Trent’anni fa nasceva Pixar, la terza creatura di Steve Jobs

Pixar, la casa di produzione cinematografica specializzata in computer grafica, compie in questi giorni 30 anni. La  divisione della Lucasfilm di George Lucas fu acquisita da Steve Jobs per 10 milioni di dollari nel 1986, rendendola indipendente e rinominandola Pixar Animation Studios.

Il 3 febbraio del 1986 nasceva la Pixar. L’anno prima George Lucas era alla ricerca di qualche investitore interessato a guidare una società software e il relativo team di sviluppatori. Ci furono incontri con varie aziende potenzialmente interessate ma quello decisivo fu un visitatore inaspettato:
Steve Jobs. Estromesso dalla Apple che aveva fondato nove anni prima, aveva creato una nuova azienda, la NeXT, grazie alla quale nacquero i rapporti con George Lucas.

PixarAlan Key (papà dello SmallTalk e per anni in Apple), parlò a Steve Jobs della Pixar e questo andò a parlare con Ed Catmull (uno dei fondatori della casa di produzione cinematografica). “Mi parlò del suo sogno di realizzare il primo lungometraggio animato digitale”, disse Jobs, “e finii per fare mio quel sogno, sia spiritualmente, sia finanziariamente”.

Jobs acquistò la Pixar, investendo inizialmente 5 milioni di dollari nella Lucasfilm e 5 milioni di dollari come fondo per la nascente nuova società: la Pixar Animation Studios. Jobs comprese che i membri del team non erano solo ingegneri ma visionari con idee favolose che lavoravano su qualcosa di innovativo e affascinante. Prima di arrivare alla produzione del primo lungometraggio, la Pixar si cimentò in vari cortometraggi, presentati in eventi come il SIGGRAPH (annuale conferenza sulla grafica computerizzata). Nel 1987 “Luxo Jr” fu il primo film 3D animato al computer a ricevere una nomination agli Oscar: un piccolo capolavoro che cambiò il modo di intendere la computer grafica (favolosi per l’epoca gli algoritmi usati per le ombreggiature e le illuminazioni) e il trampolino di lancio della Pixar, al punto che la lampada protagonista dellla divertente animazione divenne il simbolo stesso dell’azienda.

Steve Jobs con John Lasseter
Steve Jobs con John Lasseter

Negli anni successivi furono prodotti molti altri cortometraggi fino a quando la Disney propose un accordo: se fossero stati in grado di realizzare una sequenza animata di mezz’ora, sarebbero riusciti a realizzarne una di un’ora e mezza. Il direttore creativo Lasseter (altro fondatore della società) e il suo gruppo abbandonarono momentaneamente i cortometraggi per dedicarsi alla realizzazione di Toy Story, il primo film d’animazione completamente sviluppato in computer grafica, che uscì – dopo una storia tormentata – nel 1995.

Larry Ellison, il CEO di Oracle, raccontò che prima dell’uscita di Toy Story, Jobs guardava ripetutamente le scene e invitava gli amici a casa per condividere con loro la sua nuova passione: “Non so dire il numero delle versioni di Toy Story che ho visto prima che il film uscisse nelle sale”. Era diventata una forma di tortura. Andavo da Steve e mi faceva vedere l’ultimo miglioramento del 10 per cento”. Steve era ossessionato dal fare le cose al meglio – sia dal punto di vista della sceneggiatura, sia della tecnologia – e non si accontentava di niente di meno della perfezione”.

8053.SJT-4.jpg-500x0In concomitanza con l’uscita di Toy Story, Jobs decise che sarebbe stata l’occasione per la quotazione in borsa della Pixar. Le banche erano dubbiose e dicevano che era impossibile (negli ultimi anni l’azienda non aveva fatto altro che bruciare liquidità) ma le cose cambiarono con le prime proiezioni: Toy Story fu un successo epocale di pubblico e critica (divenne il film con i maggiori incassi dell’anno). L’offerta pubblica di collocamento delle azioni arrivò una settimana dopo l’uscita del film. Jobs aveva scommesso sul successo del film e l’azzardo pagò alla grande, al di là delle più ottimistiche previsioni. Nella prima mezz’ora le azioni schizzarono a 45 dollari e gli scambi dovettero essere sospesi per eccesso di richieste di acquisto. Il successo significava che la Pixar non sarebbe stata più dipendente dalla Disney per la produzione dei film.

Molti anni dopo, a gennaio del 2006, la Disney comprò la Pixar per 7.4 miliardi di dollari, permettendo a Jobs di recuperare i molti altri milioni di dollari nel frattempo spesi in questa creatura che aveva supportato e nella quale aveva sempre creduto (per la cronaca, la famiglia Jobs è ancora il più grande azionista del gruppo Disney). Nell frattempo sono nati molti nuovi studi di animazione, alcuni dei quali anche molto agguerriti, ma certamente la Pixar rappresenta ancora oggi “la fabbrica dei sogni” e della creatività per eccellenza.

Per conoscere altri dettagli su Jobs e la Pixar vi rimandiamo a questo articolo nel quale Robert A. Iger, presidente e amministratore delegato di Disney, ricorda i suoi rapporti con il defunto co-fondatore della casa di Cupertino. In un diverso nostro articolo, trovate alcune interessanti considerazioni sulla figura di Jobs da parte di Ed Catmull, il presidente di Pixar Animation Studios.

Macitynet ha visitato la sede della Pixar nel 2009 (qui il nostro completo resoconto fotografico con l’intervista a Guido Quaroni).

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