L’ultima offerta di Microsoft

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Quella lanciata al Dipartimento di Giustizia, per interposta persona del mediatore il giudice federale Richard Posner, è l’ultima offerta di Microsoft per un accordo extragiudiziale prima del giudizio finale di Jackson. La società  di Redmond non lo dice direttamente, ma lo fa capire con una serie di fughe di notizie e di messaggi che giungono da “fonti affidabili” a siti autorevoli come ZDNet. “Non abbiamo concesso poco – pare di leggere tra le righe – abbiamo concesso il massimo. Più in là  non andremo. Prendere o lasciare”.

Chi siano queste fonti affidabili non è facile (oppure è facilissimo) da capire, ma al di là  di questo a voler dare retta alle indiscrezioni e ad un primo esame Microsoft pare realmente essere intenzionata a concessioni non solo simboliche. Di queste alcune appaiono addirittura clamorose, almeno stando a quanto i produttori di Windows erano stati disposti a concedere fino ad oggi.
In primo luogo Microsoft avrebbe concesso ai concorrenti di aggiungere liberamente qualunque software, perfino software multimediale e navigatori di Internet, a Windows. Per attuare questa operazione gli ingegneri rilascerebbero parte del codice sorgente e darebbero accesso ai famosi registri di Windows che fino ad oggi sono uno dei segreti meglio custoditi del sistema operativo di Redmond.
In seconda istanza Internet Explorer verrebbe slegato da Win sia nelle versioni attualmente in commercio sia nelle versioni future.
Infine Microsoft non porrebbe più alcun limite alla possibilità  di customizzare la schermata iniziale di Win da parte dei produttori ne’ praticherebbe politiche di prezzo discriminanti o differenti a seconda dell’importanza (o della fedeltà ) dei suoi clienti.
Secondo molti osservatore si tratta di concessioni davvero importanti e che potrebbero far cadere molti dei dubbi del Dipartimento di Giustizia. Ma allora perchè il DOJ ha respinto la proposta lasciando intendere che il documento di 12 pagine non è sufficiente a far riprendere le trattative?
I motivi, fanno notare alcune fonti di stampa, sono, in primo luogo, nella sfiducia che si è generata nel corso degli anni passati per provvedimenti sorti sulla scorta di mediazioni con Microsoft. E’ il caso dell’accordo raggiunto nel 1995 che invece di risolvere i problemi ha generato l’attuale situazione.
Il Dipartimento di Giustizia pensa poi che la separazione del browser da Windows sia ormai un rimedio inutile vista la posizione di dominanza sul mercato da parte di Internet Explorer. Forse il provvedimentoi poteva avere un effetto un paio di anni fa ma oggi non è per nulla risolutivo, pensano gli avvocati federali.
Infine rivelare parte delle API di Win è un passo avanti ma non è certamente l’open sourcing che chiedeva qualcuno dei consulenti del DOJ.
“Quello che potrebbe realmente cambiare l’atteggiamento del Dipartimento di Giustizia – affermano alcuni osservatori – potrebbe essere la decisione da parte di Microsoft di accettare una sorta di supervisione sul software che aggiungerà  a Windows. Questa è la vera chiave dell’intera mediazione, ma è difficile che una simile disposizione possa essere accettata a Redmond. Possono infatti tollerare che qualcuno aggiunga navigatori, lettori di musica e riproduttori di video a Windows, ma non che sia proibito farlo a loro se lo ritenessere necessario. Il DOJ, invece, pensa che questa libertà  potrebbe danneggiare altre società  più piccole, così come è accaduto con Netscape”.
Intanto da Washington, dove il giudice Jackson attende segnali da Chicago dove si svolge la mediazione, tutto tace. Oggi, martedì 28 marzo, doveva essere l’ultimo giorno utile per un accordo, ma pare che i tempi siano stati dilazionati, in attesa di un accordo in extremis.