Tim Cook «Combatteremo contro le richieste di backdoor governative»

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Tim Cook

In una lettera Tim Cook respinge la richiesta del tribunale di fornire accesso all’iPhone di un terrorista: “Il governo degli Stati Uniti ci ha chiesto qualcosa che non abbiamo e che consideriamo troppo pericoloso da creare”

Con una lettera aperta sulle richieste di backdoor governative pubblicata sul sito statunitense di Apple, Tim Cook si oppone alla richiesta del tribunale USA che ha imposto alla Mela di collaborare con le forze di polizia per estrarre dati da un iPhone di una persona coinvolta negli attentati di San Bernardino.

A stretto giro di posta il Ceo di Cupertino ribadisce quanto sostiene ormai da tempo, cioè l’assoluta contrarietà alla creazione di backdoor, spiegando che questo tipo di strumenti è in grado di provocare più danni rispetto ai mali che si intendono risolvere.

Per quanto riguarda il caso San Bernardino, Cook spiega: “Siamo sconvolti e indignati dal letale atto di terrorismo. Siamo in lutto per la perdita delle vite umane e vogliamo giustizia per la rovina apportata alla vita di queste persone”. “L’FBI ci ha chiesto aiuto nei giorni seguenti l’attacco e abbiamo lavorato duramente a supporto degli sforzi del governo per risolvere questo orribile crimine. Non abbiamo alcuna comprensione per i terroristi”. “Quando l’FBI ha richiesto i dati in nostro possesso, li abbiamo forniti”. “Apple ha rispettato i mandati di comparizione e le richieste di perquisizione del caso San Bernardino. Abbiamo messo a disposizione anche degli ingegneri per dare consigli all’FBI e fornito quanto possibile per consentire alle operazioni investigative di andare avanti”.

“Abbiamo grande rispetto per i professionisti dell’FBI, e crediamo che le loro intenzioni siano buone. Fino ad ora abbiamo fatto tutto quello che era in nostro potere e nel rispetto della legge per aiutarli, ma ora il governo degli Stati Uniti ha chiesto qualcosa che non abbiamo, e qualcosa che consideriamo troppo pericoloso creare. Vogliono essenzialmente che integriamo una backdoor nell’iPhone”.

L’amministratore delegato della Mela spiega che quello che chiede essenzialmente l’FBI è rendere disponibile una sorta di “chiave di servizio” che in futuro permetta alle forze di polizia di accedere sempre e comunque ai dati cifrati.

“Alcuni potrebbero sostenere che integrare una backdoor nell’iPhone è una semplice e chiara soluzione ma ignorano le basi della sicurezza digitale e la portata di ciò che le agenzie governative esigono”.  “Il governo spiega che un simile strumento potrebbe essere usato in specifici casi, su un solo telefono. Questo non è semplicemente vero. Una volta creata, la tecnica potrebbe essere usata più e più volte, su un numero qualsiasi di dispositivi.

Cook spiega che l’integrazione di un simile meccanismo avrebbe “implicazioni che esulano il caso giudiziario in questione”, indebolendo la privacy degli utenti e creando un pericoloso precedente che potrebbe fornire al governo degli Stati Uniti “l’equivalente di una chiave passepartout capace di aprire milioni di lucchetti,  dai ristoranti, alle banche, ai negozi e alle case”.

Già in precedenza il CEO di Apple aveva affermato: “Voglio mettere bene in chiaro che non abbiamo mai collaborato con le autorità governative di alcun paese per creare backdoor nei nostri prodotti o servizi, né abbiamo mai fornito l’accesso ai nostri server. E non lo faremo mai”. E ancora: “Il nostro impegno per la tutela della privacy nasce dal profondo rispetto che abbiamo per i nostri clienti. Sappiamo bene che la vostra fiducia è preziosa. Per questo ci siamo sempre impegnati al massimo per guadagnarcela e mantenerla, e continueremo a farlo”.

