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Nasce l’associazione degli APR Italiani: «E ora Apple ci ascolti»

Apple vola altissima anche in Italia, gli APR italiani che hanno contribuito a portarla fino a lì non vogliono fare la fine della zavorra, gettati dal finestrino per andare ancora più su. Se vogliamo usare una metafora è questa la ragione che sta dietro alla nascita, sancita con un atto formale lo sorso venerdì, dell’associazione degli Apple Premium Resellers italiani.

R.P.A, questo il nome del gruppo dal quale viene volutamente omesso il termine “Apple”, è costituito da 12 tra i maggiori rivenditori italiani, tutti titolari di uno o più punti vendita italiani, a seconda dei casi delusi, amareggiati o arrabbiati (spesso tutte le cose messe insieme), da un rapporto che sta diventando sempre più difficile con la filiale di Cupertino: prodotti che non sono disponibili, prodotti che non si possono vendere, prodotti che vengono tolti dalla disponibilità dalla sera al mattino; ma anche regole sempre più stringenti e qualche volta incomprensibili che gravano sui bilanci aziendali per l’apertura o il rinnovo dei negozi, un muro di gomma contro cui rimbalzano proteste e, soprattutto, richieste di confronto. Accanto a ciò, c’è anche la necessità di procedere al buio in una sorta di «credere obbedire combattere», il peggio che si possa immaginare in un ambito imprenditoriale, spinti irrimediabilmente e senza spiegazioni a «fare così», rischiando però in proprio, sommata ad una concorrenza sempre più spietata da parte di Apple stessa che stabilisce per sé le sue regole e apre i suoi negozi. Tutto pare puntare in una sola direzione, secondo gli APR italiani coalizzati in R.P.A: Apple ha usato i negozi dei rivenditori autorizzati per crescere anche in Italia e ora non si farebbe scrupoli a cancellarne le capacità di competere sul mercato se fosse necessario per crescere ancora.

Questo scenario non è tipico del nostro paese. In Francia è stata costituita con lo stesso spirito e le stesse motivazioni un’associazione di APR, ed è proprio sul modello di quest’ultima che nasce R.P.A.  «Vogliamo rappresentare – dice il presidente Mauro Ballabeni – e difendere gli APR nei confronti di Apple, che ogni giorno che passa sembra voglia penalizzare e ostacolare la crescita di un canale fortemente voluto. Ma vogliamo anche favorire contatti frequenti tra gli associati per cercare di condividere esperienze e problematiche comuni, ma che fino ad oggi restavano circoscritte nell’ ambito del singolo APR. La nostra Associazione – continua il presidente – si ispira a quella degli APR Francesi, costituita all’inizio di quest’anno. A differenza dei cugini d’oltralpe che, a detta loro, hanno impiegato molto tempo per convincere gli APR e imbastire le formalità amministrative, in Italia sono state sufficienti un paio di settimane, qualche mail e telefonata tra i promotori, per ritrovarsi in uno studio notarile per formalizzare la nascita dell’ Associazione degli APR Italiani»

Anche se i rapporti col fornitore elettivo hanno rappresentato la molla che ha fatto scattare l’iniziativa, non è solo in un contesto di litigiosità o, peggio, con la prospettiva di un contenzioso che l’associazione nasce.  «La nostra ambizione – dice Ballabeni – è anche quella di valutare in ambito associativo altri problemi comuni: le aspettative del mercato, l’evoluzione della filiera distributiva e tutto quanto può ragionevolmente essere messo in campo per salvaguardare gli investimenti dei soci in termini di capitale, strutture umane e relazioni con il territorio». La speranza è anche quella di «rappresentare uno stimolo e un vero e proprio partner per Apple e di aiutare l’azienda e il marchio a crescere sempre più grazie ad una capillare presenza territoriale e ad una capacità di interpretare il mercato che ha pochi pari, questo in un contesto di mutuo beneficio».

Ora la palla passa nel campo di Apple. La Mela farà finta di nulla e procederà per la sua strada? Il passato lascerebbe immaginare che sarà così, ma i 12 rivenditori coalizzati rappresentano la maggior parte del suo fatturato Italia e i quanto tali hanno un peso considerevole, anche al punto di vista dell’immagine, peso che potrebbe diventare anche più alto se si tiene conto che assai probabilmente dopo l’annuncio della nascita dell’associazione altri negozi si uniranno al gruppo fondatore e per Apple potrebbe essere difficile alzare le spalle e procedere.

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