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Apple e Microsoft non più osservatori nel Consiglio di OpenAI

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Sia Microsoft, sia Apple hanno rinunciato al loro ruolo di osservatori nel Consiglio di OpenAI.

A riferirlo è il Financial Times, spiegando che la mossa delle due big si è resa necessaria, vista la sempre maggiore attenzione da parte di autorità di regolamentazione globali relativamente agli investimenti delle Big Tech nelle startup che si occupano di AI.

Microsoft, lo ricordiamo, ha investito 13 miliardi di dollari nel laboratorio di ricerca sull’intelligenza artificiale costituito dalla società no-profit OpenAI, e in una lettera inviata al Consiglio ha confermato “con effetto immediato” il ritiro del suo ruolo.

Phil Schiller di Apple era stato da poco indicato come osservatore, scelta che era arrivata nell’ambito di accordi per integrare ChatGPT su iPhone. Schiller non ha probabilmente fatto in tempo a partecipare neanche a una seduta, e al Financial Times non meglio persone informate hanno confermato che non avrà più alcun ruolo.

OpenAI ha fatto sapere che incontrerà regolarmente partner quali Microsoft e Apple, così come investitori quali Thrive Capital e Khosla Ventures, nell’ambito di un nuovo “approccio” che prevede di “informare e coinvolgere” importanti partner strategici, secondo la volontà di Sarah Friar, direttrice finanziaria (che è stata, tra le altre cose, l’amministratrice delegata della società di social media Nextdoor.).

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Sam Altman ritratto – © macitynet.it

Come accennato, la mossa di OpenAI deriva probabilmente da paure legate alle attenzioni da parte delle autorità di regolamentazione sia negli USA, sia nell’UE, le quali potrebbero sollevare problematiche rispetto alla concorrenza in un settore in rapida crescita.

Microsoft aveva accettato una rappresentanza senza diritto di voto, dopo il ritorno di Sam Altman (prima licenziato e poi reclamato a gran voce dai dipendenti OpenAI). La Casa di Redmond continua a essere il partner più importante per OpenAI; quest’ultima non può fare a meno della potenza di elaborazione lato server e del cloud storage di Microsoft, accordi che valgono miliardi di dollari.

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