Si infrange il sogno di un supercomputer flash mob

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Ma i risultati raggiunti sono comunque ragguardevoli: gli studenti dell’Università  di San Francisco sono riuscito a gettare le fondamenta per costruire supercomputer in grid-cluster molto economici, realizzabili in una palestra.

super computer in palestra

L’obiettivo è stato mancato: il supercomputer assemblato al volo mettendo insieme 700 laptop in una palestra non ce l’ha fatta a entrare nella classifica dei 500 più veloci al mondo. Ma non tutto è andato perso.

La scommessa degli studenti dell’Università  di San Francisco, che avevamo documentato nei giorni scorsi, infatti, non era solo il tentativo di fare un “flash mob”, una aggregazione istantanea e quasi casuale di persone per un fine coordinate attraverso la rete e altri strumenti di connettività  mobile personale. Dietro c’è anche una sfida tecnologica che sta trasformando i nostri tempi nel campo dell’informatica.

Sia il cluster realizzato dal Politecnico della Virginia basandosi su 1.100 PowerMac G5 (adesso in corso di riconversione a Xserve G5) che lo sviluppo del software per Mac Xgrid sono infatti altrettanti segnali di una tendenza innovativa e dai potenziali distruttivi per lo status quo della tecnologia.

Se basta un migliaio di desktop per il mercato consumer (seppur equipaggiati con un signor processore a 64 bit prodotto da Ibm) e un software ancora in beta più alcuni script in perl e schede di connessione in fibra ottica Infineon, il tutto al costo di meno di sei milioni di dollari, per scalare fino al terzo posto le classifiche dei 500 supercomputer del mondo, allora la via è aperta anche a 700 ragazzi che si ritrovano con i loro portatili nella palestra di una università , oppure a chissà  cosa d’altro.

La tendenza, insomma, è quella di sovvertire tutte le logiche conosciute fino a questo momento su come e in che modo la potenza di calcolo ha valore e viene distribuita. A distruggere lo status quo contribuiscono due forze altrettanto potente.

Da un lato la capacità  della componentistica di raggiungere livelli una volta pensabili solo per apparecchiature ben più costose e rilegate nei laboratori di ricerca. Una tendenza in atto da tempo (Apple anni fa aveva trasmesso negli Usa uno spot in cui il nuovo modello di PowerMac G4 dell’epoca veniva circondato da carri armati perché il governo americano lo considerava una “arma”).

Ma dall’altro, c’è di più. La capacità  delle persone, attraverso il mondo dell’Open Source e un modo differente di ripartire la conoscenza attraverso le persone e le loro capacità  completamente differente dai meccanismi altamente formalizzati e processualizzati studiati dagli esperti di organigrammi delle grandi aziende o dalle gerarchie universitarie.

Adesso gli strumenti di comunicazione ci permettono di dare per scontato che chiunque sia interessato può, almeno in campo tecnologico, accedere a tutte le risorse di cui ha bisogno per costruire innovazione e idee originali. Il motore, il fulcro di quella rivoluzione passa attraverso la formula del software libero e dell’open source. Non a caso Apple ha completamente modificato il proprio modello di business per abbracciarlo mantenendo una identità . Non a caso altre aziende, come Sun, stanno seriamente riflettendo se fare altrettanto, oppure lo hanno appena fatto (come Novell). Non a caso altre, come Microsoft, stanno entrando in crisi proprio per questo motivo.