“Benché le intenzioni dell’FBI siano buone, sarebbe sbagliato obbligarci a integrare backdoor nei nostri prodotti”, scrive ancora Cook; “in ultima analisi temiamo che tale richiesta pregiudichi la propria libertà e la libertà che il nostro governo mira a tutelare”.

dirigente apple tim-cook-privacy backdoor governative

  • Me

    La butto lì senza pensarci troppo, quindi ciò che dico potrebbe non funzionare per qualche motivo… E se si eliminasse il “diritto di stare in silenzio”? cioè se il obbligasse l’indagato a sbloccare il proprio telefono? il non farlo sarebbe intesa come una dichiarazione di colpevolezza, come accade per il test alcolemico ad un posto di blocco… sarebbe tra l’altro un po’ come entrare in casa con un mandato, nulla di più… no?

    • Perché non rendere possibile alle forze di polizia allora l’esecuzione del sospettato. Se il poliziotto pensa che sia colpevole gli spara, e così ogni problema è risolto.
      *
      Se si eliminasse il diritto di stare in silenzio, semplicemente, io, mite, pacifico, e onesto cittadino, mi organizzerei per le barricate. E imparerei a uccidere qualsiasi persona si avvicini a me con intenzioni non chiare.
      Perché, se togliamo la chiave di volta del nostro sistema giuridico, semplicemente facciamo un bel saltino a piè pari nel medioevo.
      E, sono certo, mi organizzerò per essere non uno dei servi della gleba, ma un feudatario, ben dotato di un esercito privato e organizzato per massacrare qualsiasi persona si avvicini al mio castello.
      **
      Vogliamo questo? Io no.
      Ma se serve ho sufficiente confidenza con il terzo mondo per sapere come ci si deve organizzare…

      • Matteo Barducci

        chapeau

      • Matteo Barducci

        chapeau

      • Matteo Barducci

        chapeau

      • hany

        chapeau

      • hany

        chapeau

      • hany

        chapeau

      • hany

        chapeau

      • Me

        Ho premesso che il mio ragionamento fosse poco ragionato (se conosci, per dirla con le parole di Kahneman – premio nobel per l’economia – ho usato solo il sistema 1) perciò accetto la tua critica ma non capisco il perché tuo tono aggressivo.
        Ad ogni modo non comprendo appieno il tuo paragone, sparare ed uccidere non è certo paragonabile a frugare nel cellulare, permettimi ma chiunque sosterrebbe che le due liberà (vivere e privacy) non sono sullo stesso livello. Inoltre la decisione di sparare non è certo ponderata come può essere quella di autorizzare un controllo.
        Il discorso sul medioevo non l’ho proprio capito, cosa centrano i servi della gleba? le barricate? il castello? il terzo mondo? Forse ti sei fatto prendere troppo la mano da Feudalesimo e Libertà…

        • Il mio tono non è aggressivo verso di te.
          Ma verso il ragionamento (molto diffuso) che fai tu.
          **
          Quello che vuoi erodere e buttare alle ortiche non è il diritto alla privacy (termine che lascerei in cantina visto che non capisco cosa c’entri Novella 2000).
          Quello che butti alle ortiche non è nemmeno il diritto alla protezione dei propri dati personali (quel diritto che con superficialità e ignoranza si chiama “privacy”).
          *
          Tu stai proponendo di distruggere l’assunto che Nemo tenetur se detergere. Distruggendo questo principio stiamo buttando alle ortiche il principio dell’onere probatorio.
          E così ci siamo fottuti lo stato di diritto.
          **
          Ed eccoci di nuovo nel medioevo. Prima dello stato di diritto, ma, ahinoi, non con le balestre e le clave, bensì con i mitragliatori automatici e le granate.

          • Me

            Ho premesso che era un pensiero buttato lì, proprio per questo, perché “molto diffuso”. Sapevo che sarebbe potuto essere sbagliato! Cosa che, ora che mi ci fai pensare, è quasi certa. Anche se io non intendo esattamente eliminare il diritto a non essere obbligati ad auto accusarsi…
            Ho solo pensato si potesse ragionare su un discorso simile al rifiuto di fare l’alcool test al posto di blocco. Forse è una mia concezione sbagliata, ma non avendo nulla da nascondere mostrerei il mio telefono senza problemi; forse in maniera superflua penso che una persona indagata per un qualche crimine (ma innocente) per scagionarsi non penserebbe due volte a mostrare i suoi dati, o rinunciare a quella – che come dici tu – Novella 2000 definirebbe privacy.

