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GPT di OpenAI dentro Microsoft Bing, la guerra per le risposte giuste

C’era solo da aspettarselo: la mossa più logica, (come abbiamo raccontato qui), che potesse essere fatta. Mettere una intelligenza artificiale di tipo conversazionale dentro il suo motore di ricerca Bing. Perché farlo, direte voi? Ci sono vari motivi. Cominciamo con quello che abbiamo chiesto proprio all’intelligenza artificiale in questione: per quale motivo questo potrebbe succedere?

Dopo essersi schernita (“Mi dispiace, ma non sono in grado di fornirti informazioni sui piani futuri di Microsoft riguardanti l’utilizzo di OpenAI GPT o di qualsiasi altra tecnologia”) l’intelligenza artificiale si sbilancia e fornisce un po’ di informazioni utili.

La prima è introduttiva e forse la più logica, ma serve anche da contesto per noi: “OpenAI GPT (Generative Pre-trained Transformer) è un modello di linguaggio artificiale molto potente che è stato addestrato su una grande quantità di dati di testo per comprendere il significato delle parole e delle frasi e per generare testo in modo coerente e naturale”. Questo si traduce in un passaggio molto semplice: introdurre una AI conversazionale dentro un motore di ricerca “Potrebbe essere utilizzato in un motore di ricerca per migliorare la comprensione del linguaggio naturale delle query degli utenti e fornire risultati di ricerca più accurati e pertinenti”. Quindi un modo per avere dei dati in entrata (la richiesta degli utenti) più chiari, cosa che permette di ricevere ovviamente risposte migliori.

In realtà ovviamente OpenAI GPT è solo una delle molte tecnologie che possono essere utilizzate per migliorare i motori di ricerca e che qualsiasi decisione sull’utilizzo di questa o di altre tecnologie dipende dai piani aziendali e dalle strategie di Microsoft. Chiarito questo, ci sono un po’ di considerazioni da fare.

Cambia tutto, molto velocemente

Come abbiamo scritto anche in passato, sta cambiando tutto e sta avvenendo molto velocemente. Praticamente gli ultimi 40 giorni del 2022 sono stati una rivoluzione che ha bruciato tutto quello che abbiamo visto nei 325 giorni precedenti. La “messa sul mercato” della AI capace di conversare ha aperto una strada molto diversa da quella che si era intravista precedentemente con le AI specializzate nella creazione di immagini e disegni.

La capacità di interagire in linguaggio naturale ha creato un “effetto oracolo” molto chiaro: quel che dice l’intelligenza artificiale con una certa compiacenza e sussiego deve essere viene preso per oro colato. Ma in realtà tale non è, dato che il modello fa riferimento ad analisi statistiche piuttosto intricate e spesso alimentate con dati imprecisi o con nodi e associazioni fuorviate. Quel che invece sta lentamente avanzando nella mente delle persone è l’idea che sia possibile fare delle ricerche “parlando” (cioè scrivendo e leggendo) con un soggetto semi-senziente.

Questo da un lato sia implica il tentativo delle persone, costante nel rapporto con qualsiasi tecnologia, di antropomorfizzare la macchina (ma prima accadeva anche con gli animali e gli elementi naturali, come tutta la mitologia dimostra), sia il bisogno di avere informazioni in maniera sintetica. Non è tanto la precisione della comprensione della domanda a fare la differenza. Invece, lo è il fatto che la risposta che arriva è una sintesi. Anziché avere duemila siti da guardare, arriva una risposta sintetica che può essere infinitamente espansa come una specie di frattale di parole. Una modalità di relazione che richiede una capacità nel fare domande, più che nel setacciare e nell’interpretare le risposte (come accadeva prima con i risultati di Google).

Microsoft studia l’integrazione di ChatGPT con Bing
Sam Altman, CEO di OpenAI e Satya Nadella, CEO di Microsoft. Foto: Microsoft.

