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I migliori libri di filosofia per il nuovo mondo digitale

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La Grande Trasformazione introdotta dal digitale crea una discontinuità con la vita precedente superiore a quanto fecero a suo tempo le rivoluzioni industriali o le altre lente rivoluzioni che cambiarono il corso della storia umana: dall’invenzione delle metropoli e della democrazia a quella della stampa a caratteri mobili.

Per questo, per capire in quale direzione stiamo andando, sballottati sia dall’intensità che dalla velocità del grande cambiamento, serve almeno una introduzione al pensiero più strutturato di filosofi e pensatori critici, capaci di capire cosa sta succedendo e immaginare quali saranno le conseguenze per noi.

Serve una conoscenza della conoscenza. Partendo da un presupposto: la conoscenza non può essere un attrezzo prefabbricato che interpreta la realtà, uno schema che garantisce un risultato a prescindere, eliminando qualsiasi incertezza. Anzi, la conoscenza della conoscenza, cioè la filosofia, è piuttosto uno strumento per generare interpretazioni il più possibile pertinenti in relazione al contesto in cui ci troviamo a essere. Senza nessuna garanzia. Come è la vita, del resto.

Qui trovate tutti gli articoli con i Migliori libri di Macity raccolti in un’unica pagina.

migliori libri guida


L’etica del viandante

Orientarsi nella complessità. Trovare il proprio spazio. Un grande filosofo contemporaneo, Umberto Galimberti, articola la sua soluzione. L’Occidente ha due radici: il mondo greco e la tradizione giudaico-cristiana. Per quanto dischiudano orizzonti completamente diversi, entrambi descrivono un mondo dotato di ordine e stabilità. Ma noi viviamo nell’età della tecnica. È finito l’incanto del mondo tipico degli antichi. È finito anche il disincanto dei moderni, che ancora agivano secondo un orizzonte di senso e un fine. La tecnica non tende a uno scopo, non apre scenari di salvezza, non svela la verità: la tecnica funziona. L’etica, come forma dell’agire in vista di fini, celebra la sua impotenza. Il mondo è ora regolato dal fare come pura produzione di risultati.

L’unica etica possibile, scrive Umberto Galimberti, è quella del viandante. A differenza del viaggiatore, il viandante non ha meta. Il suo percorso nomade, tutt’altro che un’anarchica erranza, si fa carico dell’assenza di uno scopo. Il viandante spinge avanti i suoi passi, ma non più con l’intenzione di trovare qualcosa, la casa, la patria, l’amore, la verità, la salvezza. Cammina per non perdere le figure del paesaggio. E così scopre il vuoto della legge e il sonno della politica, ancora incuranti dell’unica condizione comune all’umanità: come l’Ulisse dantesco, tutti gli uomini sono uomini di frontiera. Oggi l’uomo sa di non essere al centro.

L’etica del viandante si oppone all’etica antropologica del dominio della Terra. Denuncia il nostro modello di civiltà e mette in evidenza che la sua diffusione in tutto il pianeta equivale alla fine della biosfera. L’umanesimo del dominio è un umanesimo senza futuro. Il viandante percorre invece la terra senza possederla, perché sa che la vita appartiene alla natura. Così ci guida Galimberti: “L’etica del viandante avvia a questi pensieri. Sono pensieri ancora tutti da pensare, ma il paesaggio da essi dispiegato è già la nostra instabile, provvisoria e incompiuta dimora”.

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Essere digitali

Il primo grande libro di divulgazione della filosofia del futuro è quello del creatore del Media Lab del Mit di Boston, Nicholas Negroponte. Pubblicato a fine anni Novanta ma ancora attualissimo, questo libro riguarda il confronto generazionale e l’abisso che separa generazioni apparentemente conseguenziali ma totalmente differenti tra di loro a causa dell’avvento del digitale che, nel corso di venti anni circa, ha totalmente modificato gli stili di vita dell’umanità allontanando i punti di vista tra genitori e figli.