          • Se non hai nulla da nascondere mostri il telefono. Ok, ma è un diritto e non un obbligo.
            E se avessi qualcosa da nascondere? Se fossi avvocato e ci sono dati riservati di un cliente? O se fossi il dirigente di una multinazionale (straniera) che lecitamente sta ostacolando un’azienda degli USA?
            E se nel tuo telefono ci fossero informazioni che ti espongono ad un ricatto?
            E se, e se, e se…
            **
            Ricordiamo che nella civile Italia (non c’è ironia) la polizia commette spesso e volentieri abusi, violenze, e malversazioni nei confronti di innocenti cittadini.
            Negli USA la situazione è ben peggiore, è noto.
            ***
            Quindi: perché dobbiamo eliminare il diritto al cittadino ad essere trattato da cittadino e lo dobbiamo fare ridiventare suddito? Qui nessuno sta negando il diritto degli inquirenti ad indagare, si sta negando l’obbligo del venditore a collaborare e rendere permeabile (a chiunque) un oggetto personale.
            Perché, di fatto, se c’è backdoor, o buco di sicurezza, questo funziona per tutti e sempre.

          • Me

            Procedo al contrario rispetto ai tuoi tre punti:
            *** Sono assolutamente d’accordo sulle scelte di non includere una backdoor, la mia proposta nasce appunto dalla ricerca di una soluzione alternativa.
            ** Sono ugualmente d’accordo su ciò che dici sul comportamento della polizia, nostrana ed estera. Per ripetermi la mia proposta è solo un abbozzo di una direzione che si sarebbe potuta prendere, se non avesse presentato – così come proposta – tutti i difetti che hai evidenziato.
            * Se non fossi stato abbastanza chiaro (qua c’è ironia!) il mio pensiero è buttato lì, giusto per discutere un po’, non ho infatti assolutamente incluso tutte le situazioni che elenchi. Se veramente ci si volesse orientare su ciò che ho detto (non mi spingo a farlo perché non è il mio mestiere) sarebbe ovviamente necessario pensare ad un sistema procedurale molto complesso ed autorizzare situazioni ben precise.
            Non sono così sciocco da pensare che la mia semplice risposta fosse la risposta corretta!

          • Ringy74

            Beh il tuo condivisibile commento annovera anche la privacy (che precedentemente hai definito come materia da giornaletto scandalistico) tra i diritti del cittadino, ovvero tra quelli negati ai sudditi.

          • Eeeeeeh?
            *
            Nel mio commento non parlo di “privacy” (termine che, se ci si pulisce la bocca e lo si toglie dalla medesima è sempre cosa buona).
            Sei sicuro di sapere cosa è la protezione dei dati personali e di saperla distinguere dal diritto alla riservatezza?

          • Ringy74

            Beh direi di si. Ed il diritto alla privacy annovera anche la protezione dei dati personali… ad esempio oggi sugli smartphone si possono registrare anche dati sensibili di tipo sanitario.

          • No non è vero.
            La parola privacy corrisponde, nel nostro ordinamento al diritto alla riservatezza, che comprende da un lato lo storico diritto all’immagine e alla tutela della stessa e del proprio nome. Dall’altro il diritto alla circolazione mediata e limitata dei propri dati personali contrapposto al diritto all’informazione.
            *
            Diverso da questo è il diritto alla protezione dei propri dati personali, diritto normato molto rigidamente in Unione Europea e in moltissime nazioni della terra (esempi banali? Giappone, Australia, Argentina…) quasi del tutto assente negli USA.
            **
            Nel momento in cui parliamo di dati personali (nozione tassativa e non generica) e nel momento in cui parliamo di obblighi e limiti al loro trattamento, non stiamo parlando di privacy, la privacy non c’entra più niente da un bel pezzo.
            Ora, in un contesto (un bar) dove si parla tanto per parlare di vita privata, le due parole vengono confuse.
            Ma qui siamo piombati nei tecnicismi e le due parole non vanno confuse, altrimenti la gente pensa a cose diverse e non si rende conto che le regole sono enormemente diverse.
            **
            Su uno smartphone è automaticamente certo che ci siano dati personali, dati personali identificativi, e dati personali sensibili. Tra i molti dati personali sensibili contenuti, è possibile che vi siano anche dati personali sanitari.