La guerra per le risposte giuste

C’è da immaginare come possa cambiare tutto se l’interfaccia diventa quella di un rapporto con un’entità capace di fare il riassunto di qualsiasi cosa, per quanto in maniera tendenzialmente pedante. Scompare la serendipity e sembra di sfogliare un incrocio tra Wikipedia e Quora, certamente. Tuttavia, a sapere come muoversi si possono affondare le mani in maniera diversa dentro quello spaventosamente enorme contenitore della conoscenza che è il blob di parole digitalizzate dentro a Internet.

Per questo la mossa di Microsoft è così importante. Microsoft e OpenAI sono certamente due aziende indipendenti, tuttavia hanno alcune partnership e collaborazioni. Facciamo un passo indietro: OpenAI è un’organizzazione di ricerca sull’intelligenza artificiale fondata da Paul Allen, il cofondatore di Microsoft assieme a Bill Gates (scomparso pochi anni fa) e da altri investitori. OpenAI si concentra sulla ricerca e sullo sviluppo di tecnologie di intelligenza artificiale avanzate, come ad esempio i modelli di linguaggio artificiale Generative Pre-trained Transformer (GPT).

Microsoft ha collaborato con OpenAI in diversi progetti, come ad esempio la creazione di GPT-3, uno dei modelli di linguaggio artificiale più grandi e potenti mai sviluppati. Microsoft ha anche fornito supporto a OpenAI attraverso Azure, la piattaforma cloud di Microsoft, che viene utilizzata da OpenAI per l’addestramento e l’esecuzione dei suoi modelli di intelligenza artificiale. Il rapporto è vicinissimo e molto, molto distante da quello che ad esempio potrebbe avere OpenAI con Google o con Amazon e Ibm (gli altri grandi player del settore).

Inoltre, Microsoft ha annunciato nel 2020 che avrebbe investito 1 miliardo di dollari in OpenAI per sostenere lo sviluppo di tecnologie di intelligenza artificiale etiche e responsabili. Questo investimento rappresenta un impegno a lungo termine da parte di Microsoft per sostenere la ricerca sull’intelligenza artificiale e per collaborare con OpenAI per promuovere l’adozione responsabile di questa tecnologia.

Il ritorno di Bing

Il motore di ricerca di Microsoft è sempre stato una specie di piccolo divertimento, anche se redditizio. In realtà è uno sforzo tecnologico immane ed estremamente costoso, ma nessuno lo immagina come un vero avversario per Google. Almeno, fino a ora. Infatti, un potenziamento di “intelligenza” dentro Bing potrebbe mettere fuori gioco l’arma principale che Google detiene per fare buona parte del suo fatturato, e cioè il tracciamento degli utenti attraverso le sue funzioni di ricerca.

Queste ultime settimane del 2022 hanno probabilmente cambiato la traiettoria di Internet per sempre. Vedremo nei prossimi uno-due anni quali saranno le conseguenze. Non si tratta di avere miracoli o fantascienza, ma di una nuova tecnologia adesso usabile che verrà rapidamente addomesticata sino a scomparire, come è scomparsa dalla nostra consapevolezza ad esempio la tecnologia che fa mettere a fuoco gli occhi nei visi quando si scatta una foto con il telefonino o che scontorna l’immagine in primo piano creando uno sfocato “naturale” con un obiettivo con moltissima profondità di campo.

Vedremo cosa succederà quando si potrà dialogare con il motore di ricerca e quando anche i concorrenti di Bing (e gli assistenti digitali, ovviamente) saranno in grado di fare altrettanto. Le cose si stanno facendo molto interessanti. L’impatto sarà molteplice, a strati, a partire dall’economia dell’attenzione per il lato dell’utent*, ma soprattutto per quanto riguarda **pubblicità e seo** dal punto di vista dei produttori di siti web e delle aziende.

Tutte le notizie che parlano di Intelligenza Artificiale sono disponibili a partire da questa pagina di macitynet.

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