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Algoritmo di IBM diagnostica l’Alzheimer raccontandogli una storia

Che parlare con qualcuno faccia bene alla salute ce lo dicono gli psicologi da anni: ci si sente meno soli, migliora l’autostima e il confronto spesso offre nuovi punti di vista che possono dare stimoli positivi. Ma fatelo con l’algoritmo di IBM, e allora scoprirete se in futuro potreste essere colpiti dal morbo di Alzheimer.

Secondo quanto pubblicato dai ricercatori della statunitense International Business Machines Corporation, la più antica e tra le maggiori al mondo nel settore informatico, basta raccontargli una storia: confrontando i campioni scritti dai partecipanti allo studio nel corso degli anni, il sistema sarebbe in grado di prevedere l’insorgenza della malattia con anni di anticipo e con una precisione del 75%, offrendo ai medici un nuovo strumento per individuare l’Alzheimer e altre gravi malattie neurodegenerative in largo anticipo.

Per lo studio, i ricercatori hanno esaminato un gruppo di 80 uomini e donne di 80 anni: la metà poi si è scoperto che aveva l’Alzheimer, l’altra metà no. Il punto è che è la diagnosi è stata data data sette anni e mezzo prima che insorgesse la malattia «e in quel momento tutto era cognitivamente normale». A queste persone è stato chiesto, tra le altre cose, di descrivere con precisione ciò che vedevano accadere all’interno di un’immagine. Questa semplice richiesta, fatta più volte nel corso degli anni, avrebbe permesso all’algoritmo di imparare a identificare gli schemi di linguaggio che venivano ripetuti ed analizzare gli errori di battitura, l’uso improprio delle lettere maiuscole e di un linguaggio telegrafico che, in contesti del genere, sarebbero per l’appunto i primi segni di una malattia neurodegenerativa.

algoritmo ibm

«Quando ci saranno finalmente delle soluzioni che permetteranno di rallentare o fermare la malattia sarà importante disporre di semplici test come questo che possano avvertire, sin dall’inizio, che senza un intervento quella persona svilupperà la malattia» ha spiegato il dottor Murray Grossman, professore di neurologia presso l’università della Pennsylvania e direttore del centro per la demenza frontotemporale. «Ogni malattia neurologica produce cambiamenti unici nel linguaggio, che probabilmente si verificano molto prima del momento della diagnosi».

«E’ la prima volta che si riesce a prevedere l’insorgenza della malattia con questo livello di precisione su persone che al momento sono completamente normali» ha spiegato il dottor Michael Weiner, esperto del morbo di Alzheimer che insegna all’Università della California. Il gruppo di ricercatori ora andrà avanti testando l’algoritmo per la diagnosi di altre malattie neurologiche come SLA, morbo di Parkinson e schizofrenia.

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