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E’ˆ davvero finita la guerra dei formati DVD ad alta definizione?

Di solito quando si racconta la storia dello scontro fra Blu-ray e Hd-Dvd non si può fare a meno di ritornare all’altra grande guerra tra standard, vale a dire quella tra Beta e Vhs (vinta da quest’ultimo, peggiore come qualità  ma più economico). àˆ come una clausola omerica: Achille pie’ veloce nell’Iliade, Blu-ray/Hd-Dvd come il Beta-Vhs nel giornalismo dei formati video. Ebbene, forse l’esempio da fare per capire cosa sta succedendo (e cosa sta per succedere) dovrebbe essere un altro.

L’approccio finora portato avanti ha “costretto” a ragionare tutti quanti sull’ineluttabilità  del formato materiale, il disco argentato su cui vengono registrati i bit del film ad alta definizione e che bisogna andare a comperare fisicamente, e non sugli usi. Eppure, la storia più che recente ci racconta che lo scontro non è per forza quello dipinto sinora, ma un altro. E che si sta già  consumando.

Ricapitoliamo: la grande anomalia, se vogliamo chiamarla così, è stato il fatto che questa volta, quando si sono presentati i formati di Sony e di Toshiba, rispettivamente Blu-ray e Hd-Dvd, non si è giunti ad un accordo preventivo. Era successo all’epoca dei Cd, è successo ancora all’epoca dei “vecchi” Dvd. Questa volta no, e i panni sporchi, vale a dire le durissime e miliardarie negoziazioni (perché un formato rispetto ad un altro vuol dire un centesimo o due di dollari nelle tasche di chi lo ha brevettato per ogni supporto prodotto) anziché lavarli nelle case e nei consigli di amministrazione sono stati lavati in pubblico. Con una guerra commerciale notevole, che è costata la testa (metaforicamente) e il lavoro (letteralmente) a molto manager e direttori generali delle più grandi aziende al mondo sia di tecnologia (Sony, Toshiba) che di intrattenimento (gli studios di Hollywood). Con quale risultato?

Come si diceva sopra, che abbiamo fatto attenzione solo alla battaglia più chiassosa, dimenticandoci che il vero scontro era da un’altra parte. Il punto, infatti, è che i formati fisici servono per distribuire prodotti a prova di copia (o auspicabilmente a prova di copia) blindando la possibilità  di fare soldi da parte di tutti gli attori coinvolti nella catena: le case di produzione, gli studios, le joint-venture del cinema e della televisione, gli sceneggiatori (che hanno finito adesso di scioperare proprio per avere una fetta consistente dei guadagni da questo e altri settori “ulteriori” rispetto alla semplice sala cinematografica o messa in onda televisiva) e via dicendo. E l’avversario non è il prodotto concorrente. Quella casomai è una classica guerra “interna” al mercato, per vedere chi si conquista la prima fila con il pubblico pagante. No, l’avversario è il donwload.

Ed esattamente come è accaduto per la musica, anche per il cinema e la tv (intesa come serie di telefilm vendute in Dvd, per capirsi) hanno completamente mancato il bersaglio. Mentre si scannavano tra loro, infatti, hanno lasciato che il mercato del donwload prosperasse. Senza offrire una alternativa valida ed economica, sino a poche settimane fa. Proprio come era successo con la musica, ricordate? Mentre le major discografiche urlavano che il mercato era in crisi e il prezzo dei Cd (e dei concerti) saliva alle stelle, dall’altro lato la musica si scaricava a manetta in formato Mp3. Aiutando tra le altre cose a far crescere l’offerta di banda larga perché, non ci prendiamo in giro, se i provider hanno avuto stuoli di clienti disposti a pagare per fibra ottica o Adsl lenta e poi veloce è stato il download (e la necessità  di tariffe flat) a fare il gioco.

Poi, la musica ha cominciato a cercare modelli di vendita online. Il cinema e la tv, no. Cioè, qualcosina sì, ma mica tanto. Negozietti online, qualche anteprima in flash, stile YouTube, sui siti americani (con pubblicità  e bloccati dal punto di vista della geografia di Internet solo agli Usa) sino a che non si è deciso che qualcosa di più concreto si poteva fare. La formula della vendita non piace al pubblico e non piace agli studios. Preferiscono vendere il Dvd. L’alta definizione invece piace relativamente meno: in realtà  i televisori non ci sono, oppure sono solo a mezza HD (il famigerato Hd Ready che in realtà  va benissimo per i tre quarti degli usi, soprattutto visto che i contenuti televisivi sono per la stragrande maggioranza in bassa definizione e la gente quando mette su un normale Dvd si sente già  gratificata dalla dimensione dello schermo e dall’upscaling, senza bisogno di miracoli HD). E la possibilità  di pagare poco segliendo online subito quel che si vuole è la cosa più importante. Talmente importante che Apple, quando ha capito la struttura del mercato, è stata la prima a buttarsi nella formula del noleggio come alternativa alla vendita in maniera organica e con lo stile e l’integrazione che caratterizzano i suoi prodotti.

Ecco dunque che adesso si è ricreata la situazione di mercato che c’era nel mercato dei Cd musicali: un formato fisico (il Dvd Blu-ray), un ampio mercato illegale (il download P2P), un piccolo mercato legale (iTunes Store e una pattuglia di altri, con clausole differenti). Se la storia si ripete, cresce tra i servizi legali via rete il migliore, cioè quello che offre la maggior semplicità , integrazione, prezzo equo e flessibilità  d’uso “fair” per il cliente. Il punto è che però a questo giro crescerà  più velocemente: la banda larga è già  molto diffusa e soprattutto il mercato Blu-ray è tutt’altro che consolidato, rispetto all’onnipresente Cd (o Dvd). La famosa finestra di opportunità , quella in cui si doveva infilare il Blu-ray per sostituire il Dvd e anticipare il donwload legale e illegale, è già  chiusa. A meno che non si inventino, come stanno facendo con il Blu-ray 2.0, un formato con delle novità  sostanziali rispetto al video “nudo e crudo” scaricabile da P2P o iTunes. Però, che sia chiaro, la battaglia è doppia ed è già  stata combattuta quasi completamente. Bisogna solo aspettare che si diradi un po’ il fumo e vedrete chi sarà  del vincitore…

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