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Addio, Sir Arthur C. Clarke.

Lo scorso 16 dicembre, quando ha compiuto 90 anni, ha voluto registrare un messaggio che poi i suoi assistenti hanno messo su YouTube (qui la traduzione). Era una registrazione di auguri e ringraziamenti, un po’ tristi ma sereni. Clarke, baronetto per meriti letterari della sua natia Gran Bretagna (e oramai lontana da più di cinquant’anni, dove era nato a Minehead, nel Somerset), si augurava tre cose: che la sua nuova patria (lo Sri Lanka) trovasse finalmente la pace, che il mondo potesse presto liberarsi dalla schiavitù del petrolio e che infine presto si trovassero le prove dell’esistenza di intelligenze extraterrestri.

Stanotte, a causa di un malore con complicazioni respiratorie legato all’avanzata età , Clarke si è spento. L’uomo, che ha mantenuto sino all’ultimo la freschezza intellettuale e la capacità  di stupirsi del secolo straordinario che ha attraversato, essendo nato nel dicembre del 1917, è stato uno dei tre grandi autori della fantascienza moderna, insieme a Robert A. Heinlein (scomparso ad 80 anni nel 1988) ed Isaac Asimov (scomparso nel 1992 a 72 anni).
Come gli altri due illustri colleghi, aveva scritto molto: quasi cento libri tra romanzi, saggi e raccolte di racconti. Aveva dato il suo contributo alla scienza (sua l’idea negli anni Cinquanta dell’impiego nel settore delle telecomunicazioni degli ancora teorici satelliti geostazionari e soprattutto sua l’idea non ancora realizzata degli “ascensori orbitali”), alla letteratura e alla fantasia di decine di milioni di lettori di tutto il mondo. Uno di essi, Stanley Kubrick, aveva costruito attorno al romanzo “2001 Odissea nello spazio” il lento ed elegante film del 1967.

clarke

Soprattutto, Clarke era diventato uno dei nostri ultimi grandi vecchi, un pezzo della coscienza sociale collettiva che aveva fatto dell’ottimismo verso la scienza e della purezza del suo lavoro un esempio e soprattutto un propulsore della nostra odierna industria culturale e indirettamente della società  stessa. Clarke aveva saputo legare attraverso la sua opera di scrittore, per il quale avrebbe voluto e sarà  ricordato, bisogni, sogni e desideri dell’umanità . Con una preparazione scientifica (era laureato in matematica e fisica) e una sensibilità  umanistica, aveva sempre voluto mostrare come i confini del nostro mondo fossero mentali e non fisici, psicologici e non intoccabili.

«Sono sempre stato orgoglioso di aver conosciuto molti astronauti che sono diventati tali anche per aver letto i miei libri. La conquista della Luna non ci sarebbe stata, così come molti avanzamenti tecnologici sono stati preceduti da persone che li hanno scritto e immaginati ben prima», ha dichiarato in una vecchia intervista, come riporta il New York Times.

La passione positiva e senza paura per il futuro e per il superamento dei nostri limiti è una nota che ha attraversato in maniera costante il lavoro di Clarke. L’idea che la scienza progredisca e che la nostra comprensione passi attraverso uno sguardo distaccato dalle routine mondane, è ad esempio anche uno dei temi alla base di 2001 Odissea nello spazio.

Clarke è ricordato anche per le sue tre leggi, cioè tre massime del suo pensiero che fanno da legato alla sua attività  di letterato vicino alla scienza:

– Quando un vecchio e famoso scienziato afferma che qualcosa è possibile, ha quasi sicuramente ragione: quando afferma che è impossibile, ha molto probabilmente torto.

– L’unico modo per scoprire i limiti del possibile è quello di avventurarsi un po’ al di là  di essi, nell’impossibile.

– Qualsiasi tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia.

Clarke ha auspicato la tranquillità  e la pace per la sua seconda patria, lo Sri Lanka, e il superamento di uno dei “nodi” storici dell’umanità  (nonostante il relativamente poco tempo da quando è in auge) cioè la dipendenza dal petrolio. Ma soprattutto, ha sperato che scoprissimo, o che venissimo scoperti, da una specie di intelligenze extraterrestri. àˆ un pensiero profondo, che non ha a che fare con la semplice idea in qualche modo morbosa di voler vedere gli “omini verdi”, ma è invece un atto di profondo amore verso l’umanità . Il confronto con l’altro è quello che aiuta l’individuo a costruire la sua identità  e la sua personalità . Altrimenti vi è solo paura, paranoia, delirio e solitudine. Clarke auspicava con convinzione che l’umanità  potesse costruire in maniera sana la sua identità  incontrando “l’altro”. Per vedersi dal di fuori, con occhi critici, capendo la futilità  di molte cose abusate e l’importanza di tante altre trascurate.

Questo è uno dei privilegi del “genere minore” della fantascienza: essere libera di indagare, speculare, pensare, auspicare e raccontare con occhi diversi da quelli dell’oggi un domani che ancora non è ben compreso. àˆ la memoria del futuro. àˆ il sogno che al risveglio può essere profezia, consolazione o stimolo. Arthur C. Clarke nel prendere commiato attraverso un saluto e un rigraziamento sereno per gli anni passati sull’astronave terra, “90 orbite intorno al Sole” come ha ricordato, ha auspicato con grande coerenza che il domani sia meglio dell’oggi e che lo stato delle cose possa cambiare con l’aiuto di un incontro speciale che ci consenta di capirci meglio e di crescere collettivamente.

Le sue idee, il suo candore, la sua capacità  di ispirare e la sua lucidità  nel vedere attraverso l’anima a tratti tenebrosa dei suoi simili mancheranno mentre immutabile per lunghissimo tempo il pianeta continuerà  la sua cavalcata intorno al Sole. Clarke ha vissuto una vita piena della quale si è detto ragionevolmente soddisfatto. Sta a noi continuare le nostre, crescendo e sperando che gli “omini verdi” arrivino presto.

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