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OS X 10.9 “Mavericks”, sotto il cofano nuove tecnologie per ridurre il consumo delle batterie

Nel keynote di apertura dell’ultima conferenza per sviluppatori, Apple ha evidenziato il guadagno in termini di durata della batteria che offrono i nuovi MacBook Air con CPU Haswell rispetto agli equivalenti modelli della generazione precedente. Il merito è dei nuovi processori e in particolare di ottimizzazioni specifiche sulle quali Intel ha molto lavorato negli ultimi anni. Sia il consumo in fase di attività che di inattività sono stati migliorati progettando nuovi stati del processore a bassissimo consumo, in cui la CPU consuma solo una frazione di energia rispetto alle modalità idle precedenti. Apple è da parte sua a lavoro su tecnologie che sul futuro OS X 10.9 “Mavericks” permetteranno di migliorare ancora la durata della batteria e altre che allo stesso tempo permetteranno di massimizzare le prestazioni.

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Timer Coalescing
Timer Coalescing raggruppa in modo intelligente le operazioni di basso livello, così la CPU passa più tempo in modalità a basso consumo e risparmia energia senza intaccare le prestazioni o la reattività del sistema

Timer coalescing è il nome della prima tecnologia sotto il “cofano” di OS X 10.9 “Mavericks”, sfruttata quando i portatili funzionano con la sola energia della batteria. Applicazioni per OS X possono richiede costantemente l’esecuzione di alcune operazioni (es. verifica di aggiornamenti software, rinnovo ID client DHCP) e (in modo invisibile per l’utente) richiedere l’attivazione della CPU, l’accesso al disco o alla rete, anche quando non fondamentale.

Le applicazioni non coordinano l’esecuzione di queste operazioni e anche un Mac a riposo può spesso essere costantemente “stimolato”, accedendo al disco o richiedendo l’esecuzione di particolari operazioni alla CPU quando questa è a “riposo” vanificando lo stato idle impostato per ottimizzare la durata della batteria. Con il Timer coalescing di OS X 10.9, il sistema scansiona le richieste periodiche delle applicazioni, respingendo garbatamente “interpellanze” troppo vicine le une dall’altra. Dischi e CPU possono essere interpellate, eseguire simultaneamente operazioni per conto di più applicazioni e tornare allo stato di sleep o idle per un determinato tempo prima che i timer tornino “alla carica” con nuove richieste.

La seconda novità è la memoria compressa, un meccanismo trasparente (per l’utente) che comprime automaticamente gli elementi sfruttati recentemente in RAM, decomprimendoli all’istante quando sono nuovamente richiesti dalle applicazioni. Apple afferma che il ciclo di compressione e decompressione in memoria è più veloce di simili meccanismi che ricorrono o ai dischi rigidi o alle unità SSD, grazie a un algoritmo denominato WKdm. Il sistema permette di liberare costantemente memoria, aumenta la velocità del sistema, riduce la necessità di creare file di swap sui dischi e, di conseguenza, migliora la durata della batteria; e tutto questo nonostante il piccolo incremento in termini di uso della CPU necessario per l’attivazione “al volo” dei meccanismi di compressione/decompressione.

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