Il libro è nato, perciò, con lo scopo di rendere noto ciò che è considerato ignoto alle generazioni nate e cresciute senza la presenza di Internet; generazioni che finiranno per imparare da quelle successive. Per esplicare in maniera semplice questo cambiamento, in una delle interviste sostenute, Negroponte parla di bit ed atomi per descrivere la rivoluzione digitale della nostra epoca. Un bit in ambito digitale ha la stessa valenza di un atomo con la differenza che, se un atomo “sottratto” crea un vuoto, per ogni bit “sottratto” ve ne è sempre uno che rimane.

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Etica dell’intelligenza artificiale. Sviluppi, opportunità, sfide

La voce lucidissima e fondamentale (troviamo altri due libri a cui ha collaborato in questa lista) del grande filosofo romano che insegna nel Regno Unito e guida i pensatori al cuore di Bruxelles e dell’Unione europa. Un libro molto importante ed estremamente chiaro.

Istruzione, commercio, industria, viaggi, divertimento, sanità, politica, relazioni sociali, in breve la vita stessa sta diventando inconcepibile senza le tecnologie, i servizi, i prodotti digitali. Questa trasformazione epocale implica dubbi e preoccupazioni, ma anche straordinarie opportunità. Proprio perché la rivoluzione digitale è iniziata da poco abbiamo la possibilità di modellarla in senso positivo, a vantaggio dell’umanità e del pianeta. Ma a condizione di capire meglio di cosa stiamo parlando. È cruciale comprendere le trasformazioni tecnologiche in atto e uno dei passaggi oggi fondamentali è quello dell’intelligenza artificiale, della sua natura e delle sue sfide etiche, che Luciano Floridi affronta in questo libro, offrendo il suo contributo di idee a un quanto mai necessario sforzo collettivo di intelligenza.

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Intelligenza artificiale. L’uso delle nuove macchine

Mentre la rivoluzione di ChatGPT bussava alle nostre porte, sull’immediatezza della cronaca Luciano Floridi assieme a Federico Cabitza, faceva uscire questo snello ma importante libro sull’intelligenza artificiale all’interno di una nuova serie di saggi commissionati dall’Università Bicocca di Milano. Partendo in modo non banale e da lontano.

Una sera d’autunno del 1998, nell’Aula Magna dell’Università degli Studi di Milano, Carlo Maria Martini presentava con trepidazione il tema della decima Cattedra dei non credenti, dal titolo “Orizzonti e limiti della scienza”. Martini esprimeva il desiderio di ascoltare da persone coinvolte in vario modo nell’impresa scientifica come vivessero le frontiere della loro conoscenza. Cercava una riflessione che si collocasse sull’orlo della scienza, una testimonianza sul conoscere al limite del non conoscere e sul credere al limite del non credere.

La nuova edizione della Martini Lecture Bicocca vuole raccogliere l’eco di quella trepidazione. Luciano Floridi, una delle voci più autorevoli della filosofia contemporanea, e Federico Cabitza, tra i maggiori esperti di intelligenza artificiale, ci aiutano a scrutare un orizzonte che sembra sconfinato, ma davanti al quale ci si sente smarriti. Mentre si celebrano le “magnifiche sorti e progressive” dell’intelligenza artificiale una domanda si fa pressante: concorrerà alla costruzione di una nuova umanità o a un ecosistema nel quale l’uomo sarà ai margini?

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I sette saperi necessari all’educazione del futuro

Il tema dell’intelligenza artificiale è una rivoluzione ma al tempo stesso fa parte di un più ampio fenomeno che i grandi pensatori avevano già inquadrato e stavano analizzando (cosa che continuano a fare). Un aspetto sopra tutto: come si educano le persone al futuro? Edgar Morin ha delle risposte fondamentali.

Come considerare il mondo nuovo che ci travolge? Su quali concetti essenziali dobbiamo fondare la comprensione del futuro? Su quali basi teoriche possiamo appoggiarci per vincere le sfide che si accumulano? Edgar Morin che ha consacrato gran parte della sua opera ai problemi di una “riforma del pensiero” e di una conoscenza adeguata, propone qui sette saperi “fondamentali” che l’educazione dovrebbe trattare in ogni società e in ogni cultura.

