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Con Phil Schiller finisce l’epoca dei cavalieri di Steve Jobs

Va in pensione (o quasi) il capo mondiale del marketing di Apple. Il ricordo di Phil Schiller di questo cronista è stata una intervista uno-a-uno per un quotidiano economico e finanziario italiano oramai tre lustri fa. Mentre un Tim Cook praticamente sconosciuto ai più e assolutamente restio ad affrontare la stampa o le platee aveva l’incarico di ceo protempore di Apple (Steve Jobs era nel primo dei congedi per motivi di salute che avrebbero portato alla sua scomparsa alla fine del 2011), Schiller “copriva” la parte visibile dello show.

Forse il dirigente di Apple non avrebbe mai più avuto un ruolo così centrale, nonostante la sua lunghissima storia in Apple. Entrato a 27 anni nell’orbita di Jobs, ha lavorato sia per Next che per Apple dove ha sostanzialmente avuto una funzione chiave nella gestione delle relazioni internazionali soprattutto per quanto riguarda la parte dei prodotti: sono state decine e decine le presentazioni dove Schiller, prima come “inviato speciale” di Steve Jobs e poi di Tim Cook ha fatto l’uomo sul palco che presenta i nuovi prodotti, li spiega, si dilunga indicandone le caratteristiche.

È stato Schiller a lungo quello che ha coperto più metri di passeggiata sullo stage del Moscone Center e poi degli altri luoghi in cui Apple organizza i suoi eventi, davanti ai vip, ai giornalisti, agli sviluppatori (si veda questa galleria di immagini realizzata alla WWDC 2013).

Phil Schiller festeggia insieme agli sviluppatori della WWDC e ai Vampire Weekend
Phil Schiller

E di lui si conoscono le passioni forti, il carattere solido, la struttura fisica non slanciata che negli anni si è appesantita sempre di più. E poi le passioni per la fotografia – tanto da farne quasi un fatto personale durante la presentazione delle varie macchine fotografiche – e per le auto sportive, che possiede in buona quantità visto anche il ragguardevole patrimonio personale accumulato dopo una vita passata fedelmente ai vertici di Apple.

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Un maresciallo fedele

Possiamo dire tante cose di Phil Schiller tranne di non essere stato fedele ad Apple, e per lui Apple è stata Steve Jobs e non solo. Dopo l’uscita di scena del creatore della casa di Cupertino, infatti. Schiller è rimasto ben saldo vicino al centro del potere e si è trovato dalla parte opposta della barricata rispetto a Scott Forstall, il giovane delfino di Jobs che è stato estromesso con un blitz notturno (o quasi) da Cook e soprattutto da Jony Ive, il designer di Apple adesso ritirato.

(qui sopra nel video di Macitynet: Schiller risponde alla prima chiamata “pubblica” di iPhone al MacWorld San Francisco 2007)
Con Phil Schiller finisce l’epoca dei cavalieri di Steve JobsQui sopra Phil Schiller, Steve Jobs, Giuseppe De Maso Gentile, Jon Rubinstein, Settimio Perlini al MacWorld San Francisco 2004.

Schiller, di cui si sa pochissimo, è nato vicino a Boston e si è laureato in biologia in quella città, ha studiato brevemente lingue, lavorato per Macromedia e altre aziende nella SIlicon Valley dopo essere stato analista programmatore all’ospedale cittadino di Boston. Per Apple è stato uno degli architetti del successo dell’azienda. Ascoltatissimo da Steve Jobs (in uno scambio di email tra i due ad esempio viene deciso che sarà il 30% la tassa da far pagare agli sviluppatori che mettono le app sullo store dell’azienda) è anche indicato come uno dei “mandarini” che hanno contribuito a creare un clima particolarmente competitivo dentro Apple.

Come non ricordare ad esempio il famoso “salto” che Schiller fa da una struttura soprelevata su “ordine” di Jobs, nel MacWorld di New York del 1999?

