Google Pixel Buds, scomode e complicate secondo molti siti USA

Pixel Buds, gli auricolari Google pensati per concorrere con le AirPods Apple, cominciano ad arrivare nei negozi americani. Ma le prime recensioni della stampa USA le stroncano.

I Google Pixel Buds fanno schifo, almeno questo è quello che si può dire in sintesi scorrendo un articolo di CNBC degli auricolari Google, pensati per concorrere con le AirPods Apple. CNBC, importante canale TV americano specializzato in notizie finanziarie, è stata una delle realtà giornalistiche che hanno ricevuto questi accessori, lanciati il mese scorso, insieme ai Pixel 2, e le stronca decisamente.

Tra le peculiarità di questi auricolari un sistema di gestione dei comandi basato su un singolo tocco (sulla falsariga degli auricolari wireless con AirPods di Apple), accesso istantaneo a Google Assistant, con la possibilità di avviare la riproduzione, inviare un messaggio o ottenere le indicazioni stradali senza bisogno di prendere lo smartphone, e il sistema di traduzione in tempo reale con supporto a 40 lingue.

“Ho usato le Pixel Buds sulle strade di Manhattan” spiega il technology products editor di CNBC, “parlando con un cameriere ungherese a Little Italy, vari venditori a Chinatown e altri ancora”. “Siorando il guscio esterno dell’auricolare destro è possibile pronunciare comandi, come ad esempio «Aiutami a parlare cinese» e le Buds avviano Google Translate permettendo di pronunciare ciò che si vuole comunicare all’interlocutore nell’altra lingua, e la traduzione dovrebbe essere riprodotta attraverso lo speaker dello smartphone”.

 

google pixel buds

Il problema, dice il redattore di CNBC, è che il microfono delle Pixel Buds è pessimo e raramente riesce a elaborare le richieste di traduzione. Il redattore dice che ha fatto decine di prove sulle strade di Chinatown ripetendo le stesse richieste ma a un certo punto si è reso conto che faceva prima a parlare direttamente usando il microfono integrato nello smartphone. Nei posti più silenziosi è stato in qualche modo possibile usare il sistema ma raramente il meccanismo di traduzione ha funzionato in altri ambienti.

Secondo CNBC le cuffie sono scomode, grosse e hanno l’aspetto di un prodotto economico. In più si tratta di un prodotto mal supportato dal software, visto che il presunto funzionamento automatico di abbinamento ha funzionato solo una volta in tutto il tempo del testo.

Rispetto alle Apple AirPods  hanno un solo vantaggio: hanno un aspetto meno bizzarro. Gli auricolari Apple, dice il redattore di CNBC, corrono il rischio di farci apparire ridicoli: «Di vestire un paio di strani orecchini in plastica. Le Pixel Buds, sono più normali: sono due blocchetti di plastica collocati dentro alle orecchie»

L’articolo si conclude sconsigliando l’acquisto. “La sensazione è quella di un prodotto a basso costo, scomodo ed è più facile usare l’app Google Translate direttamente sul telefono anziché armeggiare con gli auricolari cercando di avviare una conversazione”. “L’idea è carina ma semplicemente non funziona abbastanza bene da raccomandare a qualcuno il loro utilizzo a qualsiasi livello”.

CNBC non è l’unico sito a stroncare le Pixel Buds; anche The Verge parla di esperienza “complicata” e “frustrante” e BusinessInsider  boccia le cuffie in questione su tutta la linea: “scomode”, “irritanti”, e “deludenti” nell’uso.