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L’impatto della Didattica Digitale su docenti e studenti durante l’emergenza sanitaria

Microsoft Italia ha annunciato  i risultati dell’Emotion Revolution Survey, una ricerca realizzata in collaborazione con PERLAB, che si propone di scattare una fotografia sulle emozioni connesse con la Didattica Digitale Integrata (DDI) tra professori e studenti, e riflettere sul futuro dell’Istruzione e della Formazione nel nostro Paese, una volta superata la fase emergenziale.

Se da un lato infatti la DDI è stata indubbiamente fondamentale per garantire continuità ai ragazzi, contribuendo a migliorare sensibilmente le competenze digitali tra studenti e anche tra i docenti, dall’altro è stata anche fonte di stress e stanchezza per entrambe le categorie, segnale questo di come la scuola debba essere in primis un luogo di insegnamento e apprendimento fisico, dove il digitale è uno strumento che non vuole sostituirsi alla didattica tradizionale ma integrarsi per un approccio più innovativo, dinamico e trasversale.

Ecco i principali insight emersi:

Vissuto emotivo

L’emozione predominante che accomuna docenti e studenti è senza ombra di dubbio la stanchezza, provata dal 62% degli studenti e dal 44% dei docenti. Tuttavia, se lato studenti prevalgono emozioni spiacevoli come la solitudine (40%) e l’insicurezza (31%), che possono senz’altro avere avuto un impatto negativo sull’apprendimento, lato docenti si sono registrate invece emozioni più positive rispetto allo scorso anno. I dati dell’Emotion Revolution Survey del 2020 avevano evidenziato infatti ansia, insicurezza e disorientamento per la situazione d’emergenza da poco insorta. Le emozioni dei docenti emerse nel 2021 sembrano invece descrivere un nuovo senso di speranza e determinazione nel reagire alle criticità legate all’emergenza pandemica. Dopo un anno di Didattica a Distanza (DaD) e DDI, il 45% dei docenti si dichiara più motivato e il 28% conferma di aver ritrovato nuovo entusiasmo per il proprio lavoro.

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Rapporto con la tecnologia

Il 75% degli insegnanti dichiara un miglioramento significativo nel loro rapporto con la tecnologia, che ha generato notevoli benefici nello svolgimento della professione: l’uso di strumenti digitali ha reso infatti i docenti più motivati (56%), più concentrati (34%) e più soddisfatti in generale del loro lavoro (29%).

Seppur la DaD/DDI presenti molto aspetti positivi, permangono alcune criticità legate all’uso continuativo delle tecnologie. Un uso troppo prolungato del digitale come sostituto della didattica in presenza genera infatti ansia per il 30% dei docenti e stanchezza per il 21%.

Tuttavia, sono sempre più numerosi i docenti che apprezzano l’integrazione degli strumenti digitali nella didattica tradizionale nell’ottica di un’ulteriore evoluzione della DaD, ovvero la DDI: l’88% degli insegnanti reputa infatti che un utilizzo articolato e interattivo della tecnologia attraverso tablet, PC e piattaforme di collaborazione possa potenziare l’apprendimento. L’84% ritiene che le nuove tecnologie rendano la didattica più coinvolgente e riduca il rischio di abbandono scolastico. Strumenti tecnologici come le sintesi vocali, la lettura immersiva e focalizzata, l’utilizzo di molteplici linguaggi iconico-visivi e uditivi sono percepiti come tool in grado di favorire un ambiente d’apprendimento più inclusivo, immediato e coinvolgente, soprattutto per gli studenti con bisogni educativi speciali.

Elvira Carzaniga, Direttore della Divisione Education di Microsoft Italia, ha commentato: ”Durante la fase emergenziale, le piattaforme digitali sono entrate nella didattica in modo dirompente e hanno garantito continuità al sistema scolastico e universitario rispondendo a una necessità specifica: poter fare lezione, in una circostanza, quella dei diversi lockdown, in cui non era possibile trovarsi tutti insieme in un’aula. Lo scenario per il rientro è ancora molto incerto purtroppo, ma scuola e università sono socialità, scambio, comunione ed è indispensabile che possano riprendere in presenza. E nel momento in cui si tornerà tutti sui banchi, potremo trarre un bilancio di quello che è stato questo anno e mezzo e ripensare il futuro del sistema scolastico. Se nulla delle infinite opportunità che il digitale offre sarà rimasto avremo perso tutti: studenti, docenti, famiglie ma anche istituzioni e persino noi, abilitatori di trasformazione digitale. Se invece, come auspico e come la ricerca dimostra, avremo colto come una didattica ibrida, nuova, più collaborativa, flessibile e inclusiva possa arricchire i programmi tradizionali, lo sforzo immane fatto dall’intero ecosistema scolastico e universitario non sarà stato invano”

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