Oppure le varie altre volte in cui Schiller fa sostanzialmente da spalla per gli interventi più leggeri di Jobs durante la presentazione dei prodotti?

È un ruolo, metà scherzoso e metà serio, che adesso è stato ripreso da Tim Cook e da Craig Federighi, anche se quest’ultimo in Apple ha sempre più spazio e capacità di muoversi. Il repentino “pensionamento” del sessantenne Phil Schiller, che le maldicenze indicano essere un siluramento, è stato invece programmato da tempo e soprattutto avviene nel senso della continuità. Schiller rimane a capo di due aree aziendali strategiche (proprio quelle per cui sarebbe stato “silurato”, secondo maldicenze di siti di gossip digitale inaffidabili) e soprattutto vede il suo numero due prendere il suo posto, cioè Greg Joswiak.

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Il passaggio del testimone

L’intervista del vostro cronista, di molto tempo fa, fu lunga e interessante. Ne rimane, al di là di quel che venne detto, la sensazione di aver incontrato una persona genuinamente disponibile e gioviale, empatica e curiosa. Tutt’altra cosa rispetto alla fama di lavoratore e capo implacabile che negli anni è traspirata da Cupertino (soprattutto da parte di chi non ce l’ha fatta a reggere il passo).

Lo sostituisce Greg Joswiak, come detto, che è un’altra figura che il vostro cronista negli anni più recenti ha incontrato varie volte e la cui carriera ha accelerato rapidamente. Sia durante i viaggi negli Usa di chi scrive che durante le visite a Milano di Joswiak, da sempre americano itinerante e attento allo sviluppo delle filiali di Apple, Joswiak è stata una presenza estremamente gradevole e alla mano. Un personaggio di tutto rispetto, con cui è stato possibile fare lunghe chiacchierate off the record sugli sviluppi dei prodotti dell’azienda.

Greg Joswiak, Vice President Product Marketing Phone, iPod e iOS di Apple
Greg Joswiak, in precedenza Vice President Product Marketing Phone, iPod e iOS di Apple, sostiuirà Schiller

È stato Joswiak infatti a gestire il lancio di iPod e di iPhone, per citare due dei lavori di responsabilità che gli sono stati affidati nell’era Jobs, e la sua funzione è sempre stata tutt’altro che sceondaria. È anche il “tecnico” – perché laureato in informatica nel Michigan e molto competente per quanto riguarda la comprensione di quel che sono ingegneristicamente i prodotti dell’azienda – che siede accanto a Craig Federighi, responsabile invece dello sviluppo tecnologico, capace sia di parlare la lingua della tecnologia che quella del marketing e del business.

Con Phil Schiller finisce un’epoca

Il futuro di Apple

Con l’annuncio dell’uscita dall’occhio di bue del palcoscenico di Phil Schiller si chiude un altro pezzetto di un’epoca d’oro, che potremmo definire la Camelot di Apple, con Steve Jobs e i suoi cavalieri della tavola rotonda. Un’epoca che Macitynet con i suoi cronisti ha coperto e accompagnato interamente, registrandone le cronache, i successi, i momenti di crisi, gli errori, i difetti ma anche gli straordinari risultati raggiunti, le accelerazioni improvvise, la capacità costante di innovare, le grandi intuizioni e la sostanziale diversità che rendono l’azienda un unicum da seguire, differente da tutto il resto del settore.

 

Una buona fetta di tutto questo è stata opera e merito di Phil Schiller, del suo lavoro, della sua visione, delle sue intuizioni (ad esempio, si dice che sia lui l’ideatore della click-wheel, la ghiera cliccabile del primo iPod che sostanzialmente ne definisce l’uso) e della sua passione. Nel ruolo di fellow di Apple porterà avanti un’agenda diversa, forse con un ritmo diverso, ma sarà in compagnia di figure che hanno fatto la storia dell’informatica, come ad esempio Alan Kay, premio Turing e a suo tempo fellow dell’azienda di Cupertino. C’è un futuro, davanti.

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