iPhone in Europa, tariffe a confronto e il mito dei dati illimitati

Macity mette a confronto le tariffe europee con quelle italiane e scopre che se l'Italia piange, il resto del Vecchio Continente non ride. Costi giornalieri con differenze di forma ma non di sostanza e quasi in nessun paese dati realmente illimitati (per quel che servono su iPhone).

In questi giorni si è discusso molto su Internet delle tariffe di iPhone. Nel mirino, come noto, ci sono i prezzi praticati dagli operatori italiani giudicati esosi e fuori mercato dal punto di vista del costo soprattutto in rapporto al confronto con piani tariffari praticati nel resto del mondo. Rinviando un’analisi dettagliata della proposta commerciale di Vodafone e Tim, cui dedicheremo un articolo apposito, dando voce anche agli stessi operatori mobili oltre che a chi si è fatto portavoce delle critiche, e affrontando la tematica del raffronto con altri carrier, Macity ha voluto raccogliere ed elaborare i dati che provengono da alcuni dei principali operatori europei mettendoli a confronto.

TIM

Lo sforzo che abbiamo compiuto è stato quello di cercare di uniformare le tariffe fornendo come parametro base il costo di possesso giornaliero di un iPhone in versione 8 GB o 16 GB, costo che abbiamo ottenuto sommando il prezzo dei canoni mensili, così come sono stati espressi dagli operatori, sommato del prezzo del terminale in forma sovvenzionata (là  dove lo è stato) diviso per i giorni di durata dei contratti. Abbiamo così ottenuto, oltre che il costo quotidiano di un iPhone nei vari paesi, anche l’esborso totale per il periodo di tempo contrattuale. Per offrire ulteriori parametri abbiamo presentato altri numeri di interesse: i minuti giornalieri di comunicazione a disposizione, gli Sms e i dati giornalieri.

Vodafone italia

Il raffronto, pur non tenendo in conto il costo della vita che incide sul potere di spesa e quindi sul peso che ha “mantenere” un iPhone, può essere utile a ciascuno per formarsi una idea sulla convenienza o meno dell’offerta italiana in rapporto al resto del Vecchio Continente. Da parte nostra preferiamo tralasciare i giudizi assertivi, limitandoci solo a qualche nota.

La prima riguarda la critica sulla mancanza di dati illimitati nell’offerta degli operatori mobili italiani, uno dei principali elementi di polemica di questi giorni.
Giusta o sbagliata che sia questa critica essa dovrebbe essere estesa a gran parte dei gestori europei.

Nel nostro continente sono pochi quelli che hanno una politica realmente a dati illimitati. O2 nel Regno Unito e, per alcune tariffe, T-Mobile in Germania.

UK
germany

Altri offrono tariffe a dati illimitati ma con velocità  piena solo fino ad una certa soglia, altri ancora hanno, anche su tariffe di fascia medio alta, quantità  di dati risibili. Un esempio è Orange in Francia che a 119 euro al mese offre solo 500 MB di dati; altri hanno dati ridotti all’osso in tutte le opzioni tariffarie.

francia

In generale in tutta Europa, fatte salve alcune eccezioni, sembra quindi prevalere il concetto che riduce il traffico Internet su rete mobile ad una sorta di “lusso”. Questo punto di vista, tradotto in cifre molto elevate a tutte le latitudini (per non parlare del roaming…) ha limitato un reale ed efficiente utilizzo della rete cellulare per il trasporto dei dati. Solo poche realtà , (eminentemente “3” e per qualche tariffa, almeno in Italia, Wind) hanno preso di petto il problema, proponendo qualche cosa di realmente conveniente.

svizzera
olanda
hong kong
svezia
canada

Una seconda nota riguarda proprio il concetto di dati illimitati che per una larga fascia di utenza e per un gran numero di operatori, altro non è che uno semplice strumento di marketing. Con iPhone, come ben sa chi lo utilizza, è molto difficile raggiungere soglie dati molto elevate tali da giustificare davvero il bisogno di un contratto senza limite di dati. Il perchè è presto detto: iPhone elimina alla radice i principali fattori di consumo intensivo di banda.

Il telefono di Apple non scarica filmati in flash (che sono, oltre che molto frequenti, uno degli elementi più pesanti delle pagine Web moderne), non permette di fare peer to peer nè di comprare musica da iTunes (via rete cellulare) né si può collegare come modem ad un computer infine non si usa per il Voip. Ci sono poi limiti dettati dal formato ergonomico di iPhone: difficilmente qualcuno può navigare usando l’ottimo ma piccolo schermo di Apple per raggiungere quei 40/50 MB al giorno in traffico Web che consentirebbero di bollare come del tutto insufficienti i limiti posti dagli operatori europei più generosi invocando come indispensabili le tariffe a dati illimitati.

