La causa per i graffi ad iPod nano è a rischio

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La causa per i graffi ad iPod nano è a rischio. Il primo firmatario accusa: “Lo sudio legale ha usurpato la mia firma”. Apple potrebbe impugnare la vicenda e mandare in fumo il sogno di molti possessori del player di ottenere un risarcimento e quello degli avvocati che hanno lanciato il procedimento legale di guadagnare milioni di dollari.

La causa collettiva ad Apple intentata negli Usa per l’eccessiva facilità  con cui gli iPod nano si graffiano è a rischio. A gettare ombre sul futuro del procedimento legale sono le dichiarazioni di Jason Tomczak, il cittadino americano che avrebbe dato il via ad essa.

Il condizionale (“avrebbe”) è d’obbligo in quanto in una lunga lettera aperta pubblicata su Internet, Tomczak spiega, in buona sostanza, di non avere mai chiesto a David P. Meyer & Associates e  Hagens Berman Sobol Shapiro, i due studi che hanno lanciato la causa collettiva, di aprire un procedimento legale; Gli avvocati californiani avrebbero operato di loro iniziativa, usando impropriamente il suo nome.

Secondo quanto si apprende dalla lettera Tomczak, utente ed appassionato Mac, era stato contattato dallo studio David P. Mayer & Associated sulla scorta di un blog nel quale lamentava i problemi di graffi all’iPod nano. Alcuni giorni dopo lo studio legale Hagens Berman Sobol Shapiro, che si era associato nella causa, segnalava di avere urgente necessità  di una firma per mandare avanti un procedimento legale contro Apple per i graffi su iPod nano, ma questo accadeva due giorni dopo la presentazione dell’esposto della causa collettiva, due giorni dopo il momento in cui la stampa aveva dato il via alla copertura del fatto e due giorni dopo il momento in cui i due studi legali avevano iniziato a raccogliere sottoscrizioni alla stessa causa legale. Fatto ancora più grave Tomczack non avrebbe soddisfatto la richiesta di sottoscrivere la causa e in quel momento, al contrario di quant sostenuto nell’esposto presentato alla corte distrettuale della California del Nord, gli avvocati non avevano in mano alcuno studio scientifico sui materiali nè alcuna indagine statistica, ma solo una serie di lamentele raccolte su Internet.

Quello che è accaduto successivamente è finito sotto gli occhi della comunità  internazionale: il nome di Tomczak è stato riportato da tutti i grandi media proiettando il (presunto) querelante in un ambito di popolarità  che non desiderava, obbligandolo anche a raccogliere insulti di appassionati e fanatici di iPod che gli piovono addosso da tutto il mondo. Secondo il messaggio che si legge su Internet a nulla sono valse le richieste di privacy inoltrate agli studi legali nè le richieste di rettifica. Tomzack si è così impegnato in una querela, ma questa volta contro David P. Meyer & Associates’ and Hagens Berman Sobol Shapiro. I due studi legali molto potenti che vedono a rischio la loro possibilità  di trarre un enorme profitto dalla causa collettiva (in questo tipo di procedimenti su prodotti di grande popolarità  i singoli querelanti si portano a casa qualche spicciolo, ma gli studi legali mettono in banca milioni) stanno ora usando ogni arma per indurlo a desistere dal procedere nelle rivendicazione delle sue ragioni.

Alla luce di tutto questo è difficile dire che ne sarà  della causa per i graffi di iPod. Quello che è sicuro è che la vicenda si complica moltissimo. E’ facile prevedere che gli avvocati di Apple possano impugnare la vicenda e usarla per minare alle fondamenta, dal punto di vista procedurale, la causa collettiva.