          • No non è vero.
            La parola privacy corrisponde, nel nostro ordinamento al diritto alla riservatezza, che comprende da un lato lo storico diritto all’immagine e alla tutela della stessa e del proprio nome. Dall’altro il diritto alla circolazione mediata e limitata dei propri dati personali contrapposto al diritto all’informazione.
            *
            Diverso da questo è il diritto alla protezione dei propri dati personali, diritto normato molto rigidamente in Unione Europea e in moltissime nazioni della terra (esempi banali? Giappone, Australia, Argentina…) quasi del tutto assente negli USA.
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            Nel momento in cui parliamo di dati personali (nozione tassativa e non generica) e nel momento in cui parliamo di obblighi e limiti al loro trattamento, non stiamo parlando di privacy, la privacy non c’entra più niente da un bel pezzo.
            Ora, in un contesto (un bar) dove si parla tanto per parlare di vita privata, le due parole vengono confuse.
            Ma qui siamo piombati nei tecnicismi e le due parole non vanno confuse, altrimenti la gente pensa a cose diverse e non si rende conto che le regole sono enormemente diverse.
            **
            Su uno smartphone è automaticamente certo che ci siano dati personali, dati personali identificativi, e dati personali sensibili. Tra i molti dati personali sensibili contenuti, è possibile che vi siano anche dati personali sanitari.

          • No non è vero.
            La parola privacy corrisponde, nel nostro ordinamento al diritto alla riservatezza, che comprende da un lato lo storico diritto all’immagine e alla tutela della stessa e del proprio nome. Dall’altro il diritto alla circolazione mediata e limitata dei propri dati personali contrapposto al diritto all’informazione.
            *
            Diverso da questo è il diritto alla protezione dei propri dati personali, diritto normato molto rigidamente in Unione Europea e in moltissime nazioni della terra (esempi banali? Giappone, Australia, Argentina…) quasi del tutto assente negli USA.
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            Nel momento in cui parliamo di dati personali (nozione tassativa e non generica) e nel momento in cui parliamo di obblighi e limiti al loro trattamento, non stiamo parlando di privacy, la privacy non c’entra più niente da un bel pezzo.
            Ora, in un contesto (un bar) dove si parla tanto per parlare di vita privata, le due parole vengono confuse.
            Ma qui siamo piombati nei tecnicismi e le due parole non vanno confuse, altrimenti la gente pensa a cose diverse e non si rende conto che le regole sono enormemente diverse.
            **
            Su uno smartphone è automaticamente certo che ci siano dati personali, dati personali identificativi, e dati personali sensibili. Tra i molti dati personali sensibili contenuti, è possibile che vi siano anche dati personali sanitari.

          • Ringy74

            Beh direi di si. Ed il diritto alla privacy annovera anche la protezione dei dati personali… ad esempio oggi sugli smartphone si possono registrare anche dati sensibili di tipo sanitario.

          • Privacy è tutela dell’immagine e diritto alla riservatezza.
            Qui non si parla di privacy ma di protezione di dati personali e di sicurezza informatica. Sono due cose molto diverse.
            La “privacy” è una questione da “Novella 2000”.
            La protezione dei dati personali è diversa…!

  • È molto consolante vedere che Tim Cook ha studiato la storia.
    E si ricorda che quella che si chiama FBI è un’organizzazione che è stata diretta da Edgar Hoover. E che c’è stato un senatore che si chiamava Joseph Mc Carthy.

  • paolo russo

    Mondo interessante gli Stati Uniti per molti versi. Cook sta, di fatto, facendo politica, anzi Politica quella con la P maiuscola. E questo lo dico indipendentemente dal fatto di essere d’accordo o meno con la sua posizione. Ce la vedete una grande azienda italiana mettersi a discutere col governo su un tema del genere?

    • hany

      Purtroppo credo che la politica di Cook sia volta a tutelare gli interessi dell’azienda che guida, e non quelli dei suoi clienti. Detto questo, sono felice di constatare come, per ora, gli interessi di Apple coincidano con i miei. Una cosa è certa: ciò che guida Cook non è un’ideologia positiva, ma semplicemente un’ideologia “utilitaristica” sapientemente architettata con l’ausilio di un ottimo marketing e protetta da tonnellate e tonnellate di cash.

