavoro di una workstation, si sbaglierebbe di grosso.

Tuttavia, non bisogna neanche andare in eccesso dal lato opposto del pessimismo assoluto. L’attuale Intel Core M non è il processore di un netbook: aprire Office o iWork non richiede venti minuti, l’accensione del computer avviene in 12 secondi netti, è possibile utilizzare contemporaneamente più applicazioni senza problemi (è un dei casi in cui il sistema operativo swappa dalla Ram all’SSD e viceversa) e alla fine l’esperienza di uso è davvero piacevole.
MacBook 12 nuova tastiera 3Dove si usa il MacBook 12?
Nel corso della nostra prova sul campo sono emerse alcune tendenze. La prima è relativa all’uso della tastiera, che assieme al trackpad dotato di Force Toch pareva essere un compromesso troppo forte e che invece, fatta l’abitudine all’uso di questo sistema, è assolutamente funzionale e ottimamente performante. Quello che sembrava sbagliato in realtà si rivela assolutamente corretto. L’esperienza di scrittura con la nuova tastiera dotata di tasti con meccanismo di attuazione a farfalla anziché a forbice ha da un lato una escursione più breve ma dall’altro è assolutamente funzionale. Basta abituarsi, come scritto sopra, e si viaggia benissimo.

La stessa cosa per il trackpad senza parti in movimento, che addirittura riesce a simulare l’esperienza di un trackpad convenzionale anche sui MacBook Pro 13 dove è già stato adottato. E a ingannare molti utenti, che non si rendono conto di aver a che fare con una tecnologia completamente diversa e dotata di uno spessore molto più ridotto.

La portabilità del MB12 è notevole: la leggera riduzione di peso e di spessore lo rende ancora più portabile e ci si dimentica di averlo nello zainetto. La batteria fa la differenza: non regge quanto quella di un MBA11 di ultima generazione, né tantomeno quanto quella dei MBA13 o dei MBP13, però fa il suo. Si ferma forse un’oretta prima a parità di attività per il processore su tipologie di computer diversi, anche perché lo schermo Retina consuma molto più di quello tradizionale. Detto in altre parole: Apple con la nuova batteria a scalini è riuscita ad avere un 35% in più di volume di batteria ma questo non rende il MB12 più autonomo di un MBA11 perché lo schermo come detto consuma davvero molto di più.

Anche se lo schermo Retina non serve solo per bellezza, sia chiaro: il fatto di poter passare a risoluzioni maggiori e minori, utilizzando anche un pollice di diagonale in più, rende il MB12 qualcosa di più che non un ultra-leggero. Si riescono anche a impostare lavori che richiedono ampio spazio per una buona vista d’insieme (e i 12 pollici reggono questo tipo di panorama incredibilmente meglio che gli 11 pollici molto schiacciati in altezza: il rapporto è passato infatti da 16:9 a 16:10, “alzando” i lati del rettangolo dello schermo in maniera più che percepibile) con buona soddisfazione e con semplicità.

L’uso del computer, che in realtà fa le funzioni di un sistema più complesso connesso a vari servizi via cloud, è cambiato parecchio nel tempo e Apple con il MB12 fa ancora una volta un passo in avanti. Chi scrive ha usato il computer in vari viaggi di lavoro ma anche a casa e al lavoro, portandoselo dietro in aereo e in hotel, nelle sale stampa delle conferenze ma anche da Starbucks, nello zainetto con la macchina fotografica o nella custodia Acme San Francisco più o meno come si potrebbe fare con un iPad.

Nel corso dei giorni è apparso evidente che l’uso di questo MB12 è paragonabile da un lato a quello di un iPad (ma è la stessa cosa anche per il MBA11) dal punto di vista dell’autonomia e della portabilità, ma a quello di un Mac “vero” quando si parla delle cose da fare. Non si può immaginare di usare il computer come se fosse un Mac Pro capace di fare montaggi video 4K da otto stream in tempo reale, oppure una centrale di gioco per sfruttare fino in fondo la potenza grafica dell’ultimo videogame appena uscito sul mercato. L’acceleratore grafico integrato Intel HD Graphics 5300 inoltre fa il suo mestiere ma non è pensato per la potenza, bensì per i bassi consumi, esattamente come il processore Intel Core M.
macbook 12 unboxing 1200Conclusioni
Il grande problema del MacBook 12 non è la potenza o la flessibilità, la tastiera o il trackpad, la batteria o lo schermo. Il vero problema è il prezzo. La decisione di Apple di “comprimere” così tante tecnologie diverse in uno spazio che per adesso non si trova altro modo per descriverlo che “estremo” alla fine è rimarchevole ma introduce nell’equazione un problema: i MB12 costano cari. Ma non è solo per via dell’eccesso di mimiaturizzazione: anche perché sono “carichi” di memoria: il modello base infatti parte con il doppio di Ram e di SSD del MBA11 base. Questo si traduce in alcune centinaia di euro di differenza che rendono il prezzo di entrata del computer che abbiamo provato purtroppo elevato. Il modello di punta arriva a toccare i duemila euro, un prezzo francamente eccessivo se si considerano non tanto le tecnologie utilizzate, quanto gli effettivi usi della macchina.

