Il ritorno del Nokia 3310 e degli altri “slow phone”

Dopo le foto in pellicola, il vinile e la Vespa 50 con il faro tondo adesso è la volta dei telefoni vintage. Un mondo che ha voglia di tornare a giocare con gli atomi e non solo con i bit

In queste ore di Mobile World Congress, che Macity segue come da tradizione con i suoi inviati, sta emergendo una tendenza che già prima “scivolava” nella società, un po’ in disparte ma non completamente sottotraccia, se uno sa ascoltare.

Da tempo infatti risalgono lentamente le quotazioni su eBay dei vecchi cellulari “buoni” di una volta, i Gsm di Nokia come il mitico e indistruttibile 3310, oppure l’Ericsson T10 e T28, Motorola Star Tac e il Razr V3, la “banana di Matrix”, cioè il Nokia 8110 e il suo degno successore, il primo telefono Wap della storia, il Nokia 7110. Insomma, un ribollire a cui fa eco anche la ricominciata produzione delle immancabili batterie cinesi “compatibili” ma senza ologramma (prodromo di quasi sicura sciagura) oppure la comparsa di stock di Nokia ricondizionati (da chi?) o addirittura ancora imballati dopo quindici e più anni.

Così si capisce di più cosa succede anche a Barcellona con il ritorno di BlackBerry grazie al KeyOne, idea dei cinesi di Tcl in realtà, e i possibili annunci della Nokia cooperativa di ex dipendenti che vuole resuscitare il marchio con la tetragona testardaggine degli ingegneri finlandesi (razza particolarmente pervicace, va detto, ma dotata di un certo spirito di geometria che avrebbe fatto l’invidia di Blaise Pascal).

Oggi è stato annunciato il successore del Nokia 3310, l’indistruttibile muletto capace di vivere con 15 giorni di batteria, cinque ore di telefonate, tre pezzi che si rompono e si ricompongono senza danni apparenti anche dopo essere volati giù da una rampa di scale, dal primo piano di un palazzo, da un’auto in corsa… Insomma, quando verrà annunciato tra poche ore capiremo se la marea è solo una flebile idea oppure se c’è davvero un meccanismo di rinascita e riscoperta.

Ma cosa spinge a comprare un telefono privo di qualsiasi funzionalità che non siano gli sms e il giochino di Snake II? Niente colore, niente fotocamera, niente WhatsApp, niente di niente? Non c’è solo luddismo o voglia di fare i differenti, i morettiani “mi si nota di più se non ho il cellulare o se ne uso uno vintage?” e cose simili.

No, ci sono almeno due considerazioni che si possono fare. La prima è relativa alla plasticità della vita di oggi. Con un iPad mini si fa tutto quel che si può fare con uno smartphone, incluso Whatsapp, ma poi lo si può lasciare a casa e vivere felici con il proprio vecchio telefonino dalla batteria invincibile. E inoltre, i telefoni di una generazione ormai quasi perduta, dual band o al massimo tri-band e comunque pre-Gsm e pre “smart-phone” o “feature-phone” (come quelli di Nokia con Symbian, per intendersi) sono buoni anche per la privacy. Niente Gps, niente localizzazione, niente sistemi operativi hackerabili, niente virus o spyware o pubblicità indesiderate o servizi a pagamento attivati semplicemente navigando. Niente di tutto questo, solo il telefono, lasciando la parte digital al piccolo tablet da passeggio.

E poi, insomma, diciamocelo: non c’è bisogno di essere hipster per desiderare di rimettere le mani su un vecchio telefono che costa 50 euro al massimo. Perché dopo tanto giocare con i bit, ogni tanto bisogna anche tornare a toccare la materia vera, gli atomi. E divertirsi a mandare sms con il T9, perché no. C’è chi non ha mai smesso: è possibile e anche divertente. Solo, se volete un consiglio, attenti alle lettere speciali fuori dal set dei caratteri ASCII classici, come la “È” accentata maiuscola, perché possono mandare in bomba i telefonini più vecchi. Uomo avvisato…