Final Cut Pro X, da Apple una FAQ ufficiale

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Apple continua a proporre mosse che sembrano voler andare incontro alle dure critiche su Final Cut Pro X; ora arriva anche una pagina con le risposte a molte delle domande più frequenti sul software di montaggio e produzione video. Ma il product designer del defunto Shake, da cui sono derivati alcuni dei programmi per il video di Apple accusa: «A Cupertino i professionisti del settore interessano meno di quelli del mondo consumer»

Apple sembra voler rispondere alle dure critiche su Final Cut Pro X in maniera sempre pià organica. A questo scopo sembra, infatti, indirizzata una pagina di FAQ sulla sezione del suo sito web dedicato al nuovo software con le risposte a molte delle domande più frequenti sul software di montaggio e produzione video.

Niente di nuovo e che non fosse già stato detto ma è interessante notare come l’azienda ribadisce anche in questa sede che alcune caratteristiche arriveranno con i prossimi aggiornamenti. In molte risposte alle questioni nelle quali si chiede se è presente o no una particolare caratteristica, chi ha compilato la serie di domande e risposte non replica con un semplice “no”, ma risponde che al momento tale caratteristica non è presente ma arriverà. Alcune puntualizzazioni sono scontate (come la necessità di aggiornare i plug-in per la compatibilità con i 64 bit), altre sono sorprendenti (come ad esempio quella che spiega come personalizzare le scorciatoie di tastiera), segno che alcuni utenti, almeno stando alla posizione di Apple, stanno valutando l’applicazione solo sulla base di quanto sentito dire. Interessante l’ultima parte nella quale si parla di acquisti: Apple ribadisce che Final Cut Pro X, Motion 5 e Compressor 4 sono acquistabili solo sul Mac App Store ma fa sapere che saranno a breve disponibili versioni Commercial e Educational specifiche per chi ha bisogno di acquistare multilicenze (quantità di 20 o più licenze).

Nel frattempo, Ron Brinkmann, ex product designer di Shake, lancia una dura critiche ad Apple; secondo quanto si legge nel suo blog l’azienda di Cupertino ormai non ha interesse nel mercato professionale.

Il dirgente che ha condotto lo sviluppo del programma acquisito Apple che l’ha utilizzato per creare strumenti e applicazioni per il video, mette in evidenza che primariamente sia una questione di massa critica.  A fronte di non più di 10.000 editor professionisti “high-end” ci sono centinaia di migliaia di persone interessate all’editing non professionale, il che rende questa seconda nicchia molto più redditizia; l’opinione di Brinkmann pare essere confermata anche da alcune scelte compiute sul prezzo fortemente ribassato e che per questa ragione è in grado di attrarre anche utenti di fascia consumer. Ma le dimensioni del mercato non sembrano essere l’unico motivo delle scelte di Apple. “Dopo l’acquisizione del programma” dice Brinkmann, “ricordo che eravamo in una stanza con vari professionisti video Hollywoodiani e Steve (Jobs), illustrava i potenti strumenti che avremmo loro dedicato e come questi erano molto più convenienti rispetto a quelli che erano abituati”. La tabella di marcia del software non sarebbe ad ogni modo stata dettata da questi professionisti, le cui problematiche “non preoccupavano più di tanto Steve”.

 

[A cura di Mauro Notarianni]