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Analisti «La festa degli smartphone è finita, bisogna cercare altro»

Dopo dieci anni di vendite senza sosta, il mercato degli smartphone, un business da 423 miliardi di dollari, è in discesa. Segnali di un rallentamento erano evidenti da mesi, diventati palesi con Apple che ha registrato il primo declino nelle vendite dopo 13 trimestri di record consecutivi. Tim Cook, spiega Bloomberg, dopo nove anni si trova a dover fare i conti con un mercato che ha smesso di crescere. Dopo la presentazione dei risultati finanziari Apple relativi al secondo trimestre dell’anno fiscale 2016, la società di ricerca Strategy Analytics ha indicato un calo del 3% nelle spedizioni complessive degli smartphone, il primo declino generalizzato in questo settore.

“Non è di aiuto ma mi chiedo per quanto a lungo la festa andrà avanti” dichiara David Hsu, professore di gestione di impresa alla Wharton School University of Pennsylvania che segue l’andamento del mercato. Con i consumatori che aggiornano i loro dispositivi con minore frequenza e nuovi acquirenti difficili da trovare, i produttori di telefoni sembrano condannati a subire un declino nelle vendite simile a quello lamentato dai produttori di PC. L’industria non ha trovato il prossimo mercato di riferimento, quello che dovrà occupare il posto degli smartphone, come accade ai tempi di iPhone e simili, oggetti che tutti si misero a inseguire, mandando in disgrazia il mondo dei PC.

Mercato smartphone

Qualcuno sta già provando a guardare in nuove direzioni: robot, auto, visori per la realtà virtuale e dispositivi per l’internet delle cose, gadget che, si spera, potranno scatenare l’interesse dei consumatori diventando tecnologie mainstream.

Prima che questo accada, potrebbero essere necessario sopravvivere ad anni di magra; lo sanno bene aziende come Sony (che ha riportato perdite nell’ultima trimestrale per via delle inferiori richieste di sensori per le immagini), o produttori di display quali Sharp o di memorie quali SK Hynix. Fornitori di componenti hanno indicato al mercato un “indebolimento” nella domanda, segno che il settore nel suo complesso è meno interessato di un tempo ad alcune tipologie di dispositivi.

I dirigenti di grandi aziende del settore affermano che il mercato si può rivitalizzare, spiegando che molti utenti di smartphone usano ancora vecchi device non in grado di sfruttare i vantaggi delle connessioni di nuova generazione. Qualcomm spiega ad esempio che solo il 16% dei telefoni in circolazione può accedere a reti 4G LTE e giacché quotidianamente le persone usano i loro dispositivi, c’è l’esigenza di rimpiazzarli con device di nuova generazione. Anche Qualcomm nel frattempo guarda per sicurezza ad altro (-19% il calo nell’ultimo trimestre) con investimenti nei settori drone, smart car e oggetti connessi per la casa. Il business in questione ha generato oltre 2,5 miliardi di dollari quest’anno, ma rappresenta solo l’11% delle entrate previste dall’azienda.

Apple cerca di contrastare il declino nelle vendite di iPhone con servizi quali iCloud, Apple Music e App Store. I margini di profitto sono buoni e le entrate da questi settori sono cresciute del 20% nel secondo trimestre. I servizi nel loro complesso rappresentano il 12% delle vendite dell’azienda. La Mela sta ovviamente esplorando nuove strade. Come noto, si dice stia lavorando segretamente a una sua auto a guida autonoma, ma anche a nuove proposte per l’entertainment e l’informazione, servizi da abbinare ai propri smartphone.

Samsung, sulla falsariga di Apple e altri, esplora nuovi mercati, in particolare i gadget per la realtà virtuale e i dispositivi per l’Internet delle Cose. Un po’ tutti guardano con interesse a questo settore; Strategy Analytics afferma che saranno cinque miliardi gli “oggetti” connessi entro il 2020: un numero enorme rispetto ai 4 miliardi di smartphone. Tuttavia, molti dispositivi IoT costeranno anche pochi dollari e non ci sarà necessità di cambiarli per cinque o dieci anni, diventando dal punto di vista economico un mercato ancora più complesso da gestire rispetto agli smartphone, generalmente sostituiti dopo due o tre anni.

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