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Lo smart working fa lavorare di più gli italiani ma ne migliora l’umore

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Lo smart working riduce il tempo nei viaggi e lo stress da confronto costante con i colleghi anche se fa lavorare di più. Lo dice un sondaggio di Kaspersky (qui il report completo elaborato su vari pesi) dal quale emerge come in smart working più della metà dei dipendenti italiani abbia sperimentato un aumento del carico di lavoro anche se il 66% ha dichiarato che quando lavora da casa si sente meno stanco; il 31% ha riferito di avere addirittura più energia.

I numeri sciorinati da Kaspersky parlano anche di altri vantaggi: il lavoro a distanza è stato ben accolto: il 61% dichiara di non aver notato un aumento dell’ansia dovuto agli straordinari, mentre il 32% degli intervistati si sente addirittura più a suo agio a lavorare da casa.

La ragione potrebbe risiedere nel fatto che lavorare da remoto consente uno stile di vita più equilibrato: si evitano i lunghi spostamenti, è più facile portare avanti degli hobby e trascorrere più tempo con i propri cari. Questo ha consentito di migliorare il benessere degli italiani e la salute generale.

Malgrado ciò, la percentuale di dipendenti italiani a cui manca la comunicazione dal vivo con i propri colleghi è ancora abbastanza significativa. Infatti il 34% dei dipendenti italiani si sentirebbe isolato.

Una soluzione che si sta rivelando sempre più popolare in Italia è il modello di lavoro ibrido: nella prima parte del 2021 ormai quasi la metà dei dipendenti italiani (47%) è passata a lavorare in modalità mista.

Altre soluzioni che potrebbero essere implementate sono quelle che riguardano il benessere aziendale. Molte aziende in Italia stanno cercando nuovi modi per aiutare i dipendenti a gestire il potenziale burnout. Il 70%, infatti, sta investendo in corsi di formazione per migliorare le competenze di base, come il management e la gestione del tempo (27%). Alcune aziende offrono anche diversi benefit, come permessi retribuiti aggiuntivi o ferie (14%) e propongono consulenze e corsi online per il benessere personale (13%). Tuttavia, dal report emerge che c’è ancora molto da fare per limitare l’aumento del carico di lavoro per chi lavora da casa. Solo il 40% delle aziende italiane ha intrapreso almeno una misura pratica che va in questa direzione, ad esempio implementando l’automazione delle operazioni di sicurezza o l’assunzione di personale aggiuntivo per far fronte al burnout dei dipendenti.

L’assenza di tecnologie o apparecchiature adeguate compromette la produttività di chi lavora da casa

Con l’evolversi delle esigenze dei dipendenti, dovrebbero cambiare anche le strategie aziendali. Tra i consigli per le aziende: se le circostanze lo consentono, cercare di essere flessibili e aperti a vari formati lavorativi, dducare i dipendenti all’utilizzo di pratiche di sicurezza quando lavorano in remoto, affrontare i problemi alla base del burnout in modo sistematico, considerando non solo il carico di lavoro dei dipendenti ma anche l’equilibrio tra controllo e domanda, nonché le pratiche di gestione, prevedibilità, supporto sociale, ridistribuzione del lavoro, etc. Tutti i fattori devono essere tenuti in considerazione.

 

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