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Educazione e globalizzazione

Altro libro fondamentale. Gianluca Bocchi e Mauro Ceruti, fra i maggiori protagonisti del dibattito contemporaneo sul significato profondo delle rivoluzioni in atto nelle scienze biologiche e umane, e sulle loro conseguenze per la vita dell’uomo, offrono a tutti coloro che sono impegnati a vario titolo nei processi formativi, in particolare a insegnanti e studenti, una chiave per pensare la riforma della scuola nella nuova prospettiva creata dal fenomeno della globalizzazione.

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Generazione 2.0. Chi sono, cosa vogliono, come dialogare con loro

Cerchiamo di capire meglio, con questo libro di Federico Capeci, il divario che il digitale apre attorno al normale attrito generato dal ricambio generazionale. Svogliati, incompetenti, senza valori, senza mordente: così vengono spesso descritti i nostri giovani. E poi c’è il web: che li distrae, li impigrisce, li allontana dalla vita reale e annichilisce le loro relazioni.

Questo libro la vede in modo diverso. Partendo da una ricca mole di dati, frutto di più di 15.000 interviste, l’autore propone una lettura del binomio giovani-web che, oltrepassando gli stereotipi, interpreta e riconosce l’originalità, le capacità, i valori e l’entusiasmo di un’intera generazione. Una generazione che si è costruita la sua identità nel mondo digitale, anzi nel partecipativo e collaborativo web 2.0.

E allora, che cosa hanno portato nelle vite di questi ragazzi i social network, i blog e i forum? Come ne hanno influenzato i tratti, le relazioni e le abitudini? Come cambia la semantica del loro linguaggio? E come si può dialogare con loro? Socialità, Trasparenza, Immediatezza, Libertà, Esperienza (in una parola: S.T.I.L.E.) sono gli elementi chiave che i genitori e le Istituzioni, il mondo della formazione e le imprese dovrebbero adottare per capirli e coinvolgerli. È una generazione nata dalle ceneri delle certezze delle generazioni precedenti, in debito di fiducia e opportunità; eppure, a dispetto di tutto ciò – ci sfida l’autore ha i talenti giusti per il tanto invocato cambio di rotta del nostro Paese.

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Nativi digitali

Altra interrogazione su cosa siano i giovani di oggi, tra novità e tecnologia condotta da Paolo Ferri. Media digitali e comunicazione interattiva sono i fenomeni più eclatanti del mutamento sociale e dell’industria culturale all’inizio del nuovo millennio. Oggi gli iPad, gli eBook, così come gli smartphone, e i Tablet Pc, sempre connessi a Internet, assediano ogni giorno più da presso il regno della carta stampata gutenberghiana. Ma la nuova cultura digitale, cioè l’affermarsi di uno stile comunicativo orientato all’interazione, alla produzione di contenuti e alla condivisione, è stata accompagnata, durante gli ultimi ventanni, dall’affacciarsi sulla scena di una nuova forma evolutiva dell’Homo sapiens: il “nativo digitale”.

Chi sono i nativi digitali? Come comunicano? Come si relazionano al sapere? Nati e cresciuti all’ombra degli schermi interattivi, i Nativi sono simbionti strutturali della tecnologia, e le protesi tecnologiche che utilizzano dall’infanzia sono parte integrante della loro identità individuale e sociale. Fin da piccoli videogiocano, hanno un blog, e comunicano sui social network come Facebook o My Space. E con questa specie in via di apparizione che dovremo confrontarci noi immigranti digitali. Non sono nuovi barbari… Sono i nostri figli e sono, semplicemente, diversi.

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Pensare l’infosfera. La filosofia come design concettuale

Il primo libro “importante” di Luciano Floridi, capace di attrarre l’attenzione su un pensiero che oggi è quanto più attuale e necessario. La filosofia pone domande, ma porre domande non è la cosa più importante, bisogna porre quelle giuste al momento giusto per avere risposte significative e corrette. La filosofia è un’impresa costruttiva in cui l’analisi delle domande aperte è il terreno preparatorio per il design di risposte soddisfacenti.

La filosofia è necessaria per ripensare ciò che si può definire progetto umano. E la filosofia evolve come evolve l’umanità. Oggi l’indagine filosofica non può prescindere dalle tecnologie digitali che influenzano e formattano la nostra comprensione del mondo e la nostra relazione con esso. È in corso una rivoluzione, ma il discorso filosofico potrebbe non prendervi parte a meno di riavviare il sistema, proprio come si fa con un computer.

