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Intel pensa già ai processori da 7 nanometri e alle CPU del 2020 in poi

Intel comincia a preparare il terreno per futuri processori che saranno realizzati con tecnologie costruttive a 7 nanometri. Da un annuncio per la ricerca di personale si evince che l’azienda è alla ricerca di un “CPU architect/researcher” per il recentemente nato Microarchitecture Research Lab di Bangalore (India). La parte interessante dell’annuncio è quella dove si spiega che lo scopo di tale laboratorio è “Aprire la strada alla ricerca e allo sviluppo avanzato di CPU e CPU per l’orizzonte temporale del 2020 e oltre”. Nell’annuncio si spiega ancora che con “concepimenti e strategie radicali nella prototipizzazione, il Lab mira a riposizionare la traiettoria degli odierni core nelle CPU e GPU verso una maggiore potenza ed efficienza, pur continuando a offrire performance da leader industriale”.

Come abbiamo spiegato qui, per passare ai 7 nanometri è necessario superare vai problemi con materiali che attualmente limitano le tecniche utilizzate per ridurre le dimensioni fisiche dei semiconduttori e ostacolano la possibilità di realizzare i chip. I transistor in silicio, minuscoli switch che trasportano le informazioni su un chip, sono stati rimpiccioliti anno dopo anno, ma si stanno avvicinando al limite fisico. Le dimensioni sempre più piccole, che ora raggiungono la nanoscala, ostacoleranno l’aumento delle prestazioni, data la natura del silicio e le leggi della fisica. Entro qualche altra generazione, le classiche riduzioni dimensionali non produrranno più i sostanziali vantaggi in termini di minore consumo, minore costo e processori a più elevata velocità a cui il settore è ormai abituato. In futuro sarà necesario pensare a nuovi materiali. I big del settore stanno da tempo studiando le proprietà di nanotubi di carbonio oltre ad approcci computazionali quali il neuromorphic computing, il grafene, la fotonica del silicio e il quantum computing.

A proposito di quantistica Intel ha recemtemene annunciato una collaborazione decennale con l’Università tecnologica di Delft e TNO, l’organizzazione olandese per la ricerca applicata, per accelerare le innovazioni nel calcolo quantistico. Per raggiungere questo obiettivo, il produttore di CPU investirà 50 milioni di dollari e dedicherà risorse di engineering sia presso le due strutture che internamente a Intel, oltre a garantire il supporto tecnico.

I computer quantistici utilizzano quantum bit (qubit), a differenza dei computer digitali che sono basati su transistor e richiedono che i dati vengano codificati in cifre binarie (bit). I qubit possono esistere in più stati contemporaneamente (sovrapposizione di stati quantistici), offrendo il potenziale per eseguire un gran numero di calcoli in parallelo, accelerando il tempo richiesto per la risoluzione.

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