Jimmy Iovine, il pensiero differente torna al vertice di Apple

Gli EarPods sono terribili, Spotify non è un granché e gli attuali servizi di streaming musicale sono solo degli aggregatori senza cervello che presto faranno una brutta fine: il nuovo arrivato sembra avere proprio un bel caratterino. Chi vi ricorda?

il nuovo Steve Jobs

Jimmy Iovine non è certamente il nuovo Steve Jobs in fatto di visionarietà e intuizione sulla tecnologia, ma per quanto riguarda l’anticonformismo e la capacità di essere irriverente non ha molto a che invidiare al fondatore di Apple. Parte da questo prosupposto un interessante articolo pubblicato oggi dal New York Times e che fa una raccolta di alcune delle  prese di posizione più interessanti degli ultimi tempi, frasi che contribuiscono a disegnare il profilo del fondatore di Beats e ora manager Apple.

In passato Iovine non ha mancato, ad esempio, di lanciare anche qualche stoccata a quella Apple che oggi venera quando ha criticato gli «i terribili auricolari inclusi nella confezione dell’iPhone.  Ti guardi un film come Apocalypse Now con l’audio in cuffia, e l’elicottero suona come una zanzara. Ma Iovine ha avuto qualche cosa da dire anche su HP con cui ha forgiato una partnership per includere alcune delle tecnologie Beats nei computer dell’azienda di Palo Alto «E’ solo un matrimonio di convenienza che verrà risolto quando il contratto sarà scaduto. Abbiamo fatto questo patto solo per far ingelosire Dell e costringerli a fare computer che offrano un suono migliore»

Iovine spara a zero anche su due delle leggi della Silicon Valle, matematica e logica, intorno a cui sono costruiti tutti i servizi informatici e che sarebbero inadatte a governare la musica: “Quelle misteriose formule matematiche che determinano i risultati di ricerca su Google e Facebook non dovrebbero essere usate all’interno di una forma d’arte come la musica. Gli algoritmi non possono fare il lavoro da soli: una selezione umana che lavori costantemente nelle retrovie è essenziale. Spotify dovrebbe avere 10 milioni di utenti paganti soltanto in America, invece quella cifra riguarda tutti quelli sparsi nel mondo”.

Iovine ricorda Jobs quando parla di Beats e delle sue quote di mercato.  «Non abbiamo speso neanche un dollaro per il marketing durante i primi tre anni, basandoci unicamente sull’attenzione dei media, ma nonostante tutto abbiamo raccolto 500 milioni di dollari con le vendite dei nostri prodotti e servizi. Per noi la cosa più importante era fare le cose come dovevano essere fatte. Quando ti occupi di musica non devi guardare quel che fanno gli altri: ciascuno fa la sua corsa»

Nel corso delle ultime ore, lo spirito di Iovine non si è palesato. Intervistato dai media ha preferito glissare dicendo: «ora sono in Apple, non posso dire nulla». Secondo il NY Times, da Apple deve quindi essere già partito un memo su come ci si comporta quando si veste (idealmente) un cappellino con la mela morsicata sopra.

il nuovo Steve Jobs