Ma anche ammesso che qualcuno stia tutto il giorno a scaricare pagine web con iPhone, esiste un limite tecnico invalicabile, dettato dalla durata della batteria che da solo basta a limitare in diverse situazioni le quantità  di dati scaricabili dalla rete cellulare. A meno di non voler pensare che si voglia usare iPhone collegato all’alimentazione per andare in Internet.

Allo stato attuale delle cose si può dire che i rischi che insidiano la soglia traffico, in condizioni normali (e dando per scontato che le applicazioni più pesanti da App Store vengano scaricate via Wifi) siano sostanzialmente due: gli “allegati-bomba” (file da 5-10 MB un malcostume che la diffusione dell’Adsl sta facendo dilagare) che si fatica ad identificare in Mail su iPhone e la visita frequente della sezione YouTube. A queste si aggiungono i filmati in streaming QuickTime, anche questi abbastanza pericolosi se ci si lascia prendere la mano, ma piuttosto rari.

Al di là  di queste eccezioni, molto probabilmente il GB offerto da Tim e da altri operatori, che rappresenta nella maggior parte dei casi anche la soglia massima vista in Europa, fatto salvo per i pochi operatori con dati illimitati, sta largo a buona parte dei clienti. Probabilmente pochi riuscirebbero a superare 1,5 GB al mese; forse nessuno è in grado di arrivare a consumare 5 GB in 30 giorni.

A fronte di tutto questo, semmai, si deve ritenere un errore d’immagine e di marketing la scelta degli operatori di non offrire tariffe illimitate. Sapendo benissimo che i clienti nella stragrande maggioranza dei casi non arriveranno mai soglie alte di dati trasferiti, scelte diverse (più dati anche a scapito di minuti in voce e Sms) probabilmente avrebbero prodotto effetti benefici: tranquillità  ai clienti, meno proteste, più abbonamenti e nessun impatto sui loro bilanci perché alla fine, passata la novità  e l’effetto “lo faccio vedere agli amici”, pochissimi avrebbero davvero superato qui 500 MB o 1 GB al mese che è nei limiti oggi dichiarati dalla maggior parte dei carrier europei.

Una terza puntualizzazione riguarda il confronto con gli Stati Uniti.

USA

At&T non sembra avere affatto quelle tariffe abbordabili magnificate da qualche parte. In primo luogo tutte le tariffe vanno sommate delle tasse statali, simili alla nostra Iva, (mentre quelle europee sono sempre con l’imposta sul valore aggiunto), in secondo luogo la telefonia mobile americana, oltre che meno efficiente di quella europea (copertura inferiore, tecnologie più datate), impone di dimezzare ogni soglia di minuti perché si contano sia in minuti in uscita che quelli in entrata; in pratica se un piano prevede 500 minuti e si ricevono chiamate per 500 minuti si avrà  esaurito il bonus. In aggiunta a questo tutte le agevolazioni non valgono quanto il nostro referente remoto, la persona che stiamo chiamando, è fuori dal network di At&T. Infine non si può non notare come, se è vero che ci sono dati illimitati, è altrettanto vero che non ci sono Sms compresi.

Se proprio si vuole cercare la terra promessa di iPhone si deve guardare oltre Manica dove, effettivamente, le tariffe di O2 sembrano dare quel che serve ad un cliente che acquista il telefono: quantità  di minuti contenuta, ma onesta, in tutti i piani in rapporto al costo, un congruo numero di Sms e il sopracitato piano dati illimitato anche sulla tariffa base che proprio grazie ai dati illimitati maschera, per l’effetto pace dei sensi, la risibile quantità  di minuti e di Sms.

E se non ci si accontenta della terra promessa ma si vuole il Nirvana allora lo sguardo deve spingersi verso oriente, ad Hong Kong dove con 1,34 euro al giorno si ottiene più o meno il doppio di quel che in Italia costa 3,75 euro.

Ma paragonare Italia (ed Europa) con la ex colonia britannica, specie nel campo dei beni di consumo in campo elettronico, almeno sotto il profilo dei costi, è come paragonare le pere con le mele. àˆ forse possibile paragonare un mercato dove un MacBook Air costa 1200 euro con un altro dove costa 1699 euro o un iPod nano costa 93 euro invece che 139 euro?

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