Napster, bilancio che non entusiasma

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Napster presenta il bilancio trimestrale e l’ammanta di ottimismo, ma i numeri raccontano una storia che non convince. Se iTunes Music Store era lontano ora lo è ancora di più.

Napster fa progressi nel bilancio ma non avvicina Apple, anzi il concorrente è sempre più lontano. A raccontare questa storia sono i numeri del bilancio presentati ieri che, benché la società  un tempo conosciuta come Roxio e ora tutta dedita al mondo della musica digitale, ammanti i numeri del trimestre di un grande ottimismo.

In particolare, al di là  del passivo di 16,4 milioni di dollari, solo marginalmente più basso di quello di 16,9 milioni di dollari del trimestre precedente (pur a fronte di un significativo incremento del fatturato) e più alto di quanto prevedessero la maggior parte degli osservatori, quel che colpisce è il raffronto pesantemente negativo con quanto ha fatto Apple durante lo stesso periodo.

Napster infatti sottolinea come una importante vittoria il raggiungimento di un fatturato di 12,1 milioni di dollari e l’incremento del 30% rispetto al trimestre precedente, ma nel corso dello stesso periodo Apple ha messo a segno un incremento dell’80% del fatturato. Il dato è sotto gli occhi di tutti e per ricavarlo basta leggere quanto Cupertino riporta al riga “Altri prodotti musicali” dell’ultimo bilancio. Questa voce comprende proprio il fatturato di iTunes Music Store cui si aggiungono solo poche frattaglie determinate dal commercio degli accessori di iPod di produzione Apple. Complessivamente, dunque, se in precedenza Appe incamerava un fatturato di 10 volte quello della concorrente ora fattura 14 volte di più. In pratica si può pensare che se è vero che Napster è cresciuto questo può essere avvenuto per effetto del forte traino che la musica digitale sta avendo in tutto il mondo e in particolare negli USA, ma anche che non ha saputo approfittare altrettanto bene della concorrenza di questo trend.

Se si fa qualche altro conto si scopre poi che Napster per l’anno in corso prevede di fatturare 43 milioni di dollari, in pratica meno di un quarto di quanto Apple ha fatturato nel solo trimestre precedente. Quel che colpisce è anche che il valore della cifra non è molto distante da quanto la stessa Napster pensa di spendere in promozione per sostenere in marketing per i suoi servizi (30 milioni di dollari). Come dire che per tutto il corso dell’anno fiscale 2005 la società  di Gorog non ha alcuna speranza di trarre un qualche profitto dalla sua attività . Questo mentre Apple, che non ha neppure una gran necessità  di guadagnare soldi dal commercio di canzoni da Internet visto che la principale fonte del profitto del business musicale è, e di gran lunga, la vendita di iPod, vede iTunes Music Store in leggero profitto.

L’unico dato piuttosto positivo a breve medio termine tra quelli snocciolati da Naspster è quello degli abbonamenti, cresciuti del 50%. Ma bisogna considerare che dei 270.000 sottoscrittori al suo piano di “affitto” delle canzoni ben 40.000 (il 14%) sono studenti di università  che hanno sottoscritto un accordo didattico e che, quindi, non hanno affatto scelto di aderire ai piani di abbonamento, ma sono stati inclusi per effetto dei patti commerciali stipulati dall’ateneo che frequentano.

Che il bilancio sia poco convincente sembrano pensarlo anche i mercati. Dopo avere perso il 20% lunedì e altri due punti percentuali martedì, ieri NAPS è sceso del 9,13% a Wall Street. Nel corso della notte, a mercato chiusi e in una situazione che favorisce la speculazione, il titolo è risalito di circa l’8% senza riuscire a toccare la quota che aveva all’apertura di ieri. Non è però da escludere che oggi, quanto cominceranno ad apparire i primi commenti degli analisti sul più cinico e ponderato mercato ufficiale i corsi della società  di Gorog possano non fare scintille.