Home Macity Internet Dipendenti Facebook protestano contro Zuckerberg su Twitter

Dipendenti Facebook protestano contro Zuckerberg su Twitter

La scorsa settimana, dopo l’inizio delle proteste in Minnesota in seguito all’uccisione di George Floyd (l’uomo soffocato da un poliziotto), Donald Trump ha minacciato l’uso della forza. “Quando iniziano i saccheggi, si inizia anche a sparare”, ha scritto Trump, di fatto ventilando l’uso della forza contro i manifestanti responsabili degli atti vandalici, una esternazione che gli è costata una nuova ‘segnalazione’ da parte di Twitter che pochi giorni prima aveva “segnalato” un tweet del Presidente invitando al fact checking.

Il secondo tweet “segnalato” è stato ritenuto contrario alle regole di utilizzo del social network e un’incitazione alla violenza, una mossa che ha rinfocolato lo scontro tra  Casa Bianca e il social network guidato da Jack Dorsey.

Facebook non si è espresso sulla questione fact-checking, una scelta che non è piaciuta a molti dipendenti,  e Zuckerberg ha dichiarato in un’intervista alla emittente ultra conservatrice Fox News che “Facebook non deve essere l’arbitro della verità”.

Dipendenti Facebook usano Twitter per protestare con Zuckerberg che ha deciso di non prendere posizione sul fact checking

Jason Toff, direttore della gestione dei prodotti del social, non ha gradito le parole di Zuckerberg. “Non sono fiero di come si sta muovendo l’azienda e molti colleghi con cui ho parlato la pensano come me. Dobbiamo far sentire la nostra voce”, ha scritto su… Twitter.

La scelta di utilizzare Twitter (concorrente di Facebook) è stata seguita anche da altri dipendenti di Zuckerberg come l’ingegnere Lauren Tan, il responsabile del design per il portale Andrew Crow e il responsabile del team di ricerca e sviluppo Jason Stirman, tutti con parole di disapprovazione.

“Silenzio significa complicità”, ha twittato Tan. “Non esiste posizione neutrale sul razzismo”, scrive Crow. “Censurare informazioni che potrebbero aiutare le persone ad avere una visione completa dei fatti è sbagliato”, scrive Stirman, “ma concedere una piattaforma per incitare alla violenza e diffondere disinformazione non è accettabile”.

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