Napster torna in tribunale?

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Napster potrebbe presto tornare in tribunale. La RIAA vuole chiudere presto il conto chiedendo miliardi di dollari di danni. Il servizio di scambio di file musicali on line, che tratta la trasformazione in servizio a pagamento, si oppone.

La RIAA, l’associazione dei discografici americani, intende portare di nuovo in tribunale e a breve termine Napster per accorciare e mettere un punto fermo al processo che la vede opposta al servizio di scambio di file on line. Lo scopo è quello di definire le colpe di Napster e lasciare ad un futuro di breve termine unicamente l’ammontare dei danni che verranno richiesti.
Se la proposta verrà  accettata il dibattimento sarà  notevolmente più corto di quello che potrebbe essere con un processo tradizionale e per Napster assai più vicino il momento della resa dei conti definitiva.
Napster da parte sua si oppone alla forma abbreviata. In questo caso, infatti, verrebbero vanificate tutte le trattative in corso per trasformare il servizio da gratuito a pagamento e l’attuale sospensione degli scambi (proposta come temporanea ormai da parecchie settimane) diventerebbe definitiva.
Secondo alcune fonti i costi che Napster potrebbe pagare se il processo arrivasse fino alle fasi finali sono di diversi miliardi di dollari, una cifra enorme che renderebbe di fatto inutile pensare ad una riconversione in servizio a pagamento.
Intanto la RIAA sta pensando di portare davanti al giudice anche altri servizi di scambio di musica on line che hanno preso il posto di Napster, come Morpheus, Aimster e molti altri. Ma poiché molti di questi non hanno servizi centralizzati nè la struttura di Napster potrebbe essere difficile per i discografici bloccarne l’utilizzo.