Il MB12 è un computer straordinario, ben pensato e assolutamente funzionante per i suoi scopi. Il problema è: quali sono i suoi scopi e se raggiungerli vale i soldi che si devono spendere. Chi scrive non ha avuto modo di provare i due modelli superiori che, secondo alcune affidabili recensioni, sono  un po’ più prestanti: non abbastanza da poter sostituire un MBAir o un MBPro di ultima generazione, ma tuttavia capaci di fare qualcosa di più. Tuttavia anche il MB12 provato da Macity è più che capace di funzionare: se non si hanno grandi ambizioni in termini di potenza, può diventare anche la macchina principale. Non considerate questa una eresia: è possibile.

E la scomodità (oltre che il costo) di dover sempre ricorrere a un adattatore per connettere qualsiasi cosa che non sia una singola spina Usb-C, è secondo chi scrive pienamente compensata dalla sua leggerezza è portabilità. È un’ottima macchina, ma non è l’unica disponibile con queste carattersitiche. Probabilmetne più avanti sostituirà il MBAir, probabilmente quando i processori Core M avranno uno spunto di potenza maggiore, ma per il momento non c’è questo tipo di “rischio”. E quindi?

L’idea di base è che questo computer sia il primo passo di una nuova strada che Apple intende percorrere nei prossimi anni. L’evoluzione richiederà del tempo, magari si aggiungerà una seconda porta Usb-C, forse lo standard diventerà davvero dominante, magari ci saranno processori all’altezza anceh di attività più impegnative. Comunque, per adesso è un computer completo, capace di funzionare senza limitazioni da “versione preliminare” ma rimane sempre un primo tentativo, un esempio di “nuova tecnologia”, di “nuovo concetto”. Non è un esperimento, è qualcosa di più e di meglio. È come guidare una Smart: occorre sapere che non si può viaggiare in tre o quattro, o con molti bagagli o per viaggi molto lunghi. Però si può guidare più che bene in città, trova parcheggio ovunque, consuma molto poco ed è molto piacevole da portare.

Il nuovo MB12 è questa cosa: i limiti ci sono ma non è quello il punto. Chi scrive ha coperto tutti i Mac lanciati negli ultimi dieci-quindici anni, incluso il MacBook Air originale (prima ancora dell’attuale a profilo triangolare) lanciato nel 2008 che aveva una sola USB e non presentava per la prima volta né Ethernet né Vga. Dopo un paio di anni è arrivata l’attuale generazione con profilo triangolare e due taglie di schermo (11 e 13 pollici) che ha corretto l’approccio draconiano del primo modello, mettendo di serie il drive SSD (c’era anche una lentissima versione basata sul disco rigido da 1.8 pollici dell’iPod) e aggiungendo una seconda porta Usb e una porta per la scheda SD Card nel modello da 13 pollici.

Il nuovo MB12 è la strada scelta da Apple per portare lo schermo Retina sul design dei MacBook Air. Magari questo vuol dire che a breve il MB12 potrebbe ereditare un processore di classe maggiore, oppure che potrebbe nascere una versione più leggera di MBPro 13. Non si sa quali siano i piani di Apple, che potrebbe rendere ancora affollato il segmento 11-13 pollici della sua produzione oppure semplificarlo radicalmente con un’unica linea di prodotti.

Quello che è certo, durante la prova di questa macchina, è che il gusto c’è. Si può usare. Funziona bene. Ha un’alta qualità che non la fa sembrare un esperiemento e l’usabilità nella vita quotidiana come detto c’è. Anche il piacere. Il sacrificio economico rispetto al MBA11 è richiesto fondamentalmente per dare la possibilità di usare lo schermo retina all’utente. Non è solo un sacrificio economico di qualche centinaio di euro (che comunque non sarebbe poca cosa) ma anche di prestazioni, leggermente di autonomia e di flessibilità di uso con meno porte a disposizione e non convenzionali. Insomma, il nuovo MacBook 12 è un bel rompicapo: un prodotto bello, molto buono ma al tempo stesso costoso per quelli che sono i suoi possibili usi. Se infatti fosse nella fascia degli 800-900 euro come prezzo di entrata, sarebbe una rivoluzione. Così, a questo prezzo, è per pochi, ancora meno di quelli che lo potrebbero in realtà utilizzare.

Pro
Ottimo design e realizzazione
Processore sorprendente per essere un Intel Core M
Flessibilità di utilizzo e portabilità

Contro
Prezzo elevato
Autonomia inferiore al MacBook Air equivalente
Una sola porta USB-C
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