Le difficoltà  di IBM non metteranno in trappola Apple

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IBM è in difficoltà  nel rilasciare processori a 90 nanometri e gli utenti Mac tremano pensando a quanto accadde qualche anno fa con il G4 la cui crescita fu rallentata da problemi tecnici simili a quelli di Big Blue. Ma gli analisti sono sicuri: IBM uscirà  presto dalle secche.

Le difficoltà  di IBM nella produzione di chip da 90 nanometri, la tecnologia alla base dei PPC 970, posso riportare Apple indietro di qualche anno, quando subiva l’incapacità  (o il disinteresse) di Motorola nel produrre processori PPC ad alta velocità ? A porsi questa domanda, che interessa molti degli osservatori del mondo Apple, é la rivista on line TechNewsWorld. L’inchiesta parte dalle ammissioni della stessa IBM che qualche giorno fa ha esplicitamente parlato, per i wafer da cui vengono tratti i processori PPC 970FX, di qualità  ancora scarsa e che limita il volume di produzione. Una situazione che ha già  danneggiato Apple nella consegna degli Xserve G5 e che potrebbe ripercuotersi su tutta la gamma dai desktop, già  in ritardo nell’aggiornamento, fino ai laptop piombando Cupertino in una spirale da cui potrebbe essere difficile usciere.

In realtà , rispondono alcuni esperti interrogati dalla rivista on line, le prospettive che le cose si mettano in questo modo appaiono piuttosto remote e questo sia per la rilevanza che l’impianto di East Fishkill, da cui escono i PPC 970FX, ha nelle strategie aziendali di IBM sia per il know how di Big Blue.

La società  di Armonk, come sottolinea l’autorevole Peter Glaskowsky di Microprocessor Report, ha una lunga storia alle spalle nella ricerca sulle tecnologie per i processori, tanto lunga che le difficoltà  attuali nella produzione dei chip da 90 nanometri appaiono chiaramente come una semplice “buca sull’asfalto”, superata la quale il percorso filerà  via liscio. D’altra parte la divisione processori rappresenta una componente strategicamente di primo piano per IBM, che da sempre preferisce costruire da é i chip per l’altrettanto strategica divisione dei server di fascia alta. Questi chip, che condividono tecnologie e sistemi di produzione con i PPC 970, sono prodotti proprio a Fishikill, un impianto da due miliardi di dollari che opera anche per terze parti che lo utilizzano per i loro chip ad alta tecnologia. Se la produzione a 90 nanometri fallisce, fallisce anche Fishkill e se fallisce Fiskill fallisce l’intera divisione processori di IBM, uno scenario francamente improbabile.

D’altra parte, come suggerisce ancora l’articolo, IBM ha non solo allo studio ma anche in produzione chip che, come il Power5, sono in grado di fornire un successore al PPC 970 (derivato dal Power4) e in questi chip ci sono contenuti tecnologici molto interessanti per Apple, come ad esempio una versione IBM del multithreading impiegato da IBM nei Pentium 4 che da solo garantisce un 40% di prestazioni in più a partirà  di velocità  di clock.

Insomma al momento pare proprio che il più grave dei rischi che corre Apple sia quello arrivare in ritardo di “mezza generazione” sui chip, attendendo che IBM entro qualche settimana migliori la qualità  della produzione. Un rischio che certo costringerebbe Jobs a rimangiarsi le promesse di lanciare un G5 con processore da 3 GHz entro l’estate, ma che sarebbe un nulla rispetto ai tempi in cui Cupertino venne prima costretta a “downgradarne” la velocità  dei Power Mac G4 annunciati settimane prima, pena non essere in grado di presentare sul mercato le macchine, e poi precipitata in un limbo in cui la frequenza velocità  del clock delle sue macchine cresceva della metà  rispetto a quella della concorrenza.