Apple, Adobe Google, Intel e altri: fine della causa sul patto di non assunzione dei dipendenti

Si conclude con un accordo il caso che si trascinava da anni con migliaia di dipendenti ed ex dipendenti delle società della Silicon Valley che cercavano rivalsa a seguito della scoperta di un patto di non assunzione tra le aziende che vietava alle stesse di “rubarsi” a vicenda i dipendenti

Steve Jobs eEric Schmidt alla presentazione dell'iPhone durante il MacWorld del 2007
Steve Jobs eEric Schmidt alla presentazione dell'iPhone durante il MacWorld del 2007

Quattro big della Silicon Valley, incluse Apple e Google, hanno trovato l’accordo definitivo per il caso antitrust che si trascinava da anni con migliaia di dipendenti ed ex dipendenti delle principali società della Silicon Valley che cercavano rivalsa a seguito della scoperta di un patto di non assunzione tra le aziende che vietava alle stesse di “rubarsi” a vicenda i dipendenti. Il giudice distrettuale Lucy Koh ha respinto l’accordo da 324,5 milioni di dollari proposto lo scorso anno dalle quattro società in seguito a specifiche obiezioni da parte di uno dei querelanti. A detta di Koh quanto era stato proposto non era sufficientemente adeguato per compensare i potenziali salari persi.

Del caso abbiamo parlato più volte su queste pagine ed è noto perché durante il dibattimento sono state portate come prova alcune mail scambiate dai dirigenti, incluse quelle del CEO di Apple di allora, Steve Jobs, di quello di Intel di allora Paul Otellini e l’amministratore di Google Eric Schmidt. In pratica i vari CEO avrebbero siglato una sorta di patto di non belligeranza, impegnandosi a non rubarsi a vicenda i dipendenti migliori. Nel 2006, in particolare (gli albori di Android e iOS) Google reclutava talenti all’interno del team che aveva curato lo sviluppo dell’iPod in Apple: una mossa non gradita da Jobs il quale si attivò per evitare simili fughe.

Iniziative di questo tipo erano ad ogni modo la regola e tra i documenti “incriminati” c’è anche un vademecum che era consegnato alle persone incaricate di selezionare il personale in Adobe; in questo era presente una lista di aziende “off limits”, i cui impiegati non potevano essere assunti, salvo che non rientrassero in casistiche particolari (i dipendenti Apple, ad esempio, potevano essere assunti, a patto che fossero loro stessi a candidarsi spontaneamente). Storie simili sono emerse in casi che hanno riguardato Intel ma anche Pixar, Lucas Film, PayPal e altri ancora.

I termini dell’accordo definitivo non sono stati rivelati ma in un documento dello scorso anno il gidice Koh aveva specificato che il risarcimento avrebbe dovuto ammontare almeno a 380 milioni di dollari. Al momento i portavoce delle società coinvolte non hanno rilasciato alcuna dichiarazione.

Steve Jobs ed Eric Schmidt
Steve Jobs ed Eric Schmidt