Jennifer Bailey:«Gli Italiani ameranno Apple Pay: presto disponibile con più banche»

Apple punta molte carte sull'Italia con Apple Pay. Nel nostro paese, dice in una intervista alla nostra testata la manager del sistema, favorisce la diffusione del sistema di pagamenti elettronici la larga presenza di POS contactless. E in arrivo c'è a breve un ampliamento delle banche di supporto.

Apple è fiduciosa: «Gli italiani ameranno Apple Pay». A dirlo a Macitynet, nel corso di una intervista rilasciata alla nostra testata, è Jennifer Bailey, manager Apple e Vice President, Internet Services di Apple Pay, ovvero il coordinatore di Cupertino per il servizio di pagamento elettronico, via iPhone, iPad e Mac.

Parlando nel giorno del lancio nel nostro paese del sistema, la Bailey cita cifre internazionali che dimostrano l’altissimo tasso di gradimento del sistema ma anche dati tutti italiani. «Nel mondo – dice la dirigente della Mela – abbiamo decine e decine di milioni di utenti e con un volume di transazioni che sale senza sosta. Durante l’ultimo anno siamo cresciuti del 450% con un tasso di soddisfazione pressoché assoluto: il 97% degli utenti manifesta apprezzamento verso il sistema».

L’Italia, ci dice la Bailey, non farà eccezione perché da noi l’utilizzo dei pagamenti elettronici al POS è una tradizione assodata storicamente «in più da voi esiste già una solida infrastruttura che è in grado di supportare Apple Pay da subito».

Il riferimento è alla rete di dispositivi di lettura compatibili con gli iPhone e il loro chip RFID: «sono molto diffusi in Italia – aggiunge la manager che dirige i servizi di Apple Pay -; circa il 50% degli esercizi che accetta pagamenti di questo tipo ne ha uno. La percentuale è anche molto più alta nei grandi centri. Questo significa che il sistema è da subito interessante per le banche e anche per gli utenti».

Un aspetto che oggi è, forse, ancora poco chiaro, è proprio il fatto che Apple Pay non funziona solo con i negozi che hanno esposto (fisicamente e virtualmente) il simbolo Apple Pay oppure le grandi catene come UniEuro, Esselunga, Carrefour, Ikea, Lidl e McDonalds,Auchan, Eataly, Ovs, Sephora, i primi negozi che vengono pubblicizzati come “compatibili” con Apple Pay, ma con enorme e capillare rete di negozi medi, piccoli o piccolissimi.

In termini pratici non solo il vostro supermercato sotto casa, probabilmente, già da ora è in grado di accettare Apple Pay, ma un anche il fruttivendolo, cartolaio e persino un edicolante, basta che abbia un POS moderno: «è esattamente così – ci dice Jennifer Bailey -.

In questo momento noi segnaliamo alcuni specifici negozi perché abbiamo lavorato con loro per l’avvio del servizio e  dai quali abbiamo garanzie specifiche che le loro infrastrutture siano pronte e predisposte correttamente e che per questo non disorientano il cliente. Ma qualunque negozio potrebbe accettare Apple Pay: l’unica condizione è che il software del POS sia aggiornato. Ma l’aggiornamento non è un problema. I negozianti possono richiederlo con facilità ai loro fornitori di servizio».

Jennifer Bailey Vice President, Internet Services di Apple Pay

In effetti chi scrive ha potuto constatare presso un bar del centro di Milano, dotato di un normale POS e nessuna predisposizione specifica, che Apple Pay funziona perfettamente sia con iPhone che con Apple Watch. «Usiamo uno standard – abbiamo appreso da Apple nel corso di una sessione tecnica -; non c’è nulla di speciale dal punto di vista del sistema proprietario nell’interfaccia.

La differenza la fa tutto il resto, dalla sicurezza intrinseca (Apple usa tre chip che coopertivamente proteggono i dati del cliente) alla privacy che rispettiamo senza condizioni. Non sappiamo che cosa il cliente compra, quanto spende, quando spende. Passiamo un dato “crudo” all’istituto bancario, gestendo l’autenticazione al massimo livello possibile di sicurezza e con la massima trasparenza, quindi facilitando l’acquisto di beni e servizi, ma non ci occupiamo di tracciare in alcun modo quel che vien comprato nè imponiamo tecnologie proprietarie».

E allora, se è così semplice gestire il sistema ed eventualmente anche aderire ad esso, come mai il servizio parte con un numero così ristretto di banche aderenti? Se, infatti, è vero che Unicredit è il maggior istituto bancario per numero di sportelli del nostro paese, è del tutto evidente che la quota di mercato che è in grado di intercettare è molto piccola rispetto al potenziale italiano. «Pensiamo di essere partiti con grandi partner – ci ha detto ancora Jennifer Bailey – e di offrire fin da subito un servizio molto capillare. Unicredit e Carrefour sono importanti gruppi.

C’è poi Boon che offre carte virtuali che sono disponibili per i clienti delle carte bancarie con il marchio Visa e Mastercard. Ovviamente puntiamo anche a fare meglio e presto avremo accanto a noi anche CartaBCC, ExpendiaSmart, Fineco, Hype, N26, Widiba, Banca Mediolanum e American Express. In tutti i paesi il dispiegamento del servizio è stato fatto progressivamente per dare la migliore esperienza possibile ed ottimizzare i nostri sistemi ed infrastrutture. Serve anche creare una piattaforma di fiducia e di interesse: siamo certi che Apple Pay con la sua semplicità e sicurezza, conquisterà i clienti e il mercato del pagamento elettronico in Italia»

apple pay due anni