COVID-19, Apple chiede il booster per rientrare in ufficio

Microsoft, Salesforce e Oracle vogliono il passaporto digitale per il vaccino Covid

Apple chiede ai vari dipendenti, inclusi quelli dei negozi al dettaglio, la certificazione di booster per tornare al lavorare in presenza, altrimenti sarà richiesto ogni volta un tampone recente per accedere a tutti i luoghi di lavoro.

È quanto previsto in indicazioni scritte in una nota interna inviata ai dipendenti della Mela e riportate dal sito The Verge. “A causa del declino nell’efficacia della prima serie di vaccini per la COVID-19 e l’emergenza di varianti altamente trasmissibili quali OMICRON, una dose booster è ora necessaria per stare al passo con le vaccinazioni e proteggersi da forme gravi della malattia”, scrive Apple nella mail interna.

The Verge riferisce che quando un dipendente Apple può fare la dose booster, ha quattro settimane di tempo per ottenere la certificazione successiva al completamento del ciclo vaccinale primario; i dipendenti che non si conformano a tale requisito dal 15 febbraio dovranno esibire tamponi recenti e sottoporsi a frequenti test per l’ingresso negli Apple Store, store di partner e negli uffici.

La politica adottata da Apple è simile a quella di altre aziende della Silicon Valley; anche Facebook ad esempio richiede già che i suoi lavoratori – per accedere agli uffici – siano vaccinati e a partire dal 28 marzo bisogna dimostrare di aver fatto la terza dose del vaccino anti Covid per poter lavorare in presenza negli uffici.  Alcune aziende per prudenza stanno offrendo ai dipendenti la possibilità di scegliere fra tre opzioni: in ufficio, da remoto a tempo pieno o temporaneamente – ancora per alcuni mesi da casa.

Bozza automatica

A settembre l’azienda ha comunicato a chiedere ai dipendenti quanti siano vaccinati contro il COVID-19, spingendo a farlo per lavorare con maggiore tranquillità. La Mela offre ai dipendenti statunitensi voucher utilizzabili per ottenere il vaccino nelle farmacie della catena Walgreens, oltre ad offrire la possibilità di vaccinazioni in loco nella San Francisco Bay Area e ad Austin (Texas) dove lavorano vari dipendenti. Apple retribuisce le ore che si perdono per il vaccino, e il congedo per malattia in caso di effetti collaterali.

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