      • paolo russo

        Siamo d’accordo su tutto tranne che su due punti.
        Il primo è il “purtroppo” iniziale: vorrei ben vedere che Cook non tutelasse gli interessi della azienda di cui è a capo! Mi sembra la cosa più naturale del mondo. Il secondo è che l’utilitarismo è assolutamente indispensabile in una azienda, ma non esclude il seguire una ideologia positiva. Non dobbiamo sempre necessariamente sminuire gli altri. Si può scegliere di produrre mine anti-uomo o smartwatch. C’è una grossa differenza. Si può scegliere di “tenersi buono” il governo o di difendere un principio. Si può scegliere di lavorare dietro le quinte e tenere un profilo basso per non inimicarsi una parte dei propri potenziali clienti oppure di fare una dichiarazione pubblica.
        Poi è chiaro che Apple non è – e non deve essere – una associazione di beneficenza e anche che ogni comunicazione è supportata dai loro professionisti. Mi sembra il minimo e che non ci sia niente di male. Avere degli strumenti e usarli in sé per sé non è né bene né male. Dipende per cosa si usano.

        • Matteo Barducci

          Che poi a ben vedere è semplicemente un tentativo di “far esplodere il bubbone” e portare il dibattito in una dimensione pubblica. Che con le elezioni presidenziali in vista non è una cosa da poco…

        • Come ho scritto rispondendo direttamente è esattamente come la dialettica servo/padrone di Hegel.
          Non è detto che fini persino contrapposti non possano consentire un’azione sinergica.

          • paolo russo

            Io non riesco a vedere il mio rapporto con una azienda (onesta) in termini di servo-padrone o fini contrapposti. Anzi, se ho un rapporto con una azienda è proprio perché abbiamo dei punti di incontro nel fatto che offre ciò che mi interessa. Poi abbiamo anche interessi diversi nel fatto che loro vogliono guadagnare il massimo possibile e io spendere il meno possibile, ma, se non si trova un punto di incontro, amen, amici come prima e alla prossima. Se fossi un servo, sarei costretto a comprare da loro. Nei limiti del ragionevole una buona azienda cerca di curare al massimo gli interessi del cliente. Non potrebbe avere una politica di lungo periodo migliore… nel proprio interesse.

          • Non prendere i termini nel senso letterale.
            Che un contratto (vendita e fornitura di servizi) sia il momento di conciliazione di interessi contrapposti è cosa nota e pacifica.
            È per questo che il rapporto con un’azienda che fornisce beni e servizi è e deve rimanere un rapporto che comporta un contrasto. Come hai indovinato tu stesso gli interessi primari collidono… Ovviamente più efficace è la conciliazione contrattuale trovata e più duraturo e proficuo sarà il rapporto…!

          • paolo russo

            Per carità, citi concetti che sono ampiamente consolidati e con un dominio di applicazione ancora più ampio, però in realtà ci sono stati passi in avanti rispetto a queste teorie (economiche e non) che hanno le basi nei pensatori tedeschi del XIX secolo. Non a caso hai citato Hegel prima. L’avvento della dimensione digitale della realtà insieme a tanta fuffa da supercazzola nel marketing sta anche portando a riflessioni su modelli non puramente dialettici e più cooperativi di approccio al mercato. Un “conflitto di interessi” sul prezzo è inevitabile (e sano), ma sulla creazione di valore il discorso per diverse aziende comincia a cambiare. A me cliente interessa aiutare il processo produttivo perché ne posso ricavare una migliore risposta alle mie esigenze (anche se poi se la fanno comunque pagare un pacco di soldi!) e anche all’azienda conviene questo tipo di rapporto sia in termini di qualità prodotta che in termini di fidelizzazione. Sono possibilità nuove che si stanno aprendo negli ultimi anni. Hegel e Marx non se le sarebbero mai neanche immaginate!

