NSA: attentati di Parigi favoriti dalla cifratura delle comunicazioni

Secondo l'agenzia di sicurezza USA, senza cifratura dei dispositivi gli attentati di Parigi non sarebbero accaduti. La NSA dimentica però che è anche colpa sua se ha fatto scatenare campanelli di allarme in tutto il mondo e contribuito a far diffondere i metodi di cifratura

Lucchetto

Se non fosse esistita la cifratura delle comunicazioni, probabilmente gli attentati di Parigi non sarebbero accaduti. È Michael Rogers, direttore della National Security Agency (NSA) – l’organismo governativo degli Stati Uniti che, insieme alla CIA e all’FBI si occupa della sicurezza nazionale – a lanciare l’affermazione in un’intervista rilasciata a Yahoo News. L’opinione di Rogers non nasce dalla vicenda di San Bernardino, ma certamente è a essa direttamente correlata, giacché Apple ha fatto della cifratura dei dati uno dei cavalli di battaglia della sua politica commerciale.

Rogers, pur non volendo scendere nel merito della querelle tra gli inquirenti, che vogliono essere aiutati da Apple per entrare nel telefono dell’attentatore, e Apple, che rifiuta («non ho una risposta», ha detto il capo dell’NSA), sembra non avere alcun dubbio sul fatto che comunque la si guardi, i sistemi di protezione dei dati sui cellulari, hanno reso il lavoro dell’agenzia molto più difficile, al punto da avere potenzialmente impedito di avvertire le autorità francesi che stava per accadere un attentato.

«Per alcune delle comunicazioni – ha detto Rogers – sono state usate comunicazioni cifrate e di conseguenza non abbiamo avuto tempo di capire quello che stava accadendo. Se avessimo avuto queste conoscenze, i fatti di Parigi non sarebbero accaduti».

Il capo della NSA sollecitato ulteriormente ha poi proseguito rafforzando il concetto: «È più difficile oggi generare le informazioni che ci servono contro questo tipo di obiettivi? La risposta è sì. Questo dipende in parte dal differente sistema usato dai terroristi per comunicare? La risposta è sì. La cifratura rende la nostra missione molto più difficile? La risposta è ancora sì».

Il direttore della NSA sembra dimenticare però che questi sistemi di cifratura hanno cominciato a diffondersi massicciamente dopo le rivelazioni di Edward Snowden, l’ex tecnico della CIA noto per aver rivelato pubblicamente dettagli di diversi programmi di sorveglianza di massa del governo statunitense e britannico, dimostrando che l’agenzia USA aveva ascoltato senza scrupoli tutto quello che poteva, a dispetto delle leggi e dei trattati internazionali.

La questione dell’integrazione di backdoor accessibili alle forze dell’ordine è stata definita da Snowden “il più importante caso che riguarda la tecnologia del decennio”. Ieri l’ex tecnico della CIA aveva evidenziato lo strano mutismo di Google sulla questione evidenziando che il silenzio significava probabilmente l’appoggio all’iniziativa governativa.

Portavoce di Google si erano inizialmente rifiutati di commentare un articolo di Jessica Guyn che su USA Today aveva citato un tweet di Edward Snowden che riportava: “L’FBI sta creando un mondo dove i cittadini fanno affidamento ad Apple per difendere i loro diritti, anziché il contrario”.

Dopo la polemica scatenata dal tweet di Snowden, il CEO di Google, Sundar Pichai, ha finalmente rilasciato una dichiarazione riconoscendo l’importanza della questione e spiegando che “Forzare le aziende a integrare meccanismi di hacking potrebbe compromettere la privacy degli utenti”.

“Sappiamo” ha detto ancora Pichai, “che le forze dell’ordine e le agenzie di intelligence si trovano ad affrontare sfide notevoli per proteggere i cittadini contro criminali e terroristi. Abbiamo costruito prodotti sicuri per conservare in sicurezza le vostre informazioni e fornito alle forze dell’ordine accesso ai dati solo su ordine dei giudici. Ma questo è completamente diverso da chiedere alle aziende di integrare meccanismi di hacking nei dispositivi degli utenti. Potrebbe rivelarsi un preoccupante precedente”. Su Twitter alcuni utenti hanno evidenziato il “potrebbe” del tweet di Pichai, evidenziando che la sua è ancora una presa di posizione troppo tiepida, rispetto a quanto meriterebbe la questione.

Michael Rogers cifratura delle comunicazioni
Michael Rogers