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Il no di Jobs a Real, la storia si ripete?

La decisione di Jobs di dire “no” alla proposta di accordo con Real Networks ha fatto e farà  discutere. Anche diversi dei nostri lettori ci hanno scritto, chi per manifestare la loro opinione, chi per appoggiare l’operato di Jobs chi per farci sapere la loro contrarietà .

Tra le lettere più interessanti e stimolati abbiamo scelto questa di Matteo Fulgheri, che proponiamo all’attenzione detgli affezionati utenti del nostro sito come elmento di dibattito e discussione.

«Come vent’anni (e più?) fa, Steve Jobs è così miope da non vedere neanche di sfuggita quel che riserva il futuro. Neanche se sta commettendo un errore già  commesso a suo tempo. Il rifiuto di aprire l’architettura Macintosh costò alla nostra bella Mela un eterno share oscillante tra il 3 ed il 7%. Certo, anche allora sembrava assolutamente una follia aprire il Macintosh; a che pro? Nessuno aveva nulla di neanche paragonabile, né in termini di hardware (l’Intel 8086 “mangiava la polvere” del Motorola 68000) né tanto meno quanto a software (giravano varie versioni di DOS, su enormi e brutti computer che non avevano neanche il mouse!). Eppure in qualche modo (Microsoft e IBM scopiazzando il software coi loro vari Windows ed OS/2, Compaq aprendo “a forza” tramite reverse enineering il BIOS di IBM), dopo qualche tempo (diciamocelo, Apple era già  un concorrente piuttosto piccolo ben prima che uscisse Windows 95 o che iniziasse la dittatura di Internet Explorer), la concorrenza si è fatta sentire, eccome, scalzando di fatto Apple da una posizione che era sembrata di assoluto dominio.

Ci sono stati diversi, lunghi anni, in cui il futuro di Apple era seriamente, drammaticamente incerto: gli anni di Spindler ed Amelio, ad esempio, colmi di progetti e parole, ma di ben pochi risultati. C’è voluto il genio eclettico e determinato di Steve Jobs (ed un cambio di sponda da Motorola a IBM), oltre che, ai tempi, i design fruttati e plasticosi di Johnathan Ive, per risollevare la situazione. Vero, lo share resta sempre basso, ma seppur piccola la Apple di adesso è ben altra cosa rispetto alla Apple di fine anni ’90: OS solido e con un futuro davanti, i portatili in assoluto migliori in tutta l’industria, 6 miliardi di dollari in banca, e potrei continuare per molto.

Eppure la ciclicità  ineluttabile della Storia – o per meglio dire, di Steve Jobs – sta portando in una direzione che ad oggi può anche sembrare sensata (cosa di cui comunque non sono convinto), ma che in futuro potrebbe rivelarsi un fallimento completo. Così come lo è in retrospettiva la decisione di non aprire l’architettura Macintosh o di non fornire in licenza il System ad IBM (sì, è successo anche questo, più volte e anche in tempi piuttosto recenti – e no, anche prima dei cloni).

Per ora iPod domina, è un successo sia in termini di vendite che di profitti – anche se durante la conferenza di chiusura del trimestre fiscale è stato ammesso che i margini si ridurrando, passando da circa il 25% a circa il 20%. Il Music Store, quando va bene, va in pareggio – e anche questa è cosa nota. Meno noto forse che la promozione con Pepsi (apri una Pepsi e vinci un download sull’iTunes Music Store, 100 milioni di canzoni in palio) negli USA stia andando molto più lentamente del previsto, e che lo Store stesso nel suo primo anno di vita abbia venduto circa la metà  di quanto ci si aspettava al momento del lancio (50 milioni di canzoni circa contro i 100 previsti).

Alla luce di tutto questo un’alleanza con Real non sembra in effetti indispensabile, né sul lato dell’hardware né su quello del software. Ma in futuro? Che le cose rimangano sempre così, o che migliorino, sembra più una rischiosa scommessa che un’incrollabile certezza. Chi può sapere in quali acque si troverà  a navigare l’iPod e l’iTunes Music Store da qui a due anni? Avere un alleato, pur piccolo, contro Microsoft non mi pare possa far altro che giovare, a lungo termine. Se non altro potevano almeno discuterne, vedere in che termini un’eventuale alleanza fosse possibile.

Steve Jobs ha invece scelto una strada già  percorsa, il sistema completamente chiuso, consentendo al massimo un re-branding come con l’iPod azzurro di HP, che già  una volta ha portato la Mela a marcire quasi completamente, fino al torsolo – e ci sono voluti germogli nuovi, come l’innesto (perdonate la metafora agricola!) di OpenSTEP sull’antico Toolbox del System classico per dare nuova vita a tutto il mondo di utenti e sviluppatori che ruota attorno ad Apple. Mr. Jobs ha deciso di puntare ancora sul doppio zero della roulette – e anche se ora non sembra una scelta d’importanza capitale spero ugualmente che qualcuno lassù, stavolta, ce la mandi buona….»

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