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All’attacco di Internet

Anche in questi casi, come per Yahoo, si è trattato di un “Denial of Service Attack”, ovvero il lancio via Internet di una serie di pacchetti di dati tali da abbattere le prestazioni dei server verso i quali essi sono diretti o addirittura di metterli fuori servizio.
Così è accaduto che molte migliaia di utenti non sono stati in grado di contattare i siti Web bersaglio dell’attacco e che altri hanno sofferto una navigazione molto lenta rinunciando all’uso dei servizi offerti. Il risultato sono stati danni per milioni di dollari in mancato introito pubblicitario o in mancate vendite e il crescere di un’ansia che ora affligge molti di coloro che da sempre profetizzano un futuro luminoso per i siti di commercio elettronico.
In molti, infatti, ormai si stanno ponendo dubbi sulla reale solidità  di un business che si basa essenzialmente su Internet se è tanto facile chiudere una “catena” di negozi usando la stessa tecnologia che la supporta. “Buy.com è stata chiusa per ore nella giornata di ieri – si legge in alcuni articoli comparsi nella notte su Internet – la stessa cosa non può accadere con una catena di supermercati. Nemmeno la banda di terroristi più organizzata è in grado di tenere in scacco e impedire il commercio in tutti i negozi del mondo”.
Secondo altri l’ipotesi che attacchi di questo tipo possano intensificarsi e colpire a macchia di leopardo ma con frequenza i siti principali al mondo non è da escludere “Anzi è molto probabile – dichiara Rob Enderle, un analista di Giga Information Systems – e l’unica difesa che i siti hanno è quella di prepararsi a farvi fronte e in forse anche a conviverci”.
Nei mesi scorsi l’FBI e il National Institute of Standards and Technology and Carnegie-Mellon’s Computer Emergency Response Team Center, avevano già  avvertito di potenziali rischi di questo tipo denunciando nuove e più sofisticate tecniche per scagliare Denial of Service Attack” (DOS Attack). Nel caso di Yahoo l’attacco sarebbe stato uno de più massicci di tutti i tempi e sarebbe stato lanciato da 50 computer che hanno “sparato” 1 Gb di dati al secondo soffocando letteralmente i server.
Molto probabilmente, secondo alcuni esperti, è stata utilizzata una tipologia di DOS attack relativamente nuova denominata Tribal Flood Network e che comporta l’utilizzo di “bombe a tempo” collocate su computer sparsi ai vari angoli del mondo all’insaputa dei loro legittimi proprietari. Su indicazione di un computer controllato da un hacker distante migliaia di chilometri i computer “schiavizzati” lanciano contemporaneamente un attacco all’indirizzo di un network paralizzandolo.
Al momento l’FBI non ha ancora aperto formalmente un’inchiesta ma questo potrebbe accadere nelle prossime ore dopo un’incontro con i responsabili di Yahoo e di altri siti sottoposti all’attacco. Se infatti, a giudizio di tutti, è molto difficile trovare un sistema per fermare preventivamente attacchi come quelli cui si è assistito nelle scorse ore è vero che trovare e punire severamente i responsabili potrebbe essere un forte deterrente.
“In passato l’opinione pubblica e anche le autorità  americane sono state piuttosto compiacenti in casi di questo tipo – ha detto Peter Neumann, un consulemente per la sicurezza di SRI International – e la preoccupazione non ha mai superato un certo livello. Ma questo perchè non abbiamo mai avuto una Pearl Harbur”.
Non c’è dubbio che lanciando un attacco ai siti più popolari al mondo gli hackers hanno lanciato anche un forte messaggio planetario al popolo di Internet “Se può accadere a Yahoo può accadere anche a te”, una sorta di dichiarazione di guerra che può diventare un episodio chiave nell’ormai lunga storia dei DOS attack.
Sarà  questo il “casus belli” che convincerà  le autorità  americane a mettere in mare le loro portaerei?

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