Naspster, gioie (poche) e dolori (molti) della musica digitale

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Essere secondi al mondo non consola se si accumulano 15 milioni di dollari di rosso in due mesi, i propri manager se ne vanno alla concorrenza e le formule su cui si sta puntando non funzionano Ecco le gioie (poche) e i dolori (molti) di Napster a due mesi di distanza dal lancio del servizio che voleva “picchiare duro” contro Apple.

Napster era partito con l’intenzione di fare concorrenza spietata ad iTunes Music Store, di strappare presto a Cupertino il primo posto nel campo delle vendite di musica on line e di affermarsi come numero uno nel campo del download di musica digitale. Per ora, però, nulla di tutto questo è ancora accaduto, anzi all’orizzonte comincia a stagliarsi qualche nube minacciosa sul futuro del servizio di proprietà  di Roxio. A parlare, neppure troppo sottovoce, di difficoltà  e debiti il giornale americano Mercury News, solitamente ben informato nell’ambito della tecnologia.

Una articolo uscito sull’edizione di ieri il giornale fa sapere, ad esempio, che Napster è sì secondo tra i negozi di musica on line, ma con il 12% del business fattura meno di un quarto di Apple che occupa saldamente la prima posizione con il 56% del mercato. Dati simili si possono estrapolare anche dalle dichiarazioni di alcuni rappresentanti di case discografiche americane secondo cui le vendite sono quattro volte superiori sul servizio di Apple rispetto a quello di Napster.

Le cose per Napster non sembrano andare meglio nell’ambito degli abbonamenti mensili, una formula su cui Roxio, priva del business hardware di Apple che spunta margini rilevantissimi con iPod, punta molto. Anzi, secondo alcuni calcoli del Mercury Times, con 3,6 milioni di dollari di fatturato, Napster sarebbe al quarto posto, dietro a Rhapsody di RealNetworks, MusicNet di AOL e MusicMatch.

La situazione economica non felice sarebbe alla base dei primi licenziamenti annunciati proprio questa settimaba. Secondo quanto comunicato dal management, che ha rifiutato di dire quanti siano stati i lavoratori estromessi dall’azienda, si tratta della necessità  di eliminare “ridondanze e sovrapposizioni”, ma pochi dubitano del fatto che il taglio al personale ha a che fare anche con la partenza lenta e a qualche cambiamento già  obbligatoriamente messo in atto nella strategia.

Tensioni si percepiscono anche nel management. Hanno lasciato l’azienda alcune figure di rilievo come Lawrence Kenswil, rappresentante del maggior azionista di Roxio, Universal Music Group, Alex Luke, vice president of music programming, che addirittura è andato ad Apple e il responsabile delle operazioni finanziarie, Elliot Carpenter che si è dimesso per ragioni personali.

Ma tra i colpi peggiori c’è la perdita, rivela il Mercury News, di un accordo che pareva già  stipulato con HP. La società  di Carly Fiorina aveva già  in mano un assegno da 250.000 dollari finalizzati a coprire i costi per l’ inclusione di un link al negozio di Napster in tutti i suoi computer, assegno tornato a chi lo aveva emesso e senza alcuna spiegazione, lo scorso ottobre. Due mesi dopo HP annunciava di avere acquistato in licenza da Apple il diritto a produrre una sua versione di iPod, lettore che è del tutto incompatibile con le canzoni scaricate da Napster.

Le perdite, stimate per un totale di 15 milioni di dollari in appena due mesi di operazioni, la partenza di alcuni manager chiave e la distanza siderale da cui si trova da Apple, non sembrano però scoraggiare Chris Gorog. Il CEO di Roxio è stato molto ottimista nel corso di un incontro con gli analisti prevedendo un fatturato di 20 milioni di dollari entro un anno, una cifra che potrebbe anche essere raddoppiata non appena Napster partirà  in Europa. Gorog ha anche sostenuto di credere nella forza del marchio “Napster” e dunque di non avere fretta.

Molti analisti, però, sono comunque molto cauti. Tra questi Steven B. Frankel, direttore esecutivo di Adams, Harkness and Hill, una banca di investimenti di Boston che afferma: “Penso che il mercato della musica digitale sia molto competitivo e fondato su un modulo economico opprimente e poi semplicemente non ci sono soldi nel business del download”. E a chi si chiede per quanto tempo Naspster può andare avanti con questo business la risposta arriva da Gene Munster di Piper Jaffray & Co la cui sintetica, ma raggelante, risposta è “Per un po’”.