HomeMacityFinanza e MercatoPer Apple scatta la minaccia antitrust dalla Digital Platform Commission

Per Apple scatta la minaccia antitrust dalla Digital Platform Commission

Sembra che non passi quasi una settimana senza che Apple riceva una nuova minaccia antitrust, e l’ultima in ordine di tempo è quella proposta dalla Commissione federale per le piattaforme digitali con cui si chiede di indagare sui comportamenti anticoncorrenziali dei negozi digitali di cui farebbe per l’appunto parte anche l’App Store.

Il senatore degli Stati Uniti Michael Bennet sostiene che, sebbene il Dipartimento di Giustizia americano e la Federal Trade Commission svolgano già «un lavoro ammirevole», non avrebbero l’esperienza tecnologica necessaria per mettere in atto una solida supervisione. Per questo motivo viene introdotto oggi il Digital Platform Commission Act, «la prima legislazione con cui si viene a creare un organismo federale esperto e autorizzato a fornire una regolamentazione completa e specifica per il settore delle piattaforme digitali in modo tale da proteggere i consumatori, promuovere la concorrenza e difendere l’interesse pubblico».

La nuova Commissione federale per le piattaforma digitali avrebbe il mandato, la giurisdizione e un’ampia serie di strumenti per sviluppare e applicare guardrail ponderati per un settore che è stato lasciato per troppo tempo a scrivere le proprie regole, con gravi conseguenze per tutto, dalla salute mentale degli adolescenti alla disinformazione a pratiche anticoncorrenziali che hanno danneggiato le piccole imprese […] Oggi, il Dipartimento di giustizia e la Federal Trade Commission controllano in gran parte le piattaforme digitali. Nonostante il loro ammirevole lavoro per far rispettare le leggi antitrust e di protezione dei consumatori esistenti, mancano del personale esperto, delle risorse e della cultura orientata alla tecnologia necessarie per una supervisione solida e continua.

La proposta prevede una commissione di cinque persone nominate dal Presidente e approvate dal Senato che avrebbero le competenze tecnologiche necessarie per svolgere questo tipo di lavoro in maniera efficace: esperti in settori rilevanti tra cui informatica, sviluppo software e politica tecnologica – si legge – che tra le altre cose avrebbe il compito di lottare contro la disinformazione che circola sui social e col potere di affrontare le questioni antitrust.

antitrust

Nello specifico avrebbero accesso alle piattaforme digitali educative, ai servizi pubblici e ai sistemi di sicurezza pubblica e dovrebbero occuparsi di garantire una piena concorrenza per il benessere dei consumatori, portando ad esempio a prezzi più bassi e una migliore qualità del servizio.

Col potere di multare i giganti della tecnologia fino al 15% delle loro entrate, dovrebbero inoltre lavorare per prevenire la concentrazione del potere da parte delle società private sulle infrastrutture digitali più critiche e proteggere i consumatori «da pratiche ingannevoli, sleali, ingiuste o abusive commesse dalle piattaforme digitali» e garantire che i loro algoritmi «siano equi, trasparenti e sicuri».

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