iPhone e la “legge” dei 200$

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La scelta da parte di Apple di spingere gli operatori a tenere iPhone sotto la soglia dei 199 dollari o euro non è stata casuale. Indagini di mercato dimostrano come questa sia la soglia al di sotto della quale si stimolano gli acquisti. A dimostrarlo c’è anche la storia di iPod.

La scelta di quota 200$ per il lancio della seconda versione di iPhone potrebbe non essere stata causale, ma frutto di una tattica ben precisa che prende spunto dall’€™esperienza compiuta con iPod. Questo quello che ipotizza Andy Heargraves, un analisti di Pacific Crest.

La tesi di una Apple che è andata, forse intenzionalmente, a colpire nel segno, cercando una soglia di prezzo adeguata per determinare il boom di iPhone, emerge dall’€™esame dello ‘€œstorico’€ di vendita del player. Al di sopra di quota 200$ il lettore di musica digitale ha faticato a conquistare il cuore (e il portafoglio) delle masse, quando è sceso al di sotto ha letteralmente dilagato.

Il trend è chiaramente dimostrato da un grafico che viene pubblicato da AppleInsider dove si vede come le vendite di iPod erano intorno ad un milione al trimestre quando il prezzo di iPod era intorno ai 330$ (nel marzo del 2004) ma ha toccato i 14 milioni nel trimestre 2005, con uno scatto a quasi sei milioni quando l’€™iPod nel marzo del 2005 è sceso per la prima volta sotto i 200$.

Intenzionale o no che sia la scelta di un iPhone da 199$ resta il fatto che con iPod ‘€œsopra i 200$ – dice Heargreaves – Apple non ha mai venduto più di 6 milioni di iPod in un trimestre – sotto i 200$ non ha mai venduto meno di 8 milioni a trimestre’€.

La ‘€œlegge dei 200$’€ sarebbe confermata dall’€™esperienza vissuta dalle vendite della Playstation 2. Quando costava più di 200$ perdeva quota, non appena è stata portata sotto quel livello non solo ha smesso di perdere vendite, ma è cresciuta del 61% al mese.

Se questa regola dovesse valere anche per iPhone, dice l’€™analista di Pacific Crest, Apple potrebbe vedere 17 milioni di iPhone entro fine 2008 e questa stima non tiene conto degli iPhone ceduti gratuitamente in cambio di un contratto biennale che da soli potrebbero contribuire per milioni di pezzi in circolazione.