Nell’era “onlife” la filosofia è necessaria per dare senso ai cambiamenti radicali prodotti dalla rivoluzione dell’infosfera, ma occorre che sia davvero buona filosofia per affrontare le grandi difficoltà che abbiamo davanti.

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Internet ci rende stupidi? Come la rete sta cambiando il nostro cervello

La trasformazione digitale ha avviato un cambiamneto profondo, che incide anche sulla nostra mente, dice Nicholas Carr. E ancora non c’era l’intelligenza artificiale. Comunque, ogni giorno navighiamo nel Web, passando da un sito all’altro, a caccia di notizie, documenti, video; controlliamo la nostra casella di posta elettronica, inviamo SMS e non dimentichiamo di inseguire emozioni sui social network più alla moda.

La rete rende più rapido il lavoro e più stimolante il tempo libero ma, mentre usiamo a piene mani i suoi vantaggi, stiamo forse sacrificando la nostra capacità di pensare in modo approfondito? Abituati a scorrere freneticamente dati tratti dalle fonti più disparate, siamo diventati tutti superficiali? Che ci piaccia o no, la rete ci sta riprogrammando a sua immagine e somiglianza, arrivando a plasmare la nostra stessa attività cerebrale.

Con stile asciutto e incisivo, lontano sia dagli entusiasmi degli adepti del cyberspazio sia dai toni apocalittici dei profeti di sventura, Nicholas Carr ci invita a riflettere su come l’uso distratto di innumerevoli frammenti di informazione finisca per farci perdere la capacità di concentrazione e ragionamento.

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Homo technologicus

Questo di Giuseppe Longo è un regalo all’umanità. Tra la nostalgia per i valori della tradizione e un nomadismo identitario ormai privo di memorie e confini, è sempre più evidente l’importanza che ha la tecnologia nel definire la creatura uomo: le macchine si connettono tra loro e con noi, ci assediano, ci invadono, ci pensano, forse ci spiano. Ma l’uomo dovrà proprio arrendersi alle fantasie inquietanti della tecnologia?

Dopo II nuovo Golem, Longo continua il suo percorso presentandoci l’Homo technologicus, ibrido di uomo e macchina, integrato nella rete, probabile protagonista di un futuro artificiale e virtuale, forse candidato all’onniscienza e all’immortalità. Siamo davvero a questa soglia? Solo il futuro può rispondere a questa domanda, ma nelle riflessioni e nei racconti del libro (in cui a fianco dell’argomentazione saggistica riemerge in forme inedite la narrazione, insopprimibile bisogno umano) il lettore troverà spunti per un’analisi disincantata del nostro presente e del destino che ci attende.

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L’economia della complessità di Nicholas Georgescu-Roegen

Un libro molto necessario per capire il pensiero fondamentale di Nicholas Georgescu-Roegen. L’intento di questo volume è infatti consegnare il pensiero di Georgescu-Roegen, matematico ed economista di formazione, alla diretta considerazione dell’indagine filosofica, coerentemente alla convinzione, da egli stesso espressa, secondo la quale “un saggio sulle questioni fondamentali in qualsiasi scienza ha carattere inevitabilmente filosofico”.

L’entità del suo contributo emerge, soprattutto, dalla considerazione delle riflessioni epistemologiche che egli formula proprio dall’interno dell’ economia stessa, animato dalla scoperta dell’inadeguatezza delle ordinarie categorie della scienza. Dal disagio emergente dall’incapacità della scienza economica ortodossa di affrontare e risolvere alcune delle tematiche più pertinenti alla concreta vita economica, tra cui quella ecologica, nasce infatti l’esigenza di un nuovo paradigma epistemologico, inaugurato da Georgescu-Roegen con il nome di bioeconomia.

L’articolato itinerario intellettuale di questo grande pensatore rivela l’apporto, straordinariamente innovativo, che il suo lavoro contiene proprio nella direzione delle tematiche privilegiate dal pensiero della complessità.

