Jon Rubinstein: “Sono il Jobs di Palm”

Il CEO di Palm ora dirigente di HP, riconosce come la sua azienda avrebbe dovuto guidare il mercato degli smartphone. Rubinstein ha paragonato il suo arrivo in azienda nel 2007 alla situazione che si trovò di fronte Jobs al suo ritorno in Apple nel 1996, quando l’obiettivo era rimediare ad anni di errori.

Jon Rubinstein, CEO di Palm ora dirigente di HP, con rammarico sembra voler confessare come la sua azienda avrebbe dovuto guidare il mercato degli smartphone. La società è stata tra le prime a investire in questa categoria di prodotti, creando il mercato dei PDA con il Palm Pilot prima e degli smartphone con il Treo dopo, ma ha dissipato tale privilegio, consentendo ai competitor di recuperare in breve tempo il terreno perduto. Rubinstein ha paragonato il suo arrivo in azienda nel 2007 alla situazione che si trovò di fronte Jobs al suo ritorno in Apple nel 1996, quando l’obiettivo era rimediare ad anni di errori.

“Per primogenitura, Palm avrebbe dovuto dominare il mercato degli smartphone, ma ha perso la via” ha detto Rubinstein, “una storia molto simile a quanto accaduto con Apple”. La società nel corso dell’ultimo decennio, ha solo fatto deboli progressi, aggiornando in modo poco importante gli smartphone e il PalmOS, quest’ultimo alla fine venduto ai giapponesi di Access. La società ha in seguito cercato di riagganciare il mercato, producendo dispositivi con Windows Mobile, ma è stata fermata dall’avanzata dall’iOS di Apple e da altre agguerrite piattaforme nate nel frattempo. Rubinstein si è lasciato sfuggire alcuni dei dipendenti migliori, cercando in seguito di assumere baldanzosamente nuovi dipendenti (inclusi ex dipendenti Apple che in alcuni casi avevano lavorato sull’iPhone).

Rubinstein non rivela quali sono le sue idee per il futuro, ma ha fatto accenni al PalmPad e “ad alcuni smartphone” che sarebbero in dirittura di arrivo.  Il dirigente mette in guardia chi critica l’attuale stato di Palm (acquisto completato da HP solo a luglio di quest’anno) poiché, a suo dire, il prossimo anno la società e la scaletta di prodotti disponibili saranno “in una posizione molto diversa” da quella attuale.

[A cura di Mauro Notarianni]