HomeMacityVoci dalla ReteDall'Australia: "L'Apple USA-centrica danneggia se stessa"

Dall’Australia: “L’Apple USA-centrica danneggia se stessa”

Apple perde terreno e diminuisce le vendite? Chi è causa del suo male pianga se stesso. Questa la massima che si potrebbe trarre da un articolo comparso oggi sul giornale on line australiano “Australia IT”.

La rivista tecnologica, facendo un’analisi dei risultati fiscali, passa in rassegna le possibili cause del calo di vendite accusato nel corso degli ultimi mesi da Cupertino individuando in una serie di strategie sbagliate o solo parzialmente applicate e in maniera colpevole i motivi di buona parte della flessione.

In particolare, secondo “Australia IT”, una delle ragioni dell’abbattimento del numero di macchine vendute è l’estrema focalizzazione di Apple sul mercato USA. A conferma della tesi l’articolo cita alcuni dati significativi, come l’abbattimento del fatturato sui mercati non americani, passato dal 44% del 2000 al 35% dell’ultimo trimestre.

A dettare il deludente risultato la mancata esportazione al di fuori degli USA di alcune strategie che, anche a detta di Apple stessa, stanno funzionando sul mercato interno, come il lancio dei negozi retail.

In aggiunta a questo Australia IT cita anche la frammentaria applicazione di alcuni punti cardine dell’hub digitale in Europa, Giappone e Oceania. Ad esempio Apple, dice il sito, non ha mai presentato ai clienti non americani la possibilità  di ordinare foto via iPhoto nè di scaricare calendari di iCal pensati per utenti che non vivono in America. I più utili dei servizi di Sherlock non sono disponibili per europei e australiani mentre iniziative speciali come Mac OS X gratis per i professori sono valide solo negli USA.

La posizione del giornale australiano appare non del tutto errata se si considerano anche altri e, a nostro giudizio forse più incisivi, fattori di limitazione alle vendite Mac.

A prima vista, ad esempio, nel corso del passato trimestre hanno frustrato in maniera sensibile il mercato europeo i costi, su tutta la gamma mediamente del 10% più alti nel vecchio continente rispetto agli USA, ma anche la mancata applicazione di diverse promozioni che hanno contribuito ad accelerare le vendite in America (e ad abbattere i costi).

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