La lunga e travagliata storia del nuovo logo HP

Inizialmente rifiutato, dietro il nuovo logo di HP c’è uno studio di design del Regno Unito che ha dovuto faticare non poco per far convincere il mondo gerarchico e burocratico di Hewlett Packard.

HP ha da qualche anno rinnovato il logo. Il nuovo simbolo è visibile sul laptop Spectre 13 e sulla linea Envy ma è ormai usato come un segno distintivo su stampanti, software, servizi web, ecc. The Verge parla di “un drammatico e lungimirante cambiamento”, esattamente ciò che il produttore cercava quando nel 2011 il marchio è stato per la prima volta concepito e mostrato.

Dietro un logo apparentemente semplice ma ricercato c’è una lunga storia, curiosa per chi, come tanti dei nostri lettori, si interessa di design e grafica. Tutto è iniziato nel dicembre del 2008 quando l’azienda statunitense ha commissionato all’agenzia creativa britannica Moving Brands il redesign dell’identità aziendale. Oggi Moving Brands ha uffici a San Francisco, New York e Zurigo ma all’epoca aveva un solo studio a Londra che aveva avuto la fortuna di essere stato notato da uno dei pezzi grossi di HP.

Mat Heinl, CEO di Moving Brands che ha guidato i creativi che si sono occupati del redesign del brand, ha spiegato le sfide del compito assegnato e come la sua azienda ha lavorato per risolverle. Un lavoro che inizialmente si pensava di poter portare a termine in poche settimane, in realtà ha richiesto anni.

Heinl e la sua socia Hanna Laik, consulente che in precedenza aveva lavorato per Nokia, presto si trovarono a dover affrontare il mondo gerarchico e burocratico di HP. Tutti, dal CEO ai vari membri del consiglio di amministrazione, fino al capo del marketing, ai vice presidenti esecutivi, fino ai responsabili regionali, a quelli di design e marketing ritenevano di essere parte interessata nel redesign del brand. Heinl descrive il procedimento come una litania infinita di incontri con ” centinaia di persone” in HP, senza contare che questi avevano ingaggiato nel frattempo anche aiuti esterni i cui desideri e consigli bisognava tenere in conto.

“Piantiamola con le stronzate: è difficile, molto difficile bilanciare le richieste interne di HP e altre agenzie esterne” spiega Heinl che a un certo punto ha capito come far funzionare tutto, producendo “centinaia di migliaia” di rappresentazioni grafiche e fisiche di un nuovo brand “olistico” che poteva essere usato in tutto il mondo senza allo stesso tempo essere identico ovunque apparisse o apparire frammentato come l’esistente. In due anni e mezzo di lavoro, la reinvenzione del brand HP ha richiesto un lavoro impressionante. Tutto quello che era associato con il nome HP è stato tenuto in considerazione, dalle interfacce utente, a come sarebbe apparso nei punti vendita, inclusa la coerenza dal punto di vista della progettazione industriale, il tutto tenendo conto della volontà di presentarsi con una vision unificata di azienda tecnologica pronta per il futuro.

HP produce 100 milioni di dispositivi l’anno e nel momento in cui la riorganizzazione è stata commissionata, i prodotti arrivavano a 47.000 diverse combinazioni possibili. Il redesign per un brand così importante è un lavoro complesso: non basta cambiare contrasto ai colori, usare un font curioso e creare un logo bello da vedere. Il lavoro dei designer è stato complicato da particolari avvenimenti e cambiamenti ai piani alti come ad esempio l’acquisizione di Palm e la nomina di tre diversi CEO, inclusi Leo Apotheker e Meg Whitman, ognuno con visioni, stili ed esperienze professionali differenti.

Per farla breve, il lavoro di rinnovamento del logo è durato cinque anni, arrivando a creare non solo un marchio ma a delineare anche segni distintivi e un’identità visuale che rende viva e riconoscibile la linea di prodotti. Un brand deve non solo rendere un prodotto riconoscibile ma evocare una percezione, trasmettere carisma, diventare un elemento che aiuta a distinguersi dai concorrenti e tenere conto di specifiche regole d’uso in vari contesti, elementi che da soli valgono più di mille prodotti insieme.

  • WotanGod

    Praticamente il nuovo logo BP (bp – British Petroleum).
    Un grossolano flop che permette di confondere due caratteri così formalmente simili con H e B in stampatello minuscolo.
    Cinque anni per una cantonata miliardaria simile?

    • Come non essere d’accordo? Il logo si legge bp e non hp. L’astrazione in questo caso non funziona.

      • Macuser

        Secondo me un logo non deve essere letto. Soprattutto non deve essere letto un logo che è un’evoluzione del precedente (una minimalizzazione direbbe Ive …).
        Personalmente trovo che nel tagliare abbiamo finito per dilatarlo in orizzontale contraddicendo, in parte, la natura di carattere Narrow del tradizionale che a me piaceva parecchio in formulazioni non “tecno”

      • Igor Venturi

        L’unica cosa che non ci ho letto è BP?

        E comunque non ho ancora capito perché hanno modificato il marchio FIAT è quello Lancia ??? Mercedes da quando ha messo la stella a tre punte lo ha mai cambiato? Ferrari per dirne un’altra! Non capisco forse volevano dare un taglio netto al passato

        ciao

        igor

  • Saccente

    Il logo precedente aveva già tutte le caratteristiche precedenti. Ed il messaggio che trasmetteva era quello dell’alta qualità, solidità, affidabilità. Praticamente una garanzia. Ora è una cretinata, come il precedente marchio Fiat con le 4 linee oblique. Ecco perché ci sono voluti anni. Se il logo fosse stato geniale, sarebbero bastati pochi secondi per essere accettato. Così funziona l’intuizione.

    • Roberto Van Heugten

      Peggio che mai, le barrette Fiat erano cinque. Ma appena allo stile è arrivato qualcuno che ne capiva un po’ più di niente, sono tornati di corsa al vecchio logo stile anni ’60, che alla fine è il più bello che potessero usare da lì all’eternità.
      VW, Audi, Mercedes, BMW, Esso, Shell, loghi vecchi di decenni ma che hanno un’identità insostituibile… In Hp avranno avuto un po’ di soldi da buttare. Certo che soldi e tempo, e centinaia di colloqui, per generare un aborto simile….

    • Macuser

      Erano 5 le linee parallele, 4 erano i parallelepipedi di F I A T

  • CAIO MARIZ®

    Nuovo logo vecchi problemi, non acquisterò mai più in vita un PC HP, le stampanti invece funzionano egregiamente

    • WotanGod

      Dipende molto dalla categoria del PC.
      Il settore professionale è di alta qualità e va molto, molto bene.
      Purtroppo è letteralemte CROLLATA la qualità del servizio di assistenza: faccio decine di telefonate di intervento all’anno e da un anno a questa parte è impossibile farsi fare assistenza come negli anni passati.
      Spesso risolvo coi clienti in modo del tutto autonomo: non si possono far aspettare utenti fermi in studi professionali un mese e mezzo dicendo che la pratica è in lavorazione…