Home Macity Internet Federighi sul Washington Post: «L'FBI mette a rischio la sicurezza del mondo»

Federighi sul Washington Post: «L’FBI mette a rischio la sicurezza del mondo»

L’FBI vuole togliere quel che ci tiene sempre un passo avanti ai criminali e aprire le porte alla catastrofe mondiale. È questa l’opinione di Craig Federighi, ultimo (in ordine di tempo, non certo di importanza) tra i manager Apple a scagliarsi contro la richiesta dell’FBI di essere aiutata a sbloccare l’iPhone del terrorista di San Bernardino.

Federighi, che è a capo di tutti gli ingeneri che lavorano sul software di Apple, per continuare l’offensiva mediatica e cercare consenso, usa non una intervista ma un articolo pubblicato sul Washington Post, non un giornale qualunque, ma di fatto la “lettura obbligata” di uomini di governo, deputati e senatori americani. Usando il giornale più governativo, nel senso di ascoltato da chi fa governo, negli USA, evidentemente, Federighi vuol spiegare a chi, molto probabilmente, sarà destinato a prendere una decisione strutturale, che andrà al di là della contingenza della causa in tribunale,  quanto cattiva potrebbe essere l’idea di fare una legge che obbligasse le aziende software e hardware a dare accesso ai dati che sono contenuti nei dispositivi elettronici

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«Come capo del software di Apple penso che nulla sia più importante della sicurezza di tutti i nostri clienti – scrive Federighi. – Anche se ci sforziamo di offrire un’esperienza d’uso piacevole con iPhone, iPad e Mac, il nostro team lavora costantemente per restare sempre un passo avanti agli attacchi dei criminali che cercano di ficcare il naso nelle informazioni personali contenute nei dispositivi, e ciò ci espone a rischi ben più gravi della semplice violazione della privacy», che sarebbe in realtà solo la punta dell’iceberg.

«Il telefono – dice Federighi – è un perimetro di sicurezza che protegge la famiglia e i colleghi di lavoro. La nostra infrastruttura vitale, come le reti che distribuiscono energia e gli hub di trasporto, diventerebbero più vulnerabili quando un solo dispositivo personale fosse sottoposto ad un hack. I criminali e i terroristi che vogliono infiltrasi in un sistema e devastare reti di grande rilevanza, potrebbero farlo attraverso l’accesso ad un solo smartphone personale».

Federighi porsegue spiegando concetti già noti e presentati, tra gli altri, anche da Cook: l’FBI vuole riportare indietro l’orologio della sicurezza, andando al 2013 quando c’era iOS 7: «ma quel sistema è stato già scardinato – dice Federighi – da pirati informatici che hanno trovato il sistema di superare una barriera che allora era allo stato dell’arte, ma oggi non è più. In aggiunta questi pirati hanno ora messo in vendita i loro metodi per accedere al sistema operativo e tutti li possono acquistare, anche pirati meno esperti. Quando questa falla che l’FBI vuole creare, fosse stata realizzata, si trasformerebbe in una vulnerabilità che i criminali potrebbero usare per causare la catastrofe per la privacy e la sicurezza di tutti noi»

«Il codice maligno – chiude Federighi – si muove molto velocemente e quando un sofware viene creato per ragioni sbagliate, ha una enorme e crescente capacità di colpire milioni di persone. La corsa alla sicurezza è senza fine; si può essere in testa ma non vincere mai. Le migliori difese di ieri possono non essere in grado di battere un attacco di oggi».

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Federighi si dice deluso dall’FBI, dal Dipartimento di Giustizia e tutti gli altri che si occupano di applicare la legge in quanto stanno praticamente cercando di portare Apple ai livelli del 2013, annullando tutti i progressi fatti negli ultimi tre anni nel campo della sicurezza dei dispositivi. Di fatto – torna a ripetere – si sta chiedendo ad Apple di creare uno speciale software che sia in grado di aggirare le protezioni dei dispositivi iOS, creando così intenzionalmente quella vulnerabilità che da sempre invece la società combatte.

«Le migliori difese di ieri non sono in grado di respingere gli attacchi di oggi e di domani» prosegue «ecco perché lavoriamo costantemente anche sotto questo fronte. Sono diventato un ingegnere perché credo nel potere della tecnologia, in grado di arricchire la nostra vita. I grandi software hanno il potenziale di poter risolvere i problemi umani e possono diffondersi in tutto il mondo in un batter d’occhio. Allo stesso anche un programma nocivo si muove altrettanto rapidamente: se viene creato per una ragione sbagliata, si ha tra le mani la possibilità di danneggiare milioni di persone in un solo colpo».

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