Tutto sul Kernel Panic, questo sconosciuto

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I Mac sono diventati estremamente stabili grazie al nuovo cuore Unix. Ma sono pur sempre macchine e quindi soggette all’errore (magari di chi ha realizzato un programma male) che può scatenare la bomba. Scomparsa la caratteristica icona “esplosiva”, adesso si parla di un’altra cosa, che però pochissimi hanno visto…

Probabilmente quest’articolo è inutile, dato che è estremamente raro che possiate incontrare un kernel panic. C’è chi usa Mac Os X con assiduità  dal 2001 e non sa neanche di che cosa stiamo parlando, con tutta probabilità . Però, un po’ per scaramanzia e un po’ dovere di informazione, Apple ha rilasciato un documento nel quale spiega le caratteristiche dei due tipi di kernel panic e il loro significato da un punto di vista tecnologico.

Innazitutto i possibili kp sono due: uno per le versioni di Mac Os X fino alla 10.2 esclusa e uno per Jaguar e Panther. La differenza sta nel modo in cui il sistema operativo gestisce questa situazione estrema che Apple definisce “un tipo di errore che capita quando il cuore (kernel) di un sistema operativo riceve istruzioni in un formato improprio o non è in grado di gestirle correttamente. Inoltre, un kp può essere la conseguenza dell’impossibilità  per il sistema operativo di recuperare da un altro tipo di errore. Infine, il kp può essere causato da software danneggiato o incompatibile oppure più raramente da hardware danneggiato o incompatibile”.

La cosa bella di Mac Os X, basato su Unix, è che l’evenienza di questo tipo di situazione è talmente rara che è possibile che non si verifichi mai nel corso dell’intera esperienza di uso da parte di un utente medio del sistema. In questo sta, infatti, la principale differenza rispetto alla “bomba” delle vecchie versioni di Mac Os oppure dello “schermo blu” che fa compagnia con asfissiante regolarità  agli utenti Windows. Linux, essendo una variante Unix, è altrettanto solido nella gestione degli errori del sistema operativo.

La gestione di questo tipo di situazione passa attraverso due distinte fasi. Da un lato il kernel della macchina non è più in grado di funzionare, manifestando con una delle due differenti schermate che vedete qui nell’articolo la situazione a seconda della versione, dall’altra, viene offerto un output che segnala le caratteristiche dell’errore e che può essere utile per gli sviluppatori per capire che cosa stia succedendo.

Attenzione: non confondete le volte in cui l’interfaccia grafica sembra “congelata” con i kp. Per Mac Os X si tratta di due condizioni estremamente differenti. La prima, cioè tutto congelato, in realtà  non significa che il sistema operativo sia compromesso ma semplicemente che il programma che gestisce l’interfaccia non è più funzionale. Il problema potrebbe risolversi dopo qualche minuto oppure loggando via terminale (con ssh) da un’altra macchina collegata in rete e rilanciando le componenti “congelate” oppure chiedendo un riavvio. Con un kp, invece, non c’è nessuna possibilità  se non quella indicata dalla schermata del riavvio attraverso la pressione sul tasto apposito.

L’utilità  del log prodotto durante il kernel panic di Panther o Jaguar (per i precedenti, con lo schermo pieno di caratteri, purtroppo è necessario procedere a una eventuale copia manuale del testo, dal momento che non viene registrato da nessuna parte), che può essere inviato ad Apple per aiutare a implementare soluzioni ancora più solide nei kernel futuri di Mac Os X, è quella di lasciare una traccia di che cosa sia successo al sistema operativo.