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La legge dell’intelligenza artificiale. L’AI Act europeo per trovare un senso nel futuro della tecnologia

Ancora non è uscito ma è molto importante. L’approccio dell’Ue all’Intelligenza Artificiale (AI) è incentrato sull’eccellenza e sulla fiducia, con l’obiettivo di rafforzare la ricerca e la capacità industriale, garantendo nel contempo la sicurezza e i diritti fondamentali dell’individuo e del cittadino.

Il modo in cui ci avviciniamo all’Intelligenza Artificiale definirà infatti il mondo che vivremo in futuro. Per contribuire alla costruzione di un’Europa resiliente e competitiva, i cittadini e le imprese dovrebbero poter beneficiare dei vantaggi dell’AI, sentendosi al contempo sicuri e protetti.

Roberto Viola, che ha contribuito alla stesura del quadro normativo europeo, racconta al giornalista esperto di tecnologia Luca De Biase, i principi che stanno ispirando l’azione europea, le finalità dell’AI Act e gli impatti che avrà nel prossimo futuro sulle nostre vite.

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Smart mobs. Tecnologie senza fili, la rivoluzione sociale prossima ventura

Non sarebbe una lista dei migliori libri di Macity se non avesse un paio di fuori sacco. E certamente non ci esimiamo neanche questa volta. Cominciamo con un piccolo ma importantissimo libro di un giornalista e ricercatore indipendente, Howard Rheingold, che ha riconosciuto per primo l’impatto delle tecnologie mobili sulla nostra società. Da sempre la tecnologia ha distrutto vecchie alleanze per crearne delle nuove. Così è stato anche per l’accoppiamento tra informatica e telematica.

È già in corso la rivoluzione sociale che questo accoppiamento ha prodotto e che forse costituirà l’evento più rilevante del nuovo millennio. Rheingold non solo ricostruisce questo nuovo rinascimento delle tecniche di comunicazione ma individua i rischi di “anime colonizzate” dall’invadenza dei nuovi media. In gioco è la possibilità di andare oltre la “folla solitaria” per avere nuove moltitudini a un tempo accorte, agili, connesse, le “smart mobs” cui allude il titolo, capaci di andare oltre massificazione e isolamento per una maggiore cooperazione tra esseri umani.

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Incantati dalla rete. Immaginari, utopie e conflitti nell’epoca di Internet

Il testamento di un grande giornalista e analista del futuro digitale, purtroppo prematuramente scomparso ben prima di poter vedere la grande trasformazione che aveva immaginato. Ma c’era già tutto. Ecco cosa si chiedeva: il trionfo di Internet prepara una mutazione di civiltà paragonabile a quella innescata dalle rivoluzioni industriali? Paradossalmente, per comprendere la radicalità dei mutamenti, occorre in primo luogo “demistificarli”: non per negarne la realtà, ma per dissipare l’aura mitica che li circonda.

Quando viene presentata come un mostruoso sistema di simulazione che rischia di uccidere la realtà, o al contrario come un meraviglioso “cervello planetario”, la rete appare come un insensato labirinto di specchi. Se, invece, si mettono da parte terrori e speranze, emerge un quadro diverso: niente apocalissi o paradisi, ma non poche trasformazioni rivoluzionarie dall’esito imprevedibile, un’incontenibile proliferazione di rischi ed opportunità.

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I barbari. Saggio sulla mutazione

Infine, ultimo fuorisacco, il saggio di Alessandro Baricco, uscito a puntate sui giornali, che ha avuto la capacità di prevedere e intravvedere il futuro. Dodici anni prima dell’uscita del romanzo The Game, ecco il suo nocciolo. Un viaggio iniziato in 30 puntate sul quotidiano la Repubblica e concluso sulla Muraglia Cinese, con lo sguardo all’orizzonte: stanno arrivando. Sono i barbari che vengono a smantellare la civiltà, pezzo dopo pezzo. Ma poi che ci fanno con tutte quelle rovine? Le calpestano senza smettere di correre o se ne servono per costruire qualcosa di nuovo? Che facce hanno, questi barbari? Come si muovono? Chi sono davvero? E se loro sono loro, noi chi siamo?

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