          • Non confondiamoci.
            Il modello cooperativo rimane dialettico, e non si può andare oltre Hegel. Punto. Sul piano filosofico e teoretico Hegel è la base di tutto quello che viene dopo, si può scegliere un altro modello (come no) ma non è “oltre”.
            **
            Quindi: la dialettica servo-padrone è ancora quella attuale di un rapporto di questo tipo. E anche nella dialettica hegeliana, ovviamente, è possibile che uno dei due attori aiuta l’altro. Quello che conta è “perché lo fa”, e lo fa per la realizzazione di un egoistico desiderio che aiuta entrambi gli attori.
            ***
            Andiamo oltre? Sì, la social accountability è anche quella dentro il modello hegeliano.
            ***
            Hegel se l’era immaginato.
            Marx decisamente no, ma Marx è ben diverso da Hegel, si occupa di ben altro, pur servendogli Hegel l’ottica marxista è ben diversa.
            ****
            Tornando a bomba: Apple persegue un interesse che è ideale ed astratto ma collide totalmente con la protezione dei propri interessi. Proteggendoli protegge totalmente anche i miei, perché i nostri interessi collidono.
            Nondimeno rimangono diversi. E io sono molto, molto, molto felice che i nostri interessi e fini siano diversi (non voglio annullarmi in Apple e non ho mai pensato che Apple sia “buona”, è il miglior fornitore che ho potuto scegliere e andiamo a braccetto sinché gli interessi non possano essere realizzati l’uno a sacrificio degli altri).
            **
            Ma sì, ovvio che cito concetti banali e consolidati.
            Non c’è spazio, né tempo, e nemmeno la capacità, da parte mia, di fare una palingenetica della filosofia del diritto o della dialettica imperante!

        • bravodillo

          Non sono d’accordo. Non si può “Scegliere” tra tenersi buono il governo o di difendere un principio. Cook ha scelto l’interesse dell’azienda. Normale, ovvio. Che per puro caso coincide con “difendere un principio” e “non” tenersi buono il governo. Si sceglie il migliore vantaggio o, nel peggiore dei casi, il male minore. Determinismo. Ed anche la dichiarazione pubblica, è marketing virale + raccolta dei consensi nell’eco mediatica internazionale. «Visto? Sono tutti con noi!». Praticamente a colpo sicuro. Scelta facilissima.

      • Come dire, hai presente Hegel?
        Servo e padrone? È cosa già nota…

    • hany

      Purtroppo credo che la politica di Cook sia volta a tutelare gli interessi dell’azienda che guida, e non quelli dei suoi clienti. Detto questo, sono felice di constatare come, per ora, gli interessi di Apple coincidano con i miei. Una cosa è certa: ciò che guida Cook non è un’ideologia positiva, ma semplicemente un’ideologia “utilitaristica” sapientemente architettata con l’ausilio di un ottimo marketing e protetta da tonnellate e tonnellate di cash.

    • hany

      Purtroppo credo che la politica di Cook sia volta a tutelare gli interessi dell’azienda che guida, e non quelli dei suoi clienti. Detto questo, sono felice di constatare come, per ora, gli interessi di Apple coincidano con i miei. Una cosa è certa: ciò che guida Cook non è un’ideologia positiva, ma semplicemente un’ideologia “utilitaristica” sapientemente architettata con l’ausilio di un ottimo marketing e protetta da tonnellate e tonnellate di cash.

    • hany

      Purtroppo credo che la politica di Cook sia volta a tutelare gli interessi dell’azienda che guida, e non quelli dei suoi clienti. Detto questo, sono felice di constatare come, per ora, gli interessi di Apple coincidano con i miei. Una cosa è certa: ciò che guida Cook non è un’ideologia positiva, ma semplicemente un’ideologia “utilitaristica” sapientemente architettata con l’ausilio di un ottimo marketing e protetta da tonnellate e tonnellate di cash.

    • È successo e succede. Nel bene e nel male.
      Fiat, Generali, Unicredit, Italcementi, Eni… Solo alcuni nomi che hanno fatto e stanno facendo politica. Con la P maiuscola (ma anche minuscola!).

      • paolo russo

        ENI, d’accordo. Ai tempi di Mattei e immediatamente successivi. Gli altri sinceramente li ho visti spesso fare lobby o politicuccia, ma Politica proprio non riesco a farmi venire in mente esempi.

        • Beh, la riforma del mercato azionario del 1973…
          La legge sulla vendita di informazioni preferenziali.
          Le riforme (piccole ma non solo) del mercato assicurativo.
          Tutte le scelte di politica industriale.
          **
          E sì, si fa lobby. Non è una cosa sbagliata. Negli USA è l’architrave del meccanismo di pressione sul sistema politico.
          È vero che questo spesso è stato ed è anche l’inseguimento di tornaconti. Ma, se è per questo, negli USA si è visto pure di peggio.

          • paolo russo

            Io al termine lobby do il valore positivo che ha nel mondo anglosassone. Se fatta in trasparenza è una forma utilissima di partecipazione al gioco politico. E infatti più che altro stiamo discutendo perché diamo un significato diverso ai termini più che perché siamo in disaccordo. Gli esempi che porti io li classifico come azioni di lobby, dove i portatori di interessi partecipano alla definizione delle leggi dei mercati in cui operano. Gli esempi che citi sono tutti “tecnici” anche se in qualche caso sono così importanti che si entra nella zona grigia tra fare lobby e fare politica. Però io quando parlo di Politica con la p maiuscola penso a grandi temi come quello del confine tra sicurezza e libertà oppure al tema dell’inclusione, per citarne due sui quali si sta impegnando la Apple di Cook e non divagare ulteriormente.

    • bravodillo

      Si, ma chiamarla Politica mi sembra un po’ eccessivo. Stanno semplicemente tutelando il loro business. Della politica se ne fregano. Se ce n’è, è per puro caso. Politica, per esempio, potrebbe essere la mossa di spostare “tutta” la produzione in USA. Per esempio. Ma non conviene. Eh per forza… Politica…

  • Ale_Gaino

    L’unico modo per accedere a questi dati è creare una backdoor o modificare il sistema operativo, in questa maniera Apple su richiesta del tribunale potrebbe fornire informazioni utili. Ma una volta creata questa possibilità chi ci assicura che altri non possano accedervi?

    • Di più.
      Chi ci assicura che gli interessi di chi amministra gli USA e ha il potere esecutivo non siano in contrasto con gli interessi dei cittadini USA? E che non siano in contrasto con gli interessi dei cittadini dell’Europa?
      E che dire per i cittadini cinesi (credo il primo mercato di Apple)?

      • Ale_Gaino

        e si potrebbe andare avanti all’infinito con esempi simili

        • Vero.
          Ma quello che rende il discorso importante è che si potrebbe andare avanti un poco (ma non all’infinito) non con “esempi” ma con casi concreti di gravi violazioni di diritti civili da parte degli inquirenti. Negli USA e in ogni nazione.

          • Ale_Gaino

            concordo

    • Fabio Cipriani

      ma infatti è proprio quello il problema XD fatta una chiave universale che apre le porte di tutte le case che hanno la serratura di una data marca, neanche buttare lo stampino risolve il problema. Per questo comunque hanno ragione queste aziende high tech nel difendere questa posizione. Onestamente io non credo che ci sia una vera e propria soluzione a questo problema. Secondo me se uno viene considerato l’unico indiziato per un crimine di tale portata, deve essere messo davanti ad una scelta: o me lo sblocchi sto cazzo di telefono e mi dimostri che lì dentro non hai nulla di incriminante, oppure ti condanno. Sti gran cazzi. bisogna anche capire che chi non ha nulla da nascondere davvero, non deve avere problemi a mostrare certe cose private ad un’agenzia governativa. Si può anche fare un semplicissimo accordo con l’imputato, garantendo la non divulgazione del contenuto del dispositivo, in caso di mancato riscontro di prove del crimine.

  • edu

    Sarebbe bello se anche altri big come Microsoft, Google sottoscrivessero la lettera aperta, sempre che tali aziende non stiano già perseguendo interessi opposti…

    • Putroppo Microsoft non ha mai avuto questo costume (anzi).
      E purtroppo Google campa con un costume di segno del tutto opposto.
      *
      Ma, se ci si rendesse conto che in nome di un non precisato e indefinito interesse di “sicurezza”, che senza alcuna garanzia da eccessi, stiamo rischiando di penalizzare il progresso tecnologico, forse è la volta che anche gli altri attori firmano.

      • paolo russo

        Penso che ti stia illudendo, ma sottoscrivo 🙂

        • si effettivamente è pia illusione, è la storia che lo dice, purtroppo.

      • In realtà Microsoft fin dai tempi di Windows 95 collabora attivamente con la NSA (e a scendere) nel fornire (all’insaputa degli utenti) backdoor “governative” salvo poi perderne il controllo, che è quello che Tim Cook teme possa accadere se obbligato a crearne su iOS. Ti riporto un articolo datato 1999 e pubblicato su WashingtonBlog:

        Indagando ulteriormente, abbiamo trovato un articolo del 1999 edito da Heise, editore leader in Europa per pubblicazioni di riviste di computer, che ha scritto che la NSA avrebbe già inserito una backdoor in tutti i software di Windows:

        Un errore di distrazione da parte dei programmatori di Microsoft ha rivelato che i codici di accesso speciali preparati dalla National Security Agency degli Stati Uniti sono state segretamente incorporate in Windows. Il sistema di accesso NSA è integrato in tutte le versioni del sistema operativo Windows attualmente in uso, ad eccezione delle prime versioni di Windows 95 (e dei suoi predecessori). La scoperta si avvicina sulla scia delle rivelazioni all’inizio di quest’anno che un altro gigante del software degli Stati Uniti, Lotus, aveva costruito una backdoor NSA “information” nel suo sistema Note, e che le funzioni di sicurezza su altri sistemi software erano stati volutamente limitati.

        La prima scoperta del nuovo sistema di accesso NSA è stata fatta due anni fa dal ricercatore britannico Dr. Nicko Van Someren [un esperto in sicurezza informatica]. Ma solo un paio di settimane fa, quando un secondo ricercatore ha confermato il sistema la cosa fornendo le prove che lo collegano alla NSA.

  • CAIO MARIZ®

    Bravo Cook

  • bravodillo

    Tanto rumore per nulla. L’FBI poteva assoldare un hacker ed entrare in quel telefono in tutta discrezione, prendere i dati e dire che il telefono era aperto. Fine. Ormai è tardi. Ed è pure diventata una questione di diritto internazionale, di sicurezza, di morale, di filosofia… Povero mondo.

    • E tu credi che lFBI non abbia hacker a disposizione? Forse se è stata costretta a ricorrere ad Apple un motivo ci sarà…

      • bravodillo

        Penso che fosse ormai noto che il telefono fosse bloccato. E, forse, in USA non si possono prensentare prove ottenute illegalmente. In altri paesi invece si possono presentare prove ottenute illegalmente se queste servissero ad incastrare i colpevoli. Magari potrebbero portare il telefono in questi paesi. Ma non saprei, non sono un esperto in diritto internazionale. Ci vorrebbe un avvocato qui sul forum.

      • Fabio Cipriani

        in tutta onestà, secondo me questa situazione potrebbe anche nascondere un tentativo da parte del governo americano di fare una forte pressione su apple e compagnie di tecnologia simili per aprire la strada sulla creazione di backdoor ad hoc per facilitarsi la vita come investigatori…una tesi un po’ complottista, però per quanto assurde, queste teorie complottiste potrebbero avere sempre un qualche fondo di verità.

    • Growing Tentacles 2.0

      in ogni articolo di macytnet ormai ce sempre lui!..il professorino di turno..il bravadillo di sta minchia… ma sparati.. hai rotto le balle! e trovati un lavoro.

      • bravodillo

        Il professorino di Macity ti dice che non si scrive “ormai ce lui” ma “ormai c’è lui”. Studia che domani ti interrogo. Per dirlo con le tue parole: il lavoro “cellò“. LOL!!!!.

        • Growing Tentacles 2.0

          era ovvio professore! ma un apostrofo e un accento per te e tempo sprecato! L’OL

          • bravodillo

            Vero! Tempo sprecato. Ciao.

  • Ringy74

    Alcune considerazioni nel caso Apple acconsentisse alle richieste del FBI:
    1) una volta superata la cifratura nativa del dispisitivo, altri dati potrebbero essere cifrati con altre applicazioni.
    2) non è detto che nel dispositivo siano ancora presenti dati che potrebbero far risalire ad altri componenti della cellula terroristica in questione.
    3) è altamente probabile che il terrorista in questione se ha usato il dispositivo in questione per la logistica ed i contatti inerenti le sue attività legate all’attentato, abbia usato altri sistemi di anonimizzazione (TOR, VPN, etc.).

    Va ricordato che ISIS (ed altre organizzazioni simili) hanno i loro apparati di contro-intelligence, pertanto potrebbero loro stessi essere poi in grado di utilizzare a loro vantaggio le backdoor che il governo statunitense vuole far inserire dai produttori nei moderni sistemi operativi.

  • Emmi Atti

    Posizione legittima che condivido. Una device sicura è quella che non teme attacchi.