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Apple ha sabotato ChatGPT su Siri, OpenAI prepara le carte per una causa

Presunta violazione contrattuale. Sarebbe questa una delle strade valutate da OpenAI nella possibile azione legale contro Apple. Basta questo per misurare lo stato del rapporto tra Cupertino e l’azienda di Altman, una partnership nata appena due anni fa con aspettative altissime, tanto elevate da spingere Apple a prevedere per Phil Schiller un ruolo di osservatore nel board di OpenAI, poi abbandonato poche settimane dopo anche per le pressioni dei regolatori.

E una partnership sfociata in contrasti, malcontento, delusione e, appunto, nella prospettiva di una causa, dietro la quale ci sono aspettative commerciali disattese e due idee diverse dell’AI sull’iPhone.

L’accordo annunciato alla WWDC 2024

All’origine di tutto c’è un’immagine: Sam Altman in platea alla WWDC mentre Craig Federighi presentava OpenAI come “pioniere e leader di mercato” nell’AI generativa. In quel momento Apple era sotto pressione per mostrare una risposta credibile all’ondata dell’intelligenza artificiale generativa e aveva bisogno di un partner riconoscibile per colmare in fretta il divario percepito dal mercato.

Dall’altra parte, OpenAI vedeva nell’ecosistema Apple un canale di distribuzione senza eguali: oltre due miliardi di dispositivi attivi, accesso diretto all’iPhone, all’iPad e al Mac. L’accordo prevedeva ChatGPT in Siri, negli strumenti di scrittura, in Visual Intelligence e in Image Playground. Gli utenti iOS potevano sottoscrivere un abbonamento dalle impostazioni, con Apple che avrebbe trattenuto una quota dei ricavi.

Per entrambe, la logica era inattaccabile. L’esito, almeno per OpenAI, è stato deludente.

ChatGPT c’è, ma resta ai margini dell’esperienza Apple

OpenAI immaginava che la partnership potesse generare miliardi di dollari l’anno in abbonamenti. Non è andata così. Secondo Bloomberg, Apple non avrebbe promosso abbastanza l’integrazione e avrebbe scelto un’implementazione limitata, poco visibile nell’uso quotidiano.

Per ottenere risposte da ChatGPT attraverso Siri, spesso bisogna invocarlo esplicitamente per nome. Le risposte sono più brevi e meno complete rispetto all’app di ChatGPT. Il risultato è che gli utenti, secondo studi interni citati da Bloomberg, evitano l’integrazione e preferiscono, quando serve, l’app nativa. Uno scenario che avrebbe finito per danneggiare il marchio ChatGPT. OpenAI avrebbe tentato di rinegoziare l’accordo, senza risultati.

“Dal punto di vista del prodotto abbiamo fatto tutto ciò che potevamo”, ha dichiarato a Bloomberg un dirigente OpenAI rimasto anonimo. “Apple no. E, peggio ancora, non ha nemmeno fatto uno sforzo onesto.”

Apple ha usato ChatGPT senza consegnargli Siri

Apple non commenta. Ma la sua posizione ha una logica. Cupertino due anni fa aveva bisogno di OpenAI per dare sostanza immediata ad Apple Intelligence, ma nello stesso tempo non voleva che ChatGPT diventasse il volto dell’AI su iPhone. ChatGPT era un appoggio esterno per un momento difficile, non il nuovo centro del sistema.

Durante le trattative, Apple avrebbe chiesto di procedere sulla fiducia, senza rivelare come sarebbe stata implementata l’integrazione, presentando l’operazione come paragonabile all’accordo con Google per la ricerca in Safari, un’intesa da decine di miliardi l’anno. Quella fiducia, nella valutazione di OpenAI, non è stata ripagata.

A conferma di questa impostazione, Apple ha stretto un accordo separato con Google per usare tecnologia Gemini alla base dei propri modelli AI interni, pagando circa un miliardo di dollari l’anno secondo Bloomberg. Il principio resta lo stesso: un fornitore esterno per rafforzare Apple Intelligence senza cedere il controllo della piattaforma. OpenAI, secondo Bloomberg, non avrebbe voluto partecipare perché si sentiva già penalizzata dal primo rapporto con Cupertino. “Apple ha un potere di mercato tale da poter dettare le condizioni”, ha dichiarato il dirigente. “Avevamo già fatto questo atto di fede e non era andata bene.”

A inasprire ulteriormente il rapporto ci sarebbero anche le operazioni di reclutamento di OpenAI, che come Meta avrebbe attirato ingegneri dai team Apple con pacchetti azionari molto più ricchi. A questo si aggiunge l’acquisizione della startup hardware legata a Jony Ive, il designer che per decenni ha definito l’identità dei prodotti Apple, con l’obiettivo di sviluppare nuovi dispositivi basati sull’AI, incluso forse un concorrente diretto dell’iPhone.

ChatGPT ecco che fine fanno i messaggi

iOS 27, Claude, Gemini e il futuro dell’AI sull’iPhone

Con iOS 27, che Apple dovrebbe presentare alla WWDC dell’8 giugno, Siri dovrebbe aprirsi ad altri modelli AI esterni tramite Extensions. Claude e Google Gemini sarebbero già in fase di test. Un selettore nell’interfaccia dovrebbe permettere agli utenti di scegliere il modello con cui interagire.

Secondo il dirigente citato da Bloomberg, l’apertura ad altri fornitori non sarebbe però la ragione della possibile iniziativa legale: l’accordo non era esclusivo. Il problema, per OpenAI, riguarda il modo in cui ChatGPT è stato integrato e promosso finora.

ChatGPT perderebbe la posizione privilegiata del 2024, ma in un sistema più aperto potrebbe diventare più facile da trovare. La sfida si sposta dalla distribuzione garantita alla capacità di convincere l’utente a sceglierlo, in competizione con Claude, Gemini e altri fornitori che Apple potrebbe integrare.

Nessuna decisione definitiva è stata presa sul fronte legale. OpenAI spera ancora di risolvere la questione fuori dai tribunali. Ma gli avvocati sono al lavoro. Cupertino cercava tempo, OpenAI si aspettava centralità. Da quella differenza